Da Il Sole 24 Ore del 07/10/2003

La Francia chiede tempo a Bruxelles

di Adriana Cerretelli

LUSSEMBURGO - La Francia è con le spalle al muro. Prendere tempo però è la tacita parola d'ordine dei ministri finanziari dell'Eurogruppo nella speranza che l'arrivo della ripresa economica aiuti a toglierli d'impaccio. In breve contribuisca a salvare in qualche modo il Patto di stabilità senza costringerli a dover scegliere tra la sua credibilità e le sanzioni a Parigi oggi, e domani a Berlino, per mancato rispetto del medesimo. Sanzioni che, de facto se non de jure, equivarrebbero in definitiva ad affondare il Patto visto che i due Paesi insieme fanno la metà dell'economia di Eurolandia. Con questo perverso dilemma sullo sfondo, i 12 dell'area si sono incontrati ieri sera a Lussemburgo sotto la presidenza di turno di Giulio Tremonti. Qualche ora prima, nella vicina Treviri, c'era stato il tête-à-tête tra il francese Francis Mer e il tedesco Hans Eichel: una sintonia tutt'altro che perfetta, piuttosto la consapevolezza di un problema comune da affrontare, sia pure con approcci e toni diversi. Il che non ha impedito loro di presentarsi a braccetto all'incontro con i partner. «Senza la crescita economica è impossibile attuare una politica di consolidamento di bilancio. Oggi la crescita è più che mediocre, anche se ci sono indicazioni che potrebbe ripartire nei prossimi mesi» ha esordito Mer, dal basso di un deficit del 4% quest'anno, del 3,6% il prossimo, sopra il limite invalicabile del 3% per il terzo anno consecutivo. Dal basso, soprattutto, del gran rifiuto a conformarsi alle regole prima del 2005, contrariamente alla disponibilità tedesca. Mer ha aggiunto: «Intendo comunque dimostrare ai colleghi come la nostra politica di bilancio rappresenti una tessera del puzzle che alla fine farà emergere l'immagine di una Francia e di un'Europa riformate e in linea con il mondo che cambia». Con un disavanzo che nel 2003 supererà il 3,8% dopo il 3,5% del 2002 e il 3,5% nel 2004, anche Eichel ha messo l'accento sulle colpe del torpore economico. «Oggi in Europa manca più la crescita della stabilità. Ciascuno fa quello che può ma, se l'economia non tira, più di tanto non si riesce a fare» ha detto precisando di non ritenere che «per ora si ponga il problema delle sanzioni» (il Patto le prevede quando un Paese sfondi per tre anni consecutivi il tetto del 3%, salvo circostanze temporanee e eccezionali, ndr). Fin qui le affinità elettive. Poi le punzecchiature reciproche: «Comunque la Germania si è regolarmente conformata alle raccomandazioni dell'Ecofin. La Francia no» ha sottolineato Eichel. «È vero che la Germania è più avanti di noi su certe riforme ma noi lo siamo di più sul fronte delle pensioni» lo ha rimbeccato Mer. Resta che l'insubordinazione francese, spudoratamente sbandierata da mesi, non piace per nulla ai partner. «Nessuno nega che Parigi sia facendo grandi sforzi sul piano strutturale ma non vedo elementi recessivi nella sua economia. Ritengo invece urgente che riduca il deficit strutturale per evitare di minare la ripresa» ha tagliato corto lo spagnolo Rodrigo Rato in risposta al tentativo francese di ripararsi dietro presunte «circostanze particolari». «L'atteggiamento della Francia è una provocazione: o riduce il deficit o deve incassare le sanzioni» ha rincarato l'austriaco Karl-Heinz Grasser. «Costi quel che costi nell'interesse generale le regole del Patto vanno applicate» secondo la portoghese Manuela Ferreira Leite che si prepara ad adottare una serie di una tantum per riportare il disavanzo del suo Paese sotto il 3%. Contro le sanzioni invece si è pronunciato il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Dopo il giro di tavola di ieri e il quadro tutt'altro che confortante delle varie situazioni di bilancio tracciato dal commissario Ue Pedro Solbes, la palla torna nel campo di Bruxelles. Che domani prenderà formalmente atto dell'esistenza di un deficit eccessivo in Francia. E poi il 15 o il 21 ottobre presenterà la sue raccomandazioni a Parigi con l'esplicita richiesta di misure concrete. Dopo di che, salvo sorprese, sarà l'Ecofin del 4 novembre a decidere se accettarle o modificarle.

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