Da La Repubblica del 15/03/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/esteri/spagna3/binla/binla.html

I due islamici fermati arrestati figurano in una conversazione telefonica con il luogotenente dello sceicco del terrore

Il mistero porta a Bin Laden e al suo emissario in Spagna

di Carlo Bonini

MADRID - Dunque "Al Qaeda", si dice ora. Eppure, la notte degli arresti carica l'indagine di nuove domande. La scheda telefonica del "Motorola" Trium che, giovedì 11 marzo, avrebbe dovuto accendere alle 7.40 del mattino i 10 chilogrammi di dinamite gelatinosa "Goma 2" caricati sul treno 21435 è stata utilizzata nelle settimane precedenti la strage per chiamare e ricevere. Esattamente come può fare un qualunque utente registrato dal proprio apparecchio cellulare. Chi la possedeva, insomma, ha ritenuto di non dover assumere alcuna cautela prima di utilizzarla per lo scopo cui era destinata. Né di utilizzarla soltanto a quello scopo, così da recidere qualsiasi collegamento tra un'utenza telefonica e un nome. Circostanza che potrebbe significare nulla considerando che nulla doveva restare di quella scheda dopo l'esplosione che doveva innescare. Ma che significa molto se solo si considera che già la mattina di venerdì 12 marzo (48 ore prima degli arresti) era noto che almeno uno degli ordigni caricati sui treni era stato recuperato inesploso negli uffici del commissariato di Puente de Vallecas e con lui il telefonino e la scheda cui era collegato. Insomma: perché il proprietario di quella scheda, che quella scheda aveva usato per settimane, pur consapevole da venerdì mattina che risalire al suo nome sarebbe stato un gioco da ragazzi, non ha cambiato aria?


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"E' indubbiamente singolare. Molto singolare", ragiona con Repubblica un investigatore. E lo diventa ancora di più se il proprietario di quella scheda, saltuario frequentatore del call center dove è stato poi individuato (Il "Nuevo Siglo" nel quartiere madrileno Lavapies), si scopre essere tutt'altro che uno sprovveduto. Al contrario, una figura di un qualche spessore, investigativamente parlando, tra le cinque finite in manette sabato.

Jamal Zougam, il suo nome. Cittadino marocchino nato a Tangeri il 5 ottobre del ?73. Era in Spagna da qualche tempo. Da quando aveva capito che nel suo Paese non sarebbe potuto rimanere un istante di più. Perché schedato come testa matta di un gruppo jihadista finito nel cono di attenzione dell'antiterrorismo di Casablanca. Il ministro dell'interno marocchino, Mustafà Sahel, si è precipitato, nella notte di venerdì, a informare della circostanza l'Antiterrorismo spagnola, che a carico di questo trentenne non aveva che qualche precedente per reati comuni (lesioni e ricettazione). E deve essere stato molto convincente il ministro, se è vero che già da ieri uomini dell'Antiterrorismo spagnola sono in Marocco per tirare dal passato e dal presente di Jamal ogni filo utile a intrecciarlo ad un altro uomo con cui è stato ammanettato sabato, Mohamed Cahoui, classe 1969. Marocchino di Tangeri, come Jamal.

In realtà, meglio sarebbe dire un uomo che forse è Mohamed Cahoui, visto che ancora nel pomeriggio di ieri, sulla sua identità si andavano rompendo la testa gli uomini della scientifica. Ma tant'è. Per i magistrati dell'Audiencia nacional che lo hanno arrestato sabato, Cahoui resta tale fino a prova contraria e dunque anche su di lui vale la pena spendere qualche parola.


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Da Mohamed Cahoui ? dicono in queste ore fonti americane, sostenute dagli investigatori spagnoli ? passa il filo sottile che annoderebbe gli arresti di sabato ad uno sfondo di grande suggestione. Che ha il profilo di Osama Bin Laden e dell'11 Settembre. E questo perché ? spiegano ? il nome Mohammed Cahoui sarebbe fiorito in un passato non poi troppo remoto sulle labbra di Imad Eddin Barakat Yarkas. Quarantenne di origine siriana sposato ad una spagnola e con un figlio, Barakat è nome che in Spagna hanno imparato a conoscere anche i sassi. Dopo che, nel novembre del 2001, il giudice Baltazar Garzòn lo aveva spedito nelle patrie galere perché identificato come il luogotenente dello Sceicco del Terrore in terra di Spagna. Di più: perché sensale degli incontri che il kamikaze dell'11 Settembre Atta aveva avuto proprio nella penisola iberica nel gennaio 2001. Da libero, Barakat si faceva chiamare Abu Dahdah. Un alias che aveva finito per indicare la sua "cellula" e dai cui conversari intercettati salta fuori ora un frammento di conversazione che, testualmente, suona così: "Bisogna contattare Jamal e suo fratello Mohamed Cahoui di Tangeri?". Detta così, assai poco. Abbastanza, in queste ore, per finire in un guaio. Soprattutto se, come nel caso di Mohamed Cahoui, ci si fa trovare impicciati in una delle schede telefoniche del giovedì di sangue.


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Proviamo a ricapitolare. Una scheda telefonica che ora si scopre utilizzata in modo a dir poco malaccorto nelle settimane precedenti la strage (e dunque non solo nel giorno in cui è stata erroneamente programmata come timer), stringe Jamal Zougam a Mohamed Cahoui. Prima dell'11 marzo, i due si parlano attraverso quell'utenza e a quell'utenza rimangono impiccati, trascinandosi dietro gli altri tre arrestati di sabato e un numero di ulteriori "contatti" che oggi hanno un nome e vengono ricercati. Jamal ha pessima fama nel Paese in cui è nato, il Marocco. Mohamed, anche in quello in cui si è rifugiato, per via di quel moncone di frase rubato a Imad Barakat, alias Abu Dahdah. Dunque?

"Dunque c'è ancora molto lavoro da fare", chiosa un investigatore. Anche perché quella che nella notte tra sabato e domenica era apparsa una luce lungo la pista che porta ad Al Qaeda si è spenta in poche ore. Parliamo del video di rivendicazione fatto ritrovare da una telefonata anonima nella moschea di Madrid. Quello in cui tale Abu Dujan Al Afgani si definisce "rappresentante militare di Al Qaeda in Europa" e minaccia gli alleati della coalizione militare impegnata in Iraq. Bene, di questo tale Al Afgani nessuno sa. Non l'intelligence britannica, non quella francese, né quella portoghese. Tantomeno quella spagnola. Né, è stato possibile dare un altro nome alla sua faccia. Piuttosto, nell'apprezzarne le parole, la conclusione è di "assai dubbia attendibilità". Perché inattendibile sarebbe l'esplicito riferimento alla coincidenza temporale tra l'11 marzo e l'11 settembre ("E' stata una delle più diffuse chiavi di commento della stampa mondiale nelle ore immediatamente successive alla strage", osserva una fonte dell'intelligence) e altrettanto inattendibile ("nella sua formulazione linguistica") il riferimento alle ragioni di un Islam che "porta la morte".

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