Da L'Osservatore Romano del 27/02/2003

Con Giovanni Paolo II verso il Mercoledì delle Ceneri giornata di preghiera e di digiuno per la pace

Non sia una Quaresima di guerra

di Andrea Riccardi

Nei momenti drammatici del Novecento, si manifesta quasi un istinto profondo per cui tanta gente si rivolge alla finestra dei palazzi apostolici da cui parla il Papa. Sempre più la gente del nostro tempo (cattolici, cristiani di tutte le confessioni, uomini di buona volontà, credenti delle diverse confessioni) sa che il Papa non ha altro interesse che la pace: non quello dell'affermazione della sua persona o della sua Chiesa, non quello economico, non quello di una nazione, non quello di una civiltà. Infatti il suo è un messaggio di pace. Domenica scorsa, all'ora dell'Angelus, c'era un grande interesse per le parole del Papa: in piazza San Pietro, di fronte alla televisione, nelle occasioni offerte dai media, tanti si sono fatti attenti al messaggio di Giovanni Paolo II. E la parola del Papa è segnata da una saggezza su cui, politici, leader religiosi, semplici credenti, intellettuali, dovrebbero meditare: “È doveroso per i credenti, a qualunque religione appartengano, proclamare che mai potremo essere felici gli uni contro gli altri...”. È una verità semplice e basilare che scaturisce dal comandamento cristiano dell'amore, messa alla prova tante volte dalla storia e dalle passioni degli uomini e delle nazioni. È una proposta che sommessamente il Papa fa anche ai credenti delle altre religioni: proclamare che non si può essere felici gli uni contro gli altri. Oggi, in un mondo globalizzato facile alla diffusione degli incendi, così interdipendente, questa verità appare più che mai necessaria. Sì, non si può essere felici gli uni contro gli altri!

In un mondo, come il nostro, assetato di felicità, spaventato di soffrire, eppure tanto sofferente, queste parole del Papa risuonano come un invito impegnativo. Non è una chiamata alla diserzione dalle responsabilità. Non è certo la via più facile: quella che lascia perdere tutto, dimentica il dolore di tanti, ignora le minacce, i problemi aperti, mentre si disinteressa al futuro e si concentra solo sul benessere particolare. Ben al contrario è una via irta di difficoltà, quella di chi vuole lottare per il bene comune, di chi ha compreso che la mia pace e la mia felicità non esistono senza la pace e la felicità altrui. Quello del Papa diventa un richiamo ai cristiani, persi nei calcoli politici o appagati di sole parole. È un richiamo a vivere responsabilmente e da credenti Il Papa lo dice con grande chiarezza: “Noi cristiani, in particolare, siamo chiamati ad essere come sentinelle della pace, nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo”. Lo dice quel Papa, che era un giovane durante le rovine della seconda guerra mondiale, quando tra grandi dolori aspettava il mattino della pace come una sentinella. Lo dice quel Papa che, prete e Vescovo, durante la guerra fredda, sentiva amaramente la divisione del mondo in due, attendendo la riunificazione dell'Europa. Lo dice quel Papa, che ha colto come l'11 settembre 2001 e le minacce di terrorismo e di violenza aprissero dolorosamente una nuova fase. I cristiani sono chiamati ad essere sentinelle della pace.

Questo invito spirituale ci coglie alle soglie della Quaresima. Il ritornare dei tempi liturgici non è solo una ripetizione rituale, ma ha un senso storico profondo: “Ci è chiesto, cioè, di vigilare, affinché le coscienze non cedano alla tentazione dell'egoismo, della menzogna e della violenza”. Le coscienze possono restare coinvolte dalle passioni, dai flussi della propaganda, dalla concentrazione sul proprio interesse o addirittura dalla logica della violenza. Essere sentinelle della pace è avere una salda radice interiore. Tale è la “conversione” richiesta ai cristiani in questi tempi, quella che fonda una cultura e una testimonianza di pace. È la forza dei credenti nelle ore difficili. Per questo, prima di tutto, è necessario che la Chiesa sia comunità di veri credenti. E la Quaresima ci offre la possibilità di rinnovarci in profondità. Offre pure l'occasione di essere meno egoisti, meno disinteressati, in un tempo segnato da continue minacce di violenza e terrorismo, ma anche da rischi di gravi conflitti.

Per questo il Papa ha proposto il digiuno come “arma” di rinnovamento e di invocazione di pace. Egli ha detto: “I cristiani condividono l'antica pratica del digiuno con tanti fratelli e sorelle di altre religioni, che con essa intendono spogliarsi di ogni superbia e disporsi a ricevere da Dio i doni più grandi e necessari, fra i quali in particolare quello della pace”. La solidarietà nel digiuno e nella preghiera non conosce confini; tuttavia i cristiani particolarmente sono chiamati a vivere queste realtà, spogliandosi di ogni superbia e invocando il gran dono della pace da Dio. Il Papa si augura che ogni santuario mariano, ogni parrocchia, ogni famiglia preghi per la pace, “questa grande causa da cui dipende il bene di tutti”. La Chiesa allarga i suoi polmoni spirituali per respirare e comunicare aria buona in un tempo troppo inquinato.

Non si tratta di espressioni di retorica spirituale per addolcire discorsi troppo realisti e volgari. I cristiani, con il Papa, credono veramente che questa sia una via di pace. Siamo, infatti, chiamati tutti a prendere sul serio — di più sul serio — questo messaggio di pace! Non a sminuirlo o a metterlo tra parentesi. Da questo mondo di sentimenti, di fede, di speranza, nasce e rinasce il messaggio di pace della Chiesa. È maturato in questo clima, nel realismo del confronto con tante situazioni di violenza nel Novecento, ma anche nella speranza che la guerra non sia l'epilogo di tanti capitoli della storia. In queste esperienze e in questa cultura di pace, si è forgiato il messaggio della Chiesa, compagna da tanti secoli della storia umana, esperta di umanità, insomma una realtà così particolare a fianco degli uomini, degli Stati e delle istituzioni internazionali. Per questo tanti oggi si rivolgono al Papa. Per questo in tanti confidiamo nella forza debole della preghiera e nell'energia purificatrice del rinnovamento spirituale e del digiuno. La speranza è che questa non sia una Quaresima di guerra, di violenze, ma un tempo di rinnovamento spirituale dei cristiani e di tutti gli uomini.

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