Da La Repubblica del 24/04/2004

La carica delle badanti nelle case d┤Europa

A migliaia lasciano la miseria dell┤Est, sognando il lavoro che a Ovest nessuno fa

Fino a un anno fa, quasi tutte riuscivano a trovare un´occupazione a 600 euro al mese, quindici volte quel che guadagnavano in patria. Non è più così, ma il flusso continua
Alla vigilia dell´allargamento Ue, le storie di tante donne che vendono tutto per salire su un pullman con un biglietto di sola andata "Solo così possiamo dar da mangiare ai figli"
Giorno e notte a fianco di un anziano, per assisterlo, pulirlo, dargli da mangiare
Le "organizzazioni" che le deportano pretendono anche duemila dollari

di Jenner Meletti

VILLACH - Basta guardarle in faccia, nella stazione di servizio dell´autostrada per l´Italia, per capire chi ha i documenti in regola e chi no. Raia S., 44 anni, è tranquilla. «Lavoro a Rovigo, da tre anni. Ho il permesso di soggiorno da un anno. Sono tornata a casa per un mese, a rivedere i figli. Il viaggio mi costa 220 euro, andata e ritorno». Entra al bar, un panino e una bottiglietta d´acqua. C´è qualche minuto per parlare. «Anche le altre che sono sul pullman sono in regola. Ma il permesso di soggiorno lo abbiamo solo in tre, le altre hanno il visto turistico, con il quale puoi restare in Italia o in Europa solo tre mesi, e non potresti lavorare».

Raia S. conosce bene le strade e anche le scorciatoie che dall´Est portano al paradiso europeo. «Ci sono agenzie che ti chiedono duemila euro per il visto e il viaggio, e poi alla frontiera ti dicono che il documento è falso e ti fanno tornare indietro. È successo a una mia amica. Voleva uccidersi, per la disperazione». La signora Raia arriva da Chisinau, capitale della Moldavia, duemila chilometri da qui, due giorni di pullman. «Quelle con il "visa" turistico faranno ciò che ho fatto io: un lavoro clandestino, la paura di essere scoperte e rimandate a casa, l´angoscia che ti prende in un paese di cui, all´inizio, non conosci una parola. Ma tutte noi donne partiamo dall´inferno, e allora non hai dubbi: se vuoi che i tuoi figli mangino o abbiano i soldi per l´università, tu devi andare via, come la rondine che lascia il nido per portare poi il cibo ai piccoli».

Hanno tutte lo stesso sogno, le donne che arrivano dall´Est: trovare una famiglia presso la quale lavorare come badante. Giorno e notte a fianco di un anziano, per assisterlo, pulirlo, dargli da mangiare. Portarlo a passeggio, sostendendo il suo braccio o spingendo una carrozzina. Vitto e alloggio, così non si spende nessuno dei 600 - 800 euro che si guadagnano in un mese. Solo una scheda telefonica per chiamare a casa. Per realizzare il sogno bisogna però giocarsi tutto, come a una roulette russa: si vende ogni cosa, o si fanno debiti, per poter salire su un pullman con un biglietto di sola andata. Anche Irina, ucraina, è in regola con il permesso di soggiorno. «Io ho fatto il mio primo viaggio quattro anni fa. Avevo un visto turistico dell´ambasciata francese a Mosca. Ho pagato 800 dollari, allora, adesso le mie amiche hanno speso dai 1800 ai 2300 dollari. Io con l´organizzazione ho fatto un debito: i primi quattro stipendi sono finiti nelle loro mani. Avevano tenuto il mio passaporto».

Quelli dell´ "organizzazione" (Irina, che conosce bene l´italiano, li chiama «i mafiosi») tengono i contatti con gli amici delle ambasciate e dei consolati e organizzano i pullman che passano qui a Villach. «Con 2000 euro, ti portiamo a Padova». «Con 3000 euro, avrai il tuo lavoro ad Avignone». Fino a un anno fa, quasi tutte le donne che arrivavano in Europa riuscivano a trovare un lavoro, ora quasi tutte rischiano di buttare dalla finestra l´investimento della loro vita. Ma l´ "organizzazione" continua la deportazione, per mantenere in piedi l´unica "industria" di tanti Paesi. A Chisinau, la città di Raia S., un´altra donna, suor Michelina Bettega, racconta la disperazione che spinge le donne a migrare. «Sono qui dal settembre 2000, e ho visto le prime partenze. Italia o Francia, viste dalla Moldavia, sono il paradiso. Un buon stipendio, qui - e parlo di medici, infermieri, insegnanti - è di 800 lei al mese. Un euro vale 15 lei e si fa presto a fare i conti: 800 euro guadagnati in Italia equivalgono a 15 alti stipendi moldavi. Una dottoressa, da noi, guadagna dunque poco più di 50 euro. Il risultato? Ci sono paesi e villaggi dove non ci sono più le donne valide, i bambini sono soli, i vecchi muoiono di fame».

Le donne partite per prime hanno fatto fortuna. «Ma i soldi arrivati da fuori - il 70% dei soldi della Moldavia - hanno scatenato l´inflazione. Nel 2000 bastavano 8000 dollari per comprare un appartamento con cucina e due camere, ora ne chiedono più di 20.000. Chi riceve i soldi dall´estero vive, gli altri no. Ci sono bambini che hanno cellulare e Internet, ed altri che in inverno vivono nelle fogne per scaldarsi. Ci sono interi palazzoni di dieci o quindici piani, quelli del regime comunista con una cucina ogni tre o quattro appartamenti, dove non ci sono acqua, luce e gas perché il comunismo è finito e ogni fornitura non pagata viene tagliata. Io sono di Trento, conosco bene la situazione in Italia. Dico chiaro, alle donne, che non si può più partire perché le parrocchie ci hanno informato che il lavoro adesso non si trova».

Ma non c´è nulla da fare. «Stamattina una professoressa universitaria mi ha detto che ha speso 3000 dollari per comprare il visto e il viaggio. Ha venduto tutto ciò che aveva ed ha chiesto prestiti a tutti i parenti: mi ha detto che non vuole finire come gli altri professori, che vanno in pensione con 14 euro al mese».

Ognuna delle donne ha in tasca un bigliettino con l´indirizzo di un´amica che già lavora o di una parrocchia, come quella di San Pellegrino a Reggio Emilia. Don Giuseppe Dossetti (omonimo e nipote del padre della Costituzione) spiegherà loro che il lavoro non si trova e un posto per dormire non c´è. «Da ottobre ad oggi - dice don Dossetti - sono passate da noi almeno 800 donne dell´Est. Solo qualche decina ha trovato un lavoro». La fame di lavoro scatena la speculazione. «Faccio la badante - dice Ludmila - al posto di un´amica che deve tornare a casa per tre mesi. Mi ha ceduto il posto da 700 euro al mese, ma lei ne ha voluti 500, subito». Tutte con le stesse domande. «Don Giuseppe, c´è lavoro? Don Giuseppe, come dico a casa che non ho soldi?».

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