Da Corriere della Sera del 18/01/2004

Il Marocco dà pari dignità alle donne

Adottato un Codice di famiglia che consacra l’eguaglianza con gli uomini di fronte alla legge

di Mino Vignolo

MADRID - Deciso passo avanti del Marocco sulla strada della modernizzazione. Re Mohammed VI risponde agli islamici, forti nel Paese, facendo adottare in parlamento un nuovo Codice di famiglia che consacra l'eguaglianza di uomini e donne di fronte alla legge. La Camera dei deputati, sotto l'impulso del sovrano, ha approvato all'unanimità la riforma della «Mudawana» (il Codice di famiglia) che, dopo la scontata approvazione al Senato, entrerà in vigore in febbraio. La condizione della donna, considerata come una eterna minorenne in quasi tutti i Paesi musulmani, ne esce modificata in profondità. E' una «rivoluzione» che un solo precedente nel Maghreb, la Tunisia di Habib Burghiba.

Una donna maggiorenne potrà sposarsi senza l'autorizzazione del padre o di un membro maschio della sua famiglia di origine. Sarà libera di scegliere il suo sposo e avrà la responsabilità congiunta, assieme al marito, nella famiglia: fino ad oggi il solo responsabile era il coniuge maschio. Non potrà contrarre matrimonio contro la sua volontà e potrà sposarsi solamente dopo avere compiuto 18 anni a meno che un giudice, per causa giustificata, non decida altrimenti. Attualmente le ragazze possono sposarsi a 15 anni e in molti casi i matrimoni sono organizzati dalla famiglia. La poligamia non sarà proibita ma soffrirà restrizioni: la moglie potrà obbligare il marito, nel contratto matrimoniale, a rinunciare ad avere altre spose. Anche in assenza di questa clausola il marito non potrà sposarsi una seconda volta senza che un giudice abbia stabilito che dispone di mezzi per garantire alla nuova moglie e ai figli lo stesso trattamento di cui gode la prima sposa. Questa potrà chiedere il divorzio e ottenere una riparazione per il danno subito. Il ripudio della moglie da parte del marito è praticamente abolito e sostituito dal divorzio che le donne potranno ottenere provando l'abbandono del tetto coniugale o la violenza cui sono sottoposte. La donna potrà ottenere il diritto di custodia dei figli. Per un Paese molto tradizionalista e musulmano sono passi avanti straordinari. Per il giovane sovrano è anche un rischio.

Tre mesi fa Mohammed VI ha deciso di abbandonare la prudenza ed ha parlato in parlamento della necessità di riformare la «Mudawana». Attesa da tempo dalle associazioni femminili e dalle correnti riformiste del Paese, avversata dai conservatori, la riforma della «Mudawana» è molto audace in un Paese musulmano dove l'integralismo è radicato. Oltre un milione di islamici radicali nel marzo 2000 erano scesi in piazza in appoggio alla vecchia «Mudawana» e avevano bloccato sul nascere ogni tentativo di riforma.

Il giovane monarca sembrava precipitato in una specie di letargo pericoloso e gli islamici si erano rafforzati. Gli attentati del 16 maggio a Casablanca (45 morti fra i quali 12 kamikaze) hanno mandato in frantumi l'immagine di un Paese differente dagli altri Stati della regione, immune dal terrorismo. Oltre un migliaio di persone sono state arrestate nei giorni successivi agli attentati. Nel nome di una legge antiterrorismo qualificata come «liberticida» dalle organizzazioni in difesa dei diritti dell'uomo, la giustizia ha emesso 16 condanne a morte e inflitto centinaia di anni di carcere. Molti osservatori hanno visto gli attentati come una prova di indebolimento della monarchia, convinti che una cosa simile sarebbe stata impossibile ai tempi di re Hassan II e del suo ministro degli interni Driss Basri. I duri del regime hanno chiesto pugno di ferro e la messa fuorilegge dell'unico partito islamico autorizzato, il Partito della giustizia e dello sviluppo, che alle ultime elezioni è andato molto bene pur essendosi presentato in un quarto delle circoscrizioni elettorali. Mohammed VI non li ha ascoltati ma ha approfittato delle difficoltà degli islamici radicali dopo gli attentati e ha imposto la modernizzazione del Codice di famiglia.

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