Da Corriere della Sera del 23/09/2004

L’INTERVISTA

«Errore, il Colonnello è ancora un pericolo»

di Ennio Caretto

WASHINGTON - «E' un rischio, una scommessa azzardata. Io non fornirei armi a nessuno in Medio Oriente, è una regione polveriera. Ma, nel caso della Libia, c'è anche un motivo preciso: la Libia figura tuttora nell'elenco dei Paesi sponsor del terrorismo del Dipartimento di Stato». Paul Berman fa una pausa: «Spero che i 25 dell'Ue non abbiano fatto un errore, era meglio se aspettavano e si limitavano a revocare le sanzioni economiche, come noi». Al telefono da New York, l'autore di «Terrorismo e liberalismo», uno dei massimi esperti Usa del mondo islamico, non nasconde i suoi dubbi sulla totale apertura europea a Gheddafi «che potrebbe rivelarsi prematura».

Ma Gheddafi non denuncia il terrorismo?
«Gheddafi ha risarcito i danni per la strage del volo Pan Am a Lockerbie nell'88 e ha rinunciato alle armi di sterminio. Ma il Dipartimento di Stato sospetta ancora che abbia tentato di fare assassinare il principe saudita Abdullah».
«Una cosa è che dia informazione su gruppi terroristici nel Pakistan e in altri Paesi islamici, un'altra è che si muova in segreto per colpire quelli che considera nemici. Gheddafi vuole legittimarsi e reinserire la Libia nella comunità delle nazioni. Ma la Libia non è una democrazia. Che bisogno ha Gheddafi delle vostre armi? A che cosa gli servono?» .

La collaborazione della Libia non è importante nella lotta all'immigrazione clandestina?
«Lo è soprattutto per l'Italia. E' tra i Paesi europei più esposti a questi pericoli. Sono favorevole a pagare la Libia se fa la brava ragazza, ma, ripeto, bastava seguire l'esempio di Bush, che l’ha sdoganata solo economicamente».

Sospetta che con l'apertura militare l'Ue miri anche ad assicurarsi il petrolio libico?
«E' probabile che l'Ue faccia un calcolo di questo genere, perché noi stiamo tentando di semimonopolizzare il greggio libico».

Lei non è convinto della conversione di Gheddafi.
«Io sono un liberal, ma in casi come questo sono d'accordo con un presidente repubblicano, Ronald Reagan, che diceva: fidati, ma prima verifica. Reagan lo diceva dell'Urss, io lo dico del mondo arabo».

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