Da Il Sole 24 Ore del 14/01/2004

La Commissione Ue sfida il Consiglio

di Adriana Cerretelli

STRASBURGO - Ricorso in Corte di giustizia insieme alla riforma del Patto di stabilità. Una dichiarazione di guerra al Consiglio Ecofin con annessa bozza di armistizio immediato. È la linea sposata dalla Commissione europea che ieri a Strasburgo, con un'iniziativa che non ha precedenti nella storia dell'unione economica e monetaria, ha deciso di presentare ricorso in Corte di giustizia contro la decisione dei ministri finanziari del 25 novembre scorso che ha congelato il Patto di stabilità per graziare Germania e Francia dalle sanzioni in cui altrimenti, seguendo la normale procedura, entrambe sarebbero incorse, in quanto da troppo tempo convivono con un deficit eccessivo (cioè abbondantemente superiore al tetto invalicabile del 3% del Pil). Iniziativa tormentata, quella di ieri, che non a caso ha spaccato il collegio. Si è accuratamente evitato di votare ma questo non ha impedito a sei commissari (i due francesi, i due britannici, il tedesco Günter Verheugen e il portoghese Antonio Vitorino) di mettersi di traverso e a tre (i francesi Pascal Lamy e Michel Barnier e l'inglese Neil Kinnock) di far mettere a verbale la propria ferma opposizione. L'assenza di unanimità non poteva non riflettersi su una decisione che inevitabilmente non brilla per coerenza. Nel comunicato emesso al termine della riunione, Bruxelles tiene infatti a sottolineare che «l'azione in Corte si focalizzerà unicamente sugli elementi procedurali e non riguarderà gli aspetti delle conclusioni del Consiglio legati alla sorveglianza economica di ciascun Paese». In altre parole, come si precisa più avanti, «la contestazione non mira a rimettere in causa l'analisi economica né le misure correttive raccomandate dal Consiglio ai due Stati membri interessati». E questo con il pretesto che l'Ecofin ha comunque sottoscritto nella sostanza i contenuti della raccomandazione (bocciata) della Commissione. Più, per togliere ogni residuo dubbio sulla volontà "pacifica" di Bruxelles che va alla guerra legal-interistituzionale in nome della certezza del diritto nell'Unione, si fanno subito sapere due cose. La prima è che la Commissione non solo continuerà ad esercitare la sua normale attività di sorveglianza sulle politiche economiche e di bilancio di tutti gli Stati membri ma per Francia e Germania lo farà utilizzando le conclusioni dell'Ecofin - non importa se nel frattempo denunciate come illegali davanti alla Corte - visto che riflettono in toto le proprie analisi e raccomandazioni: e questo non per amor di plateale incoerenza ma per la semplice ragione che «altrimenti ci sarebbe una rottura del dialogo interistituzionale con conseguenze ben peggiori di quelle provocate dal ricorso in Corte» ha spiegato ieri un addetto al dossier. In realtà, se oggi si dovesse giudicare Parigi e Berlino sulla base dei testi legali, entrambe dovrebbero riportare il deficit sotto il 3% nel 2004 e non nel 2005 come stabilito dalla decisione incriminata. La seconda cosa, politicamente ancora più significativa, è l'annuncio esplicito della decisione della Commissione di presentare il mese prossimo le sue proposte di modifica del Patto di stabilità. «Gli eventi del 25 novembre hanno conseguenze politiche. Hanno chiaramente dimostrato che dobbiamo disporre di una governance economica più forte se vogliamo trarre tutti i benefici dell'euro, incoraggiare la ripresa economica, generare crescita e occupazione» ha dichiarato ieri il suo presidente Romano Prodi. Che, proprio in vista del nuovo Patto in cantiere, ritiene fondamentale disporre di «procedure comunitarie ben definite»: in questo spirito, ha precisato, «abbiamo oggi deciso di contestare in Corte la forma e la validità delle conclusioni dell'Ecofin». Pedro Solbes, il commissario competente, ha insistito sulla necessità di un giudizio della Corte per evitare in futuro «derive interegovernative» e disporre invece di «precise modalità di sorveglianza multilaterale» combinate con un nuovo Patto di stabilità che «in un quadro prevedibile e trasparente e alla luce dell'esperienza acquisita concili la politica monetaria unica con il nostro sistema di politiche economiche nazionali ma coordinate». Nella riunione di ieri la Commissione ha deciso che la riforma del Patto dovrà: meglio coniugare disciplina di bilancio e problemi legati alla crescita economica; porre maggiormente l'accento sulla sostenibilità delle finanze pubbliche degli Stati membri; puntare a una migliore attuazione delle raccomandazioni dell'Ecofin privilegiando l'interesse comune. In concreto nel primo caso l'obiettivo è quello di cercare un migliore equilibrio tra i due strumenti di coordinamento che sono da un lato il Patto e dall'altro i Gope (Grandi orientamenti di politica economica). Nel secondo Bruxelles punta a una disciplina più severa accompagnandola però con una maggior flessibilità nella gestione delle politiche di bilancio nazionali. Come? Mettendo sempre più l'accento su debito pubblico e finanze sostenibili, pretendendo maggior rigore in tempi di espansione economica, tenendo in maggior conto le specificità nazionali senza compromettere il principio della parità di trattamento tra Stati membri, elaborando infine meccanismi più efficienti e rigorosi di attuazione delle politiche di bilancio approvate.

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