Da La Repubblica del 09/07/2003

Il piano oscuro contro i magistrati

di Giuseppe D'Avanzo

ROBERTO Castelli, il servizievole ministro di Giustizia, annuncia per conto di Bossi la separazione delle carriere dei magistrati. Sì, separeremo le carriere, conferma il presidente del Consiglio ai rappresentanti dei penalisti italiani.

Bene, ma come avverrà questa separazione? Che cosa sarà separato? Si separerà la formazione? Si separerà il concorso d'accesso all'ordine? Si creeranno due ordini? Nasceranno due organi di autogoverno: dall'unico Consiglio superiore della magistratura due Consigli più piccoli, uno riservato alle toghe dell'accusa, l'altro alle toghe dei giudici? Di più. Castelli vuole, promette, annuncia di più. Non due Consigli superiori della magistratura, ma "un pubblico ministero semplice funzionario statale".

Di più, un funzionario che sarà scelto dal "popolo" addirittura. Con una scheda elettorale. Ecco l'annunzio di Castelli: il ministro per le Riforme Umberto Bossi presenterà, "entro due mesi" (a settembre, dunque) un disegno di legge costituzionale che prevede l'elezione diretta del pubblico ministero su base regionale. La Lombardia e i lombardi avranno i propri prosecutor; la Sicilia e i siciliani i loro. Con l'unicità delle carriere e dell'ordine giudiziario, la Lega intende liquidare un altro cardine della Carta Costituzionale: l'obbligatorietà dell'azione penale.

Bisogna prendere sul serio questa insensata folata di progetti e parole in libertà? Roberto Castelli, che già ha conquistato i non prestigiosi galloni di peggiore guardasigilli della storia della repubblica, sa di che cosa parla? L'uomo spesso si confonde, si imbroglia, si imbroda e, dunque, la faccenda poteva concludersi qui se non ci avesse messo lo zampino Palazzo Chigi e il suo inquilino. Che dice Berlusconi? Davvero pensa di separare le carriere in quel modo? Il presidente del Consiglio non smentisce o corregge Castelli e Bossi. Quando tocca a lui, dice testualmente: "Nel documento del semestre italiano è stata inserita sia la riforma dell'ordinamento giudiziario sia la rivisitazione del codice di procedura penale. Dentro l'ordinamento giudiziario c'è un'assoluta separazione delle carriere che presenteremo con un emendamento".

Dio solo sa, che cos'è "il semestre italiano". Se il "semestre italiano" è la presidenza italiana dell'Unione europea, non si comprende che cosa c'entri l'Europa con la riforma dell'ordinamento giudiziario di casa nostra o la nostra procedura penale. Non si comprende che cosa significa "un'assoluta separazione delle carriere". "Assoluta"? Non si comprendono, quale che sia il significato dell'aggettivo "assoluta", i modi di quella separazione che saranno proposti con un emendamento.

Qui, però, l'affare si ingarbuglia, e dire che lo stato delle cose già era confuso. In Parlamento c'è un disegno di legge del governo che riforma l'ordinamento giudiziario. Questo disegno di legge del governo, a un certo punto, non è piaciuto al governo che ha presentato una sua riscrittura sotto forma di emendamento. La riscrittura del disegno originario è stata così ampia che l'emendamento viene ora chiamato dagli addetti "maxi-emendamento". In soldoni, con la nuova versione di riforma, il governo vuole essere certo che la professionalità del magistrato sia valutata costantemente a ogni passaggio di carriera. Secondo un'altra interpretazione, il governo vuole valutare costantemente la deferenza del magistrato al potere politico, eliminando le "teste storte". Quale che sia la ragione, non ha torto il senatore Elvio Fassone a far di conto: "Un magistrato tra il quinto e il quindicesimo anno di servizio ha sulla sua strada cinque concorsi e se è ambizioso li fa. Ma allora quando lavora?" (Sole-24 Ore).

Ora al disegno di legge del governo, già emendato dal governo, si aggiunge un altro emendamento del governo (il secondo) che emenda l'emendamento del governo (il primo). Evidentemente, i concorsi non sono ritenuti più adeguati al controllo della magistratura. Meglio tagliare il nodo di netto, separando le carriere e sottoponendo all'Esecutivo il pubblico ministero e l'azione penale (non più obbligatoria).

E' soltanto un'ipotesi, per carità, perché questo garbuglio governativo, al di là delle ipotesi, rende ragionevoli soltanto due considerazioni. Una combriccola di presuntuosi faciloni, che ha in odio la magistratura, la separazione dei poteri, il principio costituzionale della legge uguale per tutti, minaccia di manomettere l'ordine giudiziario senza avere nessuna consapevolezza della Costituzione, delle necessità della giustizia (come servizio al cittadino), dei delicati equilibri che reggono il processo penale e l'ordinamento giudiziario. Anche se preoccupati dalla catastrofe che la spensierata combriccola può avviare, conviene però attendere che le parole diventino fatti, proposte, disegni di legge prima di prendere sul serio sortite propagandistiche magari strappandosi i capelli. Anche per un altro motivo.

La giornata di ieri, se rilancia molto confusamente l'ansia di vendetta del governo Berlusconi contro la magistratura, ripropone assai nitidamente la profonda divisione politica che attraversa l'esecutivo. Tutti i protagonisti del centro-destra si sono affannati in queste ore a dire che "la verifica" cosa fatta è, ma quando sul tavolo è apparsa la giustizia, nelle forme del delirio lumbard, la fenditura che separa Berlusconi e Bossi da An e Udc è ricomparsa d'incanto come se i giorni, i vertici, i sorrisi, le promesse, gli impegni scritti fossero meno di niente.

Ignazio La Russa, a nome di An, si è incaricato di ricordare ai suoi alleati che è stata predisposta "una riforma molto equilibrata che separa le funzioni (e non le carriere) del pm da quelle del giudice: è il massimo che si possa fare a Costituzione invariata".

"Noi riteniamo - dice La Russa - che, nel campo della giustizia l'equilibrio, la moderazione, la serenità e la serietà paghino molto". Parole sagge, saggissime. Che dicono questo: le parole di Castelli sono chiacchiere in libertà e Berlusconi non sa che cosa dice. Se, al contrario, Berlusconi parla a ragion veduta e Castelli anticipa le posizioni del governo, An deve battere un colpo e il governo potrebbe affrontare un brutto quarto d'ora.

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