Da La Repubblica del 12/06/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2004/f/sezioni/politica/ostliberi2/docmist/do...

Ostaggi liberati, i cinque errori di una verità scritta a tavolino. Dov'è il luogo del blitz? Quale il ruolo della nostra intelligence?

Il documento misterioso e gli errori del manipolatore

di Carlo Bonini, Giuseppe D'Avanzo

La liberazione e il messaggio di morte sono diventati temi di campagna elettorale. Attraverso un lavoro grossolano la campagna elettorale si chiude nel segno di uno dei suoi capitoli, impropriamente, diventato centrale: la liberazione degli ostaggi. Soprattutto ora che anche Prodi, sollecitato, ritaglia un suo ruolo nella vicenda, spiegando di aver attivato nei 55 giorni della crisi, canali con i partiti moderati iracheni. "Ho fatto il mio dovere di presidente della Commissione europea e di italiano. Se è servito, non posso che essere felice". Lo stesso fa Berlusconi a Washington, che ora accusa l'opposizione di "antipatriottismo masochistico, paranoico, vergognoso".

Per fare della liberazione degli ostaggi il tema di chiusura della campagna è stata necessaria, tra giovedì e venerdì, un'ultima opera di manipolazione, di cui è possibile ricostruire la storia e indicare l'ambiente in cui è stata veicolata ai media. Il manovratore potrebbe aver commesso un errore. Aveva la necessità di sex up, di rendere più appetibile, la ricostruzione ufficiale offerta dal governo all'opinione pubblica. Ha lavorato in fretta e con mosse alquanto grossolane. Vediamo perché.

Dalla bulimia mediatica scatenata l'8 di giugno si possono ricavare gli elementi base della ricostruzione governativa, irrobustita dal manipolatore. Ricapitoliamoli. L'intelligence italiana ha individuato il covo-prigione. I nostri agenti segreti raccolgono informazioni preziose che indicano come imminente e concreto il pericolo che gli ostaggi o uno di essi sia ucciso l'11 giugno, alla vigilia delle elezioni. A questo punto, per dirla con le parole del ministro dell'Interno e della Difesa, "l'azione di forza era l'unica via percorribile". L'indirizzo della prigione viene "girato" agli americani che se lo vedono confermare da loro fonti e, martedì 8 giugno, in un sobborgo a sud di Bagdad, chiudono il lavoro in due minuti.

Purtroppo, nell'eccitazione di utilizzare questo successo operativo a fini politici, molti - da Berlusconi a Frattini - incappano in rilevanti sviste. La più evidente è il luogo della liberazione. Sud di Bagdad per Frattini. Sud di Bagdad per Berlusconi nella mattinata dell'8 giugno. A sera, Berlusconi ricolloca l'operazione a nord, meglio, a nord-ovest di Bagdad. Ramadi, 110 chilometri dalla capitale, dove dice di essere stato liberato l'ostaggio polacco. Ieri, si cambia ancora. Con un comunicato ufficiale Palazzo Chigi indica ancora a sud di Bagdad il luogo della prigione.

E' la prima incertezza. La seconda investe direttamente il ruolo avuto dalla nostra intelligence. Erano stati "i nostri agenti" a indicarne la posizione alla prima divisione corazzata e alle forze speciali del generale Sanchez? Gli americani non accennano nemmeno a questa eventualità: le informazioni le hanno avute da una loro fonte prezzolata. Né vi accennano i polacchi, che pure hanno contribuito al buon esito dell'azione grazie alle indicazioni di un economo "trattato" dalla loro intelligence.

Che cosa ha fatto allora il Sismi? Non si sa. E' certo, al contrario, che a 72 ore dagli eventi non ha ancora comunicato alla magistratura né il luogo della liberazione, né il numero né l'identità e il destino dei carcerieri (uno, forse due) che ancora martedì sorvegliavano gli italiani.

Su questo scenario, già gravemente in bilico, si allungano altre due ombre. E' stato pagato un riscatto? Lo sostengono fonti di "Emergency", confermando, di fatto, il "mercato" denunciato dal Commissario della Croce Rossa Maurizio Scelli. Ci sono state ore o, addirittura, giorni di vigilia angosciosi come ha raccontato Berlusconi? Pare di no. Il generale Sanchez, in 50 minuti ottiene l'autorizzazione da Roma e in soli due minuti (quindi senza sparare un colpo) la task force si porta via gli ostaggi in elicottero.

Di fronte a questa catastrofe informativa che non riesce a essere cancellata dall'alluvione mediatica, a Palazzo Chigi devono aver deciso le contromosse. Soprattutto, una. Che può essere raccontata così. La nostra intelligence non aveva soltanto individuato il covo ma era anche in grado di ascoltare le conversazioni tra i carcerieri. Da queste, tra sabato 5 giugno e lunedì 7 giugno, gli agenti hanno compreso che le Brigate Verdi si preparavano a uccidere gli ostaggi. Che si preparasse questo "scenario angosciante" lo sostengono pubblicamente il ministro dell'Interno Beppe Pisanu e il ministro della Difesa Antonio Martino. Aver evitato l'esecuzione piega di fatto ogni critica alle ambiguità dell'operazione. Chi avrebbe potuto sollevarle se ai nostri connazionali era stata salvata la vita? Occorreva, però, una evidenza. Il manipolatore si mette al lavoro.

Una buona evidenza sarebbe la rivendicazione già pronta degli assassini. Quel che segue ne è la storia.

Giovedì 10 giugno. Sono passate le 19. Un ufficiale dei carabinieri chiama la Procura di Roma. Riferisce che la "cellula per le esecuzioni di Al Quds" ha rivendicato "l'epurazione dei tre italiani" sul sito Internet della sigla terroristica Ansar Al Islam. L'ufficiale non dice di più. Si limita a leggere il testo della rivendicazione. Di più, si può capire da una nota di agenzia delle 20.21 ispirata da "fonti vicine al ministro dell'Interno". Qui si legge che le Brigate Al Quds, che già hanno ucciso il cuoco Antonio Amato, "applicano la legge del taglione agli ostaggi italiani", per punire "l'arrogante Presidente italiano Berlusconi".

Ai magistrati non viene fornita la schermata della rivendicazione e fino a ieri, 11 giugno, ignoreranno che si tratta di un "forum" Internet che ha accompagnato quel testo con qualche sarcastico commento. Ora bisogna chiedersi: chi "strappa" quel documento al web?

La risposta dovrebbe essere semplice ma diventa invece un mistero inglorioso. Le polizie giudiziarie in Italia sono quel che sono e conviene interrogarle tutte. Dunque: all'Antiterrorismo della Polizia di Stato non ne sanno nulla e aggiungono: "Di questa storia non vogliamo sapere nulla". Il generale Ganzer, comandante del Ros dei carabinieri, addirittura sorride: "Non siamo stati noi a lavorare quell'informazione ed è inutile che mi chiediate chi è stato perché non lo so". Si autoesclude anche la Guardia di Finanza. Restano dunque i servizi segreti. Una qualificata fonte della direzione del Sisde dichiara: "Di quella rivendicazione non sappiamo nulla". Più complicato intercettare direttamente la versione del Sismi. Obliquamente, l'intelligence militare fa sapere a Repubblica di non avere alcun ruolo in questa storia.

Di fatto, i tre tentativi di mettersi in contatto con il direttore Nicolò Pollari o con il suo staff vengono lasciati cadere dal Servizio: "Richiameremo...".

Dunque, il documento della rivendicazione non ha padre. La faccenda diventa ancor più interessante quando, sollecitato da una Procura irritata, il Ros, ieri pomeriggio, invia una prima nota di spiegazione dell'accaduto. Che si apre così: "E' stato rilevato...". Da chi?, chiedono ancora in Procura. Si promette una seconda nota. Che non arriva. Arriva una telefonata: "Abbiamo ricevuto la segnalazione in modo informale da ambienti di intelligence...". E' un supplemento di informazione denso come l'aria.

E' utile, allora, seguire la sola traccia ineliminabile di questo affare: il sito. Che cos'è e chi c'è dietro www. ansarnet. ws/vb?

Il sito è stato aperto soltanto il 31 maggio ad Atlanta, Stati Uniti (ne rifacciamo la storia in queste pagine) da tale R. Rashid, domiciliato a Londra al 184 High Holborn. Chi è R. Rashid? Al suo numero di telefono (+44-207-831-2310) risponde un fax. Il suo domicilio è la sede della stampa araba accreditata a Londra (Arab press house). A quel domicilio di "Rashid" ce n'è soltanto uno: Abdel Rahman Al Rashed, direttore del network all news Al Arabiya, accusato da sempre di eccessiva vicinanza agli Stati Uniti. Questo sito non appartiene dunque ad Ansar Al Islam. Non è la riproposizione del sito del gruppo fondamentalista che ha sgozzato l'ostaggio Nick Berg mostrandone le immagini. Questo sito, agli addetti, appare più un'esca costruita da qualche intelligence occidentale per raccogliere, tra i radicali e fondamentalisti islamici, nomi, contatti, notizie, avvisaglie di possibili attentati. Ragionevolmente, però, "Rashid" o il suo provider dovrebbero essere stati tempestati di chiamate quantomeno dalle "fonti investigative" che divulgano la notizia, consegnandola ai media e ai magistrati.

Curiosamente, non è avvenuto. Per altro, trattandosi di provider occidentali, il computer da cui è stata spedita nel "forum" la rivendicazione è facilmente individuabile.

Queste conclusioni, che possono essere messe insieme da chiunque, non sono state fornite ai magistrati. Il perché è chiaro. Il documento di rivendicazione non serve per le indagini (la magistratura è soltanto la sponda della manipolazione). La rivendicazione deve soltanto spingere l'opinione pubblica a credere che gli ostaggi stavano per essere uccisi. Dunque, quel che conta non è come il governo ha risolto la crisi, ma che lo ha fatto con successo.

Ma la fretta ha costretto all'errore il manipolatore. Non c'è nessun apparato di investigazione e sicurezza che rivendica la paternità di quel lavoro ed è ragionevole pensare che questi apparati possano documentare le loro estraneità. Le modalità di trasmissione della "rivendicazione", per altro, non sono quelle di un apparato investigativo. Se si esclude il mondo dell'investigazione e dell'intelligence c'è solo un ambiente che può nascondere il "padre" della manovra. E' il governo. E' un fatto che, giovedì sera, della notizia è al corrente lo staff politico del ministro dell'Interno. E questo sostiene di essersi mosso in questa vicenda, quale che sia quel che ha fatto, sempre con l'autorizzazione di Palazzo Chigi.

Vedremo nelle prossime settimane se la Procura di Roma avrà la forza per venire a capo di queste mosse abusive che, in ogni caso, si aggiungono al rosario di domande senza risposta, di ricostruzioni contraddittorie di cui il governo, prima o poi, dovrà pure rendere conto. Palazzo Chigi, ieri, con una nota ufficiale ha riconfermato la sua traballante versione, annunciando che "sin d'ora opporrà soltanto il silenzio". Al contrario, dopo l'ultima manipolazione, diventa più necessario di ieri che Berlusconi racconti finalmente come sono andate le cose.

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