Da Corriere della Sera del 10/12/2003

L’Opec studia contratti nella valuta Ue, che però riscuote meno fiducia fra gli italiani

Il dollaro sprofonda ancora Ma la Fed non alza le difese

Greenspan: tassi bassi a lungo. Per l’euro nuovo massimo a 1,2276

di Ennio Caretto

WASHINGTON - La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d'interesse all'1%, il minimo degli ultimi 45 anni, ignorando la caduta del dollaro. E, in visita alla Casa Bianca, il premier cinese Wen Jiabao, ha preso tempo di fronte al pressing del presidente Bush per rivalutare lo yuan. Wall Street ha avuto una reazione inattesa: l'indice Dow Jones, che in apertura aveva superato la soglia dei 10 mila punti, è sceso anziché salire, come dovrebbe fare quando il credito è facile.

Una conferma che il dollaro è diventato un grave problema per la Borsa Usa, e un segno che l'euro, ieri all'ottavo record consecutivo a 1,2276 (ma poi è sceso a 1,2204), dovrebbe ancora apprezzarsi. Al punto che ieri il segretario generale dell’Opec, Alvaro Silva, sta valutando l’ipotesi di contratti petroliferi in euro. Ma l’avanzata della moneta europea inizia a preoccupare anche al di qua dell’Oceano. A «Le Figaro», il viceministro italiano dell’Economia, Mario Baldassarri, ha ammesso che «a 1,21-1,22 l'euro sta penalizzando la ripresa europea». Di pari passo, aumentando la sfiducia verso l’euro e le istituzioni comunitarie: nell'ultimo sondaggio Eurobarometro, il 26% degli italiani si è detto scontento della moneta unica, mentre la fiducia nella Ue è scesa al 60%.

Negli Usa, invece, i mercati sono preoccupati perché che la Fed intende mantenere la formula dell'ottobre scorso, seguendo «una politica monetaria accomodante per un considerevole periodo di tempo». Questo non significa che l'anno venturo non possa rialzare i tassi a piccole tappe, pur alimentando la liquidità. Ma non farlo subito, magari lievemente, significa rinunciare a difendere il dollaro. Nel suo comunicato, la Fed sottolinea che il pericolo della deflazione è quasi scomparso in quanto «la probabilità di una dannosa caduta dell'inflazione è diminuita negli ultimi mesi», e che «l’economia si sta espandendo a un ritmo brusco» (nel terzo trimestre il Pil è salito dell'8,2%). Lamenta però il «modesto miglioramento» del mercato del lavoro.

Per gli economisti l'attendismo della Fed potrebbe protrarsi fino a primavera inoltrata. Ma Lawrence Kudlow, ex consigliere del presidente Reagan, ha incitato il presidente della Fed, Alan Greenspan, a testimoniare al Congresso in difesa del dollaro. E ha invitato il ministro del Tesoro, John Snow, a fare lo stesso, ammonendo che se i capitali stranieri non affluiscono più in America, nessuno finanzia gli enormi deficit. Per Kudlow un graduale rialzo dei tassi è opportuno, perché l'inflazione potrebbe passare in un anno dall’1,8% al 3%. La risposta dell'amministrazione è che con il 5,9% di disoccupati, la creazione di posti è favorita dal deprezzamento del dollaro.

Mentre la Fed lavorava a porte chiuse, Bush ha tributato a Wen tutti gli onori di Stato. Lo ha sollecitato a lasciare fluttuare lo yuan, in modo che si apprezzi. Stando al portavoce della Casa Bianca, Scott McLelland, Wen sarebbe disponile, ma non subito, perché il sistema bancario cinese è troppo esposto per resistere a una immediata rivalutazione. «Ci rendiamo conto - dice il portavoce - che la transizione verso una valuta basata sul mercato è un processo complesso. Abbiamo apprezzato il fatto che il premier abbia chiesto aiuto a Snow». E a gennaio ci saranno colloqui con gli Usa a Pechino sul problema dei cambi.

Qualche progresso è stato fatto sul fronte del commercio. «La Cina - ha rilevato Bush - deve integrarsi totalmente nelle norme del sistema commerciale internazionale». Wen ammette che il disavanzo degli scambi bilaterali (120 miliardi di dollari a danno degli Usa) «è un problema che Pechino prende molto seriamente». Aggiunge di avere delle proposte, ma non dice quali: probabilmente maggiori importazioni di aerei, macchinari agricoli, sostanze chimiche dagli Usa. Il colloquio alla Casa Bianca si estende a due questioni politiche di fondo, la Corea del Nord e Taiwan. Bush chiede l'aiuto di Pechino per «lo smantellamento verificabile, non il solo congelamento» del programma nucleare Nordcoreano. In cambio, si pronuncia contro l'indipendenza di Taiwan, con cui la Cina vuole unificarsi pacificamente: «Un Paese, due sistemi».

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