Da Corriere della Sera del 29/09/2004

L’Udc: non sia questo Cda a privatizzare. Gasparri: ne ha titolo

«Rai, da marzo in Borsa almeno il 20 per cento»

L’annuncio del premier. Conti, salgono utili e pubblicità

di Paolo Conti

ROMA - E’ Silvio Berlusconi a tagliare corto sulle mille voci che corrono sulla privatizzazione della tv pubblica: «La Rai sarà quotata in Borsa almeno per il 20% entro marzo». Cinecittà, ieri mattina verso le 11. Arriva il presidente del Consiglio che si concede una visita privatissima agli studi dove si sta girando lo sceneggiato tv «Rome», coproduzione italo-americana sull’antica Roma. Ad accoglierlo due uomini Rai: il direttore generale Flavio Cattaneo e il suo predecessore Agostino Saccà, ora alla guida di Rai Fiction. Berlusconi chiacchiera con gli attori, con le comparse e con i produttori statunitensi della Hbo. E proprio a loro conferma l’imminente quotazione in Borsa della Rai. Chi ha parlato di crescenti perplessità sull’operazione voluta da Cattaneo da parte del governo, in particolare del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, è stato smentito. La quota, secondo le previsioni di Cattaneo, sarà superiore al 20% e probabilmente sfiorerà il 25%. Il valore complessivo della Rai potrebbe avvicinarsi ai 5 miliardi di euro: poiché il 75% della vendita finirà nelle casse dello Stato, il bilancio pubblico potrebbe ricevere un miliardo di euro in più circa.

L’annuncio di Berlusconi coincide con la relazione semestrale 2004 della Rai presentata da Cattaneo al consiglio di amministrazione che l’ha approvata. Ecco i dati ufficiali di viale Mazzini: l’utile netto segna un aumento dell’80% circa passando dai 46 milioni di euro del primo semestre 2003 agli 82 milioni del 2004. Anche le previsioni di fine anno, che tengono conto dell’esborso straordinario di 140 milioni di euro per gli Europei di calcio e l’Olimpiade, indicano un risultato positivo. Ancora: aumento degli introiti pubblicitari superiore del 15.6% rispetto all’andamento di crescita del mercato. Sono cifre che, per Cattaneo, intendono preparare il terreno alla privatizzazione. Ora l’annuncio di Berlusconi accelera i tempi («entro marzo»).

Il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, giudica «molto positiva» la relazione semestrale di Cattaneo. In quanto alla privatizzazione «c’è forte interesse da parte dei privati ma non ci sono ancora trattative avanzate». Ma nella maggioranza resta lo scoglio del consiglio di amministrazione. L’Udc insiste con la sua linea, come conferma Antonio Iervolino, capogruppo in commissione di Vigilanza Rai: «Questo Cda non può gestire la privatizzazione dell'azienda Rai. È inimmaginabile che un vertice aziendale sfiduciato dalla maggioranza dei suoi azionisti conduca la fase di privatizzazione che Berlusconi ha ancora oggi annunciato». Replica Gasparri in Vigilanza: «Questo Cda dà ampia garanzia sui risultati economici, sul pluralismo e sull’audience e quindi ci sono gli estremi giuridici per continuare».

L’opposizione condivide l’analisi dell’Udc sul Consiglio ma soprattutto attacca Berlusconi sulla privatizzazione. Dice Giuseppe Giulietti, ds: «La sua esternazione conferma che il conflitto di interessi non è mai stato risolto». Sul nodo vero e proprio della privatizzazione una parte del centrosinistra è fieramente ostile. Per esempio Sergio Bellucci, di Rifondazione: «Una scelta sciagurata, ci vuole una mobilitazione, la comunicazione è un bene comune e può essere garantita solo da un’azienda pubblica». Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi: «In pieno regime di conflitto di interessi, la privatizzazione della Rai sarebbe un colpo pesantissimo al pluralismo dell'informazione, e poi questo Cda è sfiduciato, decaduto, illegale».

C’è anche la contestazione del presidente dell’Autorità delle Telecomunicazioni, Enzo Cheli: «Il tetto dell’1% al possesso di azioni Rai in vista della privatizzazione è troppo basso e può disincentivare l’interesse degli operatori medio-grandi». Gli ribatte sempre Gasparri: «Quel limite ha una sua ragione di esistere ed è una scelta ben prevista, legata al fatto che non si tratta di una società normale ma di una società che svolge un servizio pubblico nel campo dell’informazione».

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