Da La Repubblica del 18/03/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2003/g/sezioni/politica/sofri/comboc/comboc.html

Il commento

Il voltafaccia su Sofri

di Giorgio Bocca

NON ci sarà grazia per Sofri. La Camera ha bocciato la proposta estrema del verde Boato che dava la possibilità al capo dello Stato di concedere la grazia senza passare per il Guardasigilli. Il risultato è stato accolto da un lungo applauso a Montecitorio. E' la Casa delle libertà che festeggia la privazione della libertà di un cittadino in alcuni processi condannato ma in altri assolto, come mandante d'un omicidio politico di 25 anni fa. Quell'applauso fa cadere come un castello di carte tutti gli impegni, le promesse, le dichiarazioni di buona volontà che tanti deputati di Forza Italia avevano espresso nei giorni scorsi: alla resa dei conti solo 8 di loro non hanno boicottato la legge Boato.

Quell'applauso rappresenta una sonora smentita a Silvio Berlusconi dalla sua maggioranza: convinto da Giuliano Ferrara, il premier aveva dichiarato pubblicamente sul Foglio di essere favorevole alla grazia. Si vede ora quanto avesse a cuore una soluzione per Sofri, e quanto abbia lavorato davvero per averla.

Le dichiarazioni dei giustizialisti della destra si segnalano per un cinismo da legulei che ignora la sorte di un uomo che in un quarto di secolo si è meritato la stima dei suoi concittadini. Ha detto il coordinatore di Alleanza nazionale La Russa, ex dirigente del Msi: "I fautori della grazia hanno voluto troppo, hanno cercato di ottenere che il presidente della Repubblica dovesse prendere sulle sue spalle il desiderio di Adriano Sofri il quale non vuole chiedere la grazia e non vuole farla chiedere neppure da un parente o da un convivente con un atto di arroganza politica che contrasta col percorso positivo che si può riconoscere a Sofri in questi anni".

In questo Paese di furbi e con il ceto dirigente che ci ritroviamo (decine di deputati perseguiti dalla giustizia o da essa condannati, decine implicati in casi di corruzione vergognosi) si può capire che una buona parte dei cittadini in cuor suo abbia suggerito a Sofri: ma chiedila questa grazia, non cercare la soluzione perfetta in una società di imbroglioni e di compromessi. Anche chi scrive avrebbe voluto dargli il consiglio della rassegnazione al potere, ma trattenuto dal pensiero che una sofferta rischiosissima testimonianza di giustizia non poteva essere negata e derisa come una anomalia.

Perché il rifiuto di Sofri di chiedere la grazia era, è di una logica assoluta: se affermo con tutte le mie forze di essere innocente come posso chiedere di essere graziato per un delitto che non ho commesso? Il cinismo dei giustizialisti di destra si tinge anche di volgarità. Ha detto l'onorevole La Russa: "Non avremmo considerato uno scandalo che, come accade adesso, l'iniziativa di grazia fosse del ministro della Giustizia, avremmo invece considerato uno scandalo il tentativo di trasformare il presidente della Repubblica in Gigi Marzullo che si fa una domanda e si dà una risposta. Hanno cercato di fare questo per accontentare il desiderio di un aspirante di grazia che però non vuol dichiarare di aspirare. E' stato un vero e proprio harakiri della sinistra". Il dramma di Adriano Sofri e del commissario Calabresi, degli anni della contestazione violenta, alla stregua di una scaltrezza parlamentare e di una gag da palcoscenico.

Il rifiuto della grazia a Sofri secondo l'unica correzione possibile della legge, in pratica la condanna definitiva di Sofri a passare la sua vita in carcere, suggellato da un forte applauso della maggioranza. E in aggiunta altri due aspetti negativi e provocatori di quel forte applauso: riconoscere che la maggioranza appoggia la non spenta volontà di vendetta di An e che per farlo smentisce e sfregia il presidente della Repubblica Ciampi che da tempo sollecita una soluzione del caso Sofri. Un gruppo parlamentare, un partito che rinnegano le loro origini arrivando a definire il fascismo di Salò il "male assoluto", ma che non dimentica le sue vendette, la sua lunga emarginazione. Una brutta storia, un brutto applauso.

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