Da Corriere della Sera del 26/07/2003

Basta guardie armate

di Ernesto Galli della Loggia

Possono fare molte cose i governi e le maggioranze che li sostengono: possono approvare le leggi che vogliono, creare condizioni di favore a questo o a quello, cancellare o modificare reati, e così via legiferando. Possono fare tutte queste cose con il crisma della piena validità giuridica, ancorché, come si capisce, esponendosi ogni volta nel merito alla legittima critica politica. C’è una cosa però che a nessun governo e a nessuna maggioranza è permesso di fare: votare il testo di una legge e poi, servendosi dei poteri dell’esecutivo, farne applicare uno di fatto diverso, forzandone un’interpretazione che non corrisponde alla lettera del testo stesso. Ciò non è permesso perché in tal modo viene cancellato quel confine decisivo per ogni democrazia liberale che è il confine tra la legge e l’arbitrio. È precisamente ciò, invece, che il ministro della Giustizia Castelli ha cercato di fare quando ha preteso di estendere la sospensione obbligatoria di qualunque iter giudiziario riguardante il presidente del Consiglio, che il «lodo Maccanico» appena approvato prevede solo per la fase dibattimentale, anche alla fase delle semplici indagini. Per l’appunto interpretando in tal modo la legge, Castelli ha deciso l’altro giorno di bloccare una rogatoria avviata dai magistrati milanesi negli Usa a proposito di eventuali falsi in bilancio e frodi fiscali di cui si sarebbero resi colpevoli i vertici Mediaset e l’onorevole Berlusconi. Ha deciso cioè di bloccare l’inchiesta.
Il fatto, per il rilievo dei principi che mette in gioco, era e continua a essere di una gravità politica indubbia. Lo ripetiamo: qui non si tratta di approvare la legge pure la più discutibile, pure la più smaccatamente compiacente a pro di questo o di quello, no, qui si tratta di manipolare con un atto d’imperio da parte del governo una legge; si tratta, con un semplice provvedimento amministrativo, di far dire a una legge ciò che essa non dice.
In realtà la Lega e il ministro Castelli non sono nuovi a trasformarsi in guardia armata a difesa delle esigenze giudiziarie del presidente del Consiglio. È la parte che essi si sono scelti da tempo, immaginando (non a torto, crediamo) di potere così disporre presso di lui di un’influenza particolare.
Ma se siamo bene informati, al governo, insieme a Berlusconi e alla Lega, dovrebbero esserci - anzi siamo sicuri che ci sono - pure degli altri partiti: Alleanza nazionale e l’Udc. Ebbene, a noi continua a parere inconcepibile che di fronte a ciò che è accaduto ieri e nelle ultime settimane (finte verifiche, finte cabine di regia, rappattumamenti che con ogni evidenza non rappattumano nulla) i suddetti partiti accettino ancora per molto la parte di semplici comprimari che di fatto hanno finora ricoperto. Il cedimento dell’ultima ora da parte del ministro Castelli dimostra che questa parte non è scritta in nessun libro del destino; e che, se vogliono, An e Udc possono convincere il Paese che la destra ha vinto le elezioni con un obiettivo alquanto più ampio che non quello di curare gli interessi - giudiziari e no - dell’onorevole Berlusconi.

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