Da Corriere della Sera del 09/07/2003

RETROSCENA / La proposta in Commissione di un deputato di Forza Italia introduce l’obbligo delle attenuanti per gli incensurati

Spunta l’emendamento Pepe, che prescrive i processi di Milano

La replica del parlamentare: «Io a Berlusconi e Previti non ho proprio pensato, mi preoccupo di quei cittadini che sbagliano per la prima volta e che si meritano di evitare il carcere. Le leggi si fan

di Giovanni Bianconi

ROMA - Depositato in commissione alla Camera mentre montava la disputa sulla separazione delle carriere dei magistrati annunciata dal premier, l’emendamento è passato quasi inosservato. Ma se dovesse essere approvato sancirebbe l’automatica morte per prescrizione dei processi milanesi contro Previti e Berlusconi, il vero nocciolo della sempre aperta «questione giustizia». E’ l’ipotesi di modifica presentata ieri mattina dal deputato di Forza Italia Mario Pepe, professione medico chirurgo, per integrare la proposta di legge avanzata due anni fa da un gruppo di onorevoli leghisti e ancora in discussione a Montecitorio. La riforma riguarda la concessione delle cosiddette «attenuanti» quando il giudice deve calcolare la pena da infliggere a un imputato, e l’onorevole Pepe propone un nuovo articolo del Codice penale nel quale si prevede che «il giudice attenua il reato, e la pena è diminuita ad ogni effetto penale, quando il colpevole non sia stato condannato per un delitto con sentenza definitiva». Se per caso esistono delle «circostanze aggravanti» del reato, inoltre, la nuova «attenuante» dev’essere dichiarata «prevalente ad ogni effetto penale» sulle altre, e quindi il giudice «fa luogo soltanto alla diminuzione della pena».

Da queste complesse alchimie giuridiche deriva, in pratica, la riduzione obbligatoria della condanna per le persone incensurate. Quella stessa riduzione che, nei processi milanesi, il pubblico ministero ha chiesto di non applicare e che i giudici del dibattimento Imi-Sir/Lodo Mondadori non hanno applicato condannando Previti a 11 anni di carcere. Se l’«emendamento Pepe» fosse già stato legge quella pena non sarebbe stata possibile, e soprattutto il processo (al pari di quello sul caso Sme ancora in corso) sarebbe già prescritto. L’abbassamento della pena, infatti, riduce anche il termine superato il quale l’imputato dev’essere prosciolto perché la giustizia è arrivata troppo tardi.

L’onorevole Pepe, che l’altro ieri ha svolto in aula un accorato intervento a favore dell’indulto, spiega che lui a Previti e Berlusconi non ha proprio pensato. «Io mi preoccupo dei cittadini che sbagliano per la prima volta - dice -, che si meritano di evitare il carcere. Se poi ne dovesse usufruire anche Previti, sinceramente non mi interessa; le leggi si fanno per tutti, non per una o due persone». In effetti la riforma riguarderebbe tutti gli imputati incensurati, non solo l’ex-ministro e il premier, qualora il processo a Berlusconi interrotto dal Lodo ex Maccanico dovesse mai ricominciare. Ma se dovesse passare come l’ha scritta Pepe rappresenterebbe una nuova possibilità che si affaccia nel periodo di sospensione del procedimento Sme, bloccato fino al 3 ottobre prossimo grazie a un’altra riforma approvata dalla maggioranza il mese scorso. Valida anch’essa per tutti gli imputati.

Previti ha chiesto e ottenuto la sospensione del suo processo, e nel frattempo il ministro della Giustizia ha spedito la relazione dei suoi ispettori sul famoso fascicolo 9520 (che secondo l’ex-ministro nasconderebbe prove a sua discolpa) al procuratore generale di Milano Blandini, nel caso voglia avocare l’inchiesta. Proprio ieri un avvocato di Previti ha avuto un «colloquio informale» con Blandini, per avere lumi sui tempi della decisione. I tre mesi di time out, insomma, non stanno scorrendo invano per la difesa dell’onorevole imputato: le iniziative dei suoi legali si sommano a quelle ministeriali e parlamentari, mentre le dichiarazioni di Berlusconi e l’annunciata iniziativa di Bossi sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri rilanciano le polemiche in tema di giustizia.

Nel Transatlantico di Montecitorio, vicino a Pepe che spiega il suo emendamento, compare il guardasigilli Castelli. Il quale, a differenza del capo del governo, si mostra perplesso sulla possibilità di varare quella riforma con una legge ordinaria. «La mia preoccupazione - confessa - è fare norme che poi non siano annullate dalla Corte costituzionale. Quanto alla possibilità di emendare l’emendamento già presentato, dovremo discuterne. Il testo che ora è all’esame del Senato (dov’è prevista una netta separazione di funzioni tra giudici e pm, ma all’interno di un’unica carriera, ndr), è stato cesellato fin nelle virgole per trovare un punto d’incontro tra i quattro i partiti della coalizione. Valuteremo se ci sono le condizioni politiche per andare oltre quel testo».

Il ministro sa bene che An e Udc non sono favorevoli a separare le carriere, e mantiene le sue perplessità sulla «via ordinaria» per introdurre una riforma pretesa dagli avvocati - che hanno scioperato per ottenerla, e sono pronti a nuove azioni di protesta - e osteggiata dai magistrati, i quali hanno scioperato un anno fa contro la proposta governativa che ora Berlusconi vuole modificare in un senso che dal loro punto di vista peggiorerebbe ulteriormente la situazione. Tempi difficili per la giustizia, come ammette Michele Saponara, deputato di Forza Italia e difensore di Previti. «Gli avvocati sono convinti che la separazione delle carriere risolverebbe ogni problema, ma non è così», dice. L’emendamento Pepe, invece, risolverebbe i problemi di Previti e Berlusconi? Saponara allarga le braccia e glissa: «Non ne so niente, davvero».

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