Da La Repubblica del 15/03/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/esteri/spagna3/festanotte/fest...

Dopo un lungo testa a testa, l'annuncio della vittoria. Fino a notte fonda una grande esultanza nelle città

La grande festa dei socialisti un solo grido: "Se ne vanno"

di Omero Ciai

MADRID - "Se van, se van, se van". Se ne vanno, adesso se ne vanno. Il grido, di bocca in bocca, ha attraversato la capitale spagnola quando lo scrutinio ha raggiunto il 50 percento dei voti. Colonne di auto con le bandiere socialiste, quelle del Psoe, sono scese lungo la Castellana poco prima delle dieci mentre l'attesa e l'incertezza del primo momento cominciava a sciogliersi nella festa. Tutti i partiti avevano promesso che, in una consultazione elettorale stravolta dal martirio delle duecento vittime e dei 1500 feriti dei dodici zaini bomba di giovedì scorso, non avrebbero organizzato manifestazioni. Ma i cortei si sono organizzati da soli quando, a poco a poco, la svolta elettorale che si stava profilando è diventata sempre più chiara. "Se van", rivolto ai popolari di Aznar, hanno cominciato a gridare piccoli gruppi di gente nella Puerta del Sol; "se van", urlavano dalle auto passando sotto la sede del partito popolare in calle Genova; e, ancora, "questa volta se ne vanno", strillavano i militanti socialisti raccolti sul marciapiede davanti alla sede del partito nella calle Ferraz.

La svolta è divenuta certezza quando i dati dello scrutinio hanno iniziato a superare la metà dei voti espressi e il distacco tra il Psoe di Zapatero, fino a ieri all'opposizione, e il Pp di Aznar rimaneva fisso, immobile, con qualche irrisoria oscillazione di un solo punto. Trenta seggi di vantaggio: un distacco incolmabile.

Le strade si sono riempite poco a poco per una festa, assolutamente insperata, che è proseguita fino a notte fonda. In realtà, già i primissimi dati, quelli degli exit-poll che disegnavano un testa a testa per la vittoria elettorale, avevano animato i socialisti. Fino alla vigilia del voto, infatti, il dibattito elettorale spagnolo s'era mosso, a pendolo, intorno ad una unica domanda: "Avrà o no il partito di Aznar la maggioranza assoluta?". Invece, visti gli exit-poll, la scena aveva già mutato completamente segno. La domanda adesso era: "Potrà ancora governare o no il partito di Aznar?".

Da lì al "se van" il passo è stato breve, una manciata di minuti, ma sempre con il cuore in gola perché in altre occasioni, anche molto recenti, come le elezioni regionali in Catalogna, il risultato finale era stato abbastanza diverso da quello degli exit-poll. Dopo Madrid, la festa elettorale del ribaltone spagnola, s'è estesa in tutte le principali capitali del paese. Bandiere, facce disegnate, clacson assordanti ma lo slogan è sempre quello: "Se van". Dopo due legislature, dieci anni dominati dal fenomeno Aznar, la sensazione che la Spagna era sul punto di voltare pagina diventava sempre più forte anche se, mentre ci si avvicinava ai risultati definitivi il distacco tra i due principali partiti andava lentamente assottigliandosi. Trenta seggi, poi venti, poi diciassette. In un rush finale che lasciava senza fiato tutti coloro che avevano cominciato a festeggiare prima del tempo.

Il grido ha avuto un effetto liberatorio dopo quattro giorni di tragedia e lutti. Un effetto liberatorio che qualcosa ha a che fare anche con l'immensa incertezza sulle responsabilità del massacro di giovedì scorso. Aznar e i popolari hanno perso elezioni che sembravano già vinte anche perché i terroristi, chiunque essi siano, hanno sventrato quattro treni massacrando duecento persone. Le hanno perse anche solo per questo. A pochissimo è servito l'orribile balletto dell'attribuzione delle responsabilità, con il governo ed il suo portavoce, il ministro degli Interni Acebes, che privilegiava la pista del terrorismo di matrice indipendentista mentre i servizi e la polizia avevano già sufficienti sospetti per inseguire quella di matrice islamica. A cambiare il segno del voto, con il 25 percento di indecisi alla vigilia, è bastato il fatto che un attentato di dimensioni mai viste in Spagna, e in Europa, ci sia potuto essere.

Così la festa dei socialisti, iniziata poco dopo le dieci a Madrid quando il portavoce del Psoe, Josè Blanco, ha preso coraggio e ha pronunciato due parole, "abbiamo vinto", si è distesa come un terremoto per tutta la penisola. Festa in Andalusia, storico bastione del voto socialista ma festa anche in Catalogna e nei Paesi Baschi, le due regioni, molto autonome, che dalla fine della dittatura in poi, condividono il potere molto più volentieri con un governo di sinistra che con uno di destra. Festa, dunque, nelle Ramblas di Barcellona come nelle strade di San Sebastian e Bilbao, le due capitali basche.

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