Da Il Sole 24 Ore del 13/05/2003

Eurogruppo: una valuta forte è positiva

di Adriana Cerretelli

BRUXELLES - Sdrammatizzare: è questa la parola d'ordine che sembra scaturire dalla riunione dei ministri finanziari dell'Eurogruppo ritrovatisi ieri sera a Bruxelles. Almeno sulla carta però la situazione non potrebbe essere più esplosiva. Da una parte c'è infatti la Germania che, per bocca del cancelliere Gerhard Schröder prima e poi del suo ministro delle Finanze Hans Eichel, confessa senza mezzi termini di non essere in grado, visto il torpore continuato della sua crescita economica, di ottemperare agli impegni assunti nell'ambito del Patto di stabilità. In concreto, niente discesa del deficit sotto il 3% del Pil quest'anno e niente pareggio di bilancio nel 2006. Dall'altra parte l'euro non frena la corsa verso nuovi record, propiziati anche dalla recente decisione della Bce di non toccare i tassi, visto l'ampio differenziale che oggi separa quelli europei (2,5%) da quelli americani (1,25%) non meno che dalle dichiarazioni di Wim Duisenberg circa il livello «non eccessivo» dell'euro. Non c'è dubbio che un eventuale "tradimento" tedesco del Patto di stabilità, combinato con una scelta della casa Bianca di giocare a fondo la carta del mini-dollaro per pompare la ripresa Usa, come è più volte accaduto in passato, finirebbe per mettere in croce Eurolandia e prima tra tutti la Germania che ne è la locomotiva (in panne) e al tempo stesso il massimo Paese esportatore. Non a caso il problema, scottante, è stato dibattuto a lungo ieri sera a Bruxelles dai ministri finanziari europei insieme al presidente della Bce, tra l'altro anche in vista della riunione che alcuni di loro avranno nel fine settimana a Deauville con gli americani nell'ambito del G-7. La volontà comune resta quella di non seminare allarmismo sull'evoluzione del cambio, nella convinzione condivisa da molti che un euro forte non sia necessariamente un "flagello di Dio", visto che si trascina dietro anche effetti positivi su diversi fronti: che si chiamano inflazione, prezzi del petrolio e delle importazioni. E infatti nella dichiarazione sottoscritta ieri sera dall'Eurogruppo si sottolinea come l'euro forte aiuti a mantenere la stabilità dei prezzi e sia in generale positivo per l'economia europea e globale, anche se deve riflettere i fondamentali economici (quindi è bene che non salga "troppo", ndr). È innegabile però che abbia anche conseguenze negative sulla competitività del "made in Europe" e quindi in ultima analisi sul dinamismo di un'economia dai ritmi di crescita asfittici. Tenuto conto, in ogni caso, che l'export incide soltanto per il 14% nella formazione del Pil di Eurolandia e che nella stessa Germania molti grandi gruppi come Bmw e Daimler-Chrysler producono negli Stati Uniti e quindi sono meno esposti delle piccole e medie imprese che invece soffrono il mini-dollaro. Acqua sul fuoco, inoltre, sull'eventualità di un ipotetico divorzio tedesco dal Patto. Il primo a smentirlo con forza ieri sera a Bruxelles è stato lo stesso Eichel affermando che la Germania «farà tutti gli sforzi necessari per riportare il deficit sotto il 3% nel 2004» e sottolineando al tempo stesso che «è sempre stato chiaro che, se la crescita economica fosse scesa sotto l'1%, non avremmo potuto rispettare quest'anno l'obiettivo del 3%». Eichel in sostanza non solo si è dimostrato in sintonia con il commissario Ue competente, Pedro Solbes, che l'ha invitato con fermezza «a portare il disavanzo nominale sotto il 3% l'anno prossimo» ma ha ribadito che «il Governo federale sostiene e rispetta il Patto di stabilità». Come del resto sembra ora deciso a fare il suo collega francese Francis Mer, il cui Governo da qualche settimana non fa che ripetere professioni di fedeltà al Patto mentre si adopera per spingere sulle riforme strutturali e tagliare la spesa pubblica. Nessuno, del resto, facevano notare ieri a Bruxelles in margine alla riunione dell'Eurogruppo, ha mai chiesto alla Germania di scendere sotto il 3% quest'anno dopo il deficit del 3,6% toccato l'anno scorso. L'unica richiesta a Berlino era e resta quella di ridurre il deficit dell'1% nel 2003 e questo obiettivo è stato quasi centrato. Con un tasso di crescita che secondo gli uomini di Solbes quest'anno non supererà lo 0,4% il deficit scivolerà al 3,4% anche per effetto degli stabilizzatori automatici. Il che comunque non impedirà a Berlino di riportarlo sotto la soglia proibita l'anno prossimo, complici la ripresa economica attesa nella secondo semestre, i tagli alle spese ma non il rinvio della riforma fiscale. Quanto al quasi-pareggio del bilancio strutturale, che sarà mancato nel 2006, si vedrà. Anche perché il traguardo oggi non esiste se non come «risultato di una riduzione dello 0,5% annuo appunto del deficit strutturale».

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