Da La Repubblica del 11/05/2003

L'euro argine degli Usa

di Stephen Cohen

E' STATO grazie all’euro e non al diritto di veto che la Francia ha potuto permettersi d’opporsi così spavaldamente agli Usa.
L’euro è un efficace scudo anti-missile politico che ha cambiato gli equilibri internazionali di potere. Che si biasimi o si plauda la presa di posizione francese, il punto è che i francesi hanno valutato di potersi impunemente opporre agli Stati Uniti su una questione di fondamentale rilievo. Tutto merito (o colpa) dell’euro. Prima dell’euro la Francia non avrebbe mai osato tanto.
In assenza dell’euro sarebbe stato relativamente semplice per gli Usa rimettere in riga i francesi senza tanto strepito. Un attacco americano lanciato in sordina — o anche solo ventilato — contro il franco e i mercati finanziari francesi avrebbe risolto la questione, come già più di una volta in passato. Esempio tra i più famosi il 1956, quando Francia e Inghilterra invasero l’Egitto per riconquistare il Canale di Suez di cui s’era impadronito il presidente egiziano Nasser. Eisenhower ne fu indignato. Bastarono un paio di dure dichiarazioni da parte di “Ike”, supportate da qualche voce di corridoio riferita a valute e mercati finanziari e il gioco era fatto. I francesi e i britannici obbedirono al padrone, girarono sui tacchi e si ritirarono immediatamente da Suez.
L’ “unione sempre più salda” verso cui l’Europa gradualmente avanza è un progetto politico, non economico, benché realizzato in larga parte grazie a mezzi economici.
Il primo obiettivo fu creare un’Europa unita per porre fine ai conflitti europei, la Prima e la Seconda guerra mondiale, la guerra di Prussia del 1870. I mezzi furono economici: un mercato comune, o area di libero scambio (che andò in seguito a includere il libero movimento di capitali e di forza lavoro). Dietro l’accordo c’era un patto fondamentale tra Francia e Germania in base al quale la Francia prometteva apertura all’industria tedesca e la Germania sostegno all’agricoltura francese.
Gli obiettivi subirono un’evoluzione col passare del tempo e i traguardi raggiunti. La Francia del dopoguerra non era più una grande potenza, nonostante l’omaggio della carica di membro permanente del Consiglio di sicurezza. Poteva continuare ad agire come nazione potente e indipendente, da Grande nazione quale s’è sempre considerata, solo attraverso un’Europa unita. In piena ottica gollista per restare indipendente e grande la Francia avrebbe dovuto entrare a far parte di un’Europa unificata sotto la leadership politica francese e sostenuta dal potere economico tedesco.
L’interrogativo fondamentale in campo politico internazionale agli occhi dell’élite politica e amministrativa francese è il seguente: Ora che la Guerra fredda è finita e l’Europa non è più soggetta alla minaccia dell’Urss o di altri, come frenare gli Usa? In questa logica l’euro deve diventare un’alternativa, o una valuta di riserva accanto al dollaro. Ciò priverebbe gli Stati Uniti del loro reale soft power e, in misura considerevole, della loro libertà d’azione nell’economia mondiale. In fin dei conti, anno dopo anno, il particolare ruolo internazionale del dollaro consente agli Usa di governare incredibili deficit commerciali e di sfuggire alla disciplina della bilancia dei pagamenti che tiene tutte le altre nazioni sotto controllo. Ciò non fa che dare impulso al talento degli americani di finanziare il potere militare e politico oltre i loro reali mezzi. Un obiettivo primario della politica estera francese ed europea nel prossimo periodo sarà quindi convertire in euro quote delle riserve mondiali di cambio, detenute prevalentemente in dollari. Ovviamente ciò deve avvenire lentamente e con tatto in modo da non precipitare una crisi finanziaria internazionale.
Il valore dell’euro nei confronti del dollaro potrebbe risultarne accresciuto come no, e l’Europa è magnificamente divisa sugli auspici di rivalutazione o di svalutazione della moneta unica. Ma i tassi di cambio, le importazioni e le esportazioni contano fino ad un certo punto, benché tremendamente importanti. Il valore dell’euro non si misura in base alla quantità di petrolio, banane o t-shirt che la moneta unica è in grado d’acquistare in un determinato momento, ma in base alla capacità d’acquisto d’indipendenza politica e potere.

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