Da Il Sole 24 Ore del 29/05/2003

Prodi attacca: «Costituzione deludente»

di Adriana Cerretelli

BRUXELLES - La bozza di Costituzione europea presentata da Valery Giscard d'Estaing è «deludente». La bocciatura di Romano Prodi rimbalza da Atene forte e chiara. «Il progetto manca di visione e di ambizione» denuncia il presidente della Commissione Ue, approdato nella capitale greca nell'ambito dei periodici vertici tra l'Unione e il Canada. Peggio, «rappresenta un passo indietro quando invece l'Europa ha bisogno di andare avanti per evitare la paralisi». Provocando la reazione di Gianfranco Fini, rappresentante del Governo alla Convenzione. «Prodi non deve essere ingeneroso - ha affermato Fini - perché la Convenzione è stata fin qui animata da una forza propositiva». Ma Prodi non si ferma al "j'accuse". Lancia un «appello per risvegliare i membri della Convenzione in quanto non possiamo essere le vittime o gli ostaggi di un testo che non porta soluzioni». E a sottolineare il profondo disaccordo sulla piega che stanno prendendo i lavori della Costituente, ieri a Bruxelles il portavoce della Commissione ha ritenuto opportuno insistere. «Non condividiamo per nulla l'ottimismo di Giscard», ha affermato, contestando l'affermazione del presidente della Convenzione secondo il quale «il terreno delle divergenze non è molto ampio». Siamo nella situazione paradossale in cui «si comincia a discutere sulle virgole quando non si sono ancora affrontate le questioni di fondo. C'è ancora molto da fare e non c'è molto tempo». Insomma, guerra aperta. Doveva risolversi in un dibattito pubblico, arbitri i cittadini europei, il gran duello tra Giscard e Prodi. Ma il disaccordo sulla sede ha finora impedito la singolar tenzone. Da una parte c'è Prodi che accusa il presidium della Convenzione di fare passi indietro, per esempio sul terreno fondamentale dell'estensione del voto a maggioranza, laddove, per esempio, mantiene il sistema attuale dell'unanimità per politica estera e di sicurezza non meno che per la politica fiscale. Dall'altra c'è Giscard che ritorce sull'indifendibilità dell'attuale sistema allargato da 15 a 25, con le presidenze del Consiglio rotanti ogni sei mesi e una Commissione pletorica e per questo condannata all'inefficienza: «Mantenere l'attuale formula significherebbe nei prossimi 10 anni avere 20 presidenti dell'Unione e mai una volta lo stesso». E ha aggiunto ieri Giscard, all'indirizzo di Prodi: «Ma se è lui che non fa che frenare qualsiasi cambiamento». Prodi e Giscard in realtà incarnano lo scontro ideologico e di interessi che tormenta non solo i lavori dei 105 membri della Convenzione ma tutti gli attori coinvolti: Governi, parlamenti nazionali, Consiglio dei ministri, Commissione e Europarlamento. Paesi grandi e medio-piccoli, partner vecchi e quelli nuovi in arrivo dal 1° maggio prossimo. Per la prima volta l'allargamento a 10 nuovi Stati romperà non solo gli equilibri di potere, ma la struttura stessa dell'Unione. Per la prima volta infatti non solo ci sarà la moltiplicazione esponenziale delle eterogeneità all'interno della famiglia, ma i grandi Paesi diventeranno minoranza numerica (pur contando il 70% della popolazione totale) nel mare magnum dei medio-piccoli. Come ricreare una civile formula di convivenza senza violare il principio dell'eguaglianza tra Stati e senza esporre la minoranza dei Grandi al ricatto della maggioranza? E viceversa? Insomma come gestire la democrazia nella nuova Unione? Prodi, insieme al grosso dei Paesi medio-piccoli, insiste sul metodo comunitario. Giscard tende a far pendere la bilancia dalla parte del Grandi. Così per ora sulla questione istituzionale alla Convenzione regna il perfetto disaccordo.

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