Da La Stampa del 11/10/2004

L'Italia e i diritti umani

Beccaria, chi era costui?

di Michele Ainis

Fra i meriti di Amnesty International ve n'è uno su cui conviene qui fermare l'attenzione: la denuncia della malafede di molti paesi occidentali, che per un verso si fanno paladini dei diritti umani contro l'ingiustizia (imponendone il rispetto oltre confine sulla punta delle baionette), per un altro verso spesso li calpestano all'interno dei propri territori. L'Italia, dal canto suo, non fa eccezione. Anzi: lo scarto fra il diritto e il fatto, fra l'astratta previsione delle regole giuridiche e le loro applicazioni spesso deformi e deformanti, corrisponde a un tratto della nostra storia, del nostro costume nazionale. E del resto, il vecchio statuto di Carlo Alberto non sopravvisse forse per un secolo esatto, mantenendo sulla carta le sue garanzie di libertà nel mentre che il popolo italiano sperimentava la dittatura del fascismo?

Più di recente, questa ipocrisia legislativa si rivolge agli impegni internazionali siglati dall'Italia, e sistematicamente disattesi dal suo diritto nazionale. Come documenta l'ultimo dossier di Amnesty International (L’Italia e i diritti umani), sono infatti numerosi i fronti sui quali il nostro paese si rivela tuttora inadempiente. L'adeguamento della legislazione interna dopo l'istituzione della Corte penale internazionale, che dunque rimane come un corpo senza gambe, benché la firma e la ratifica risalgano al 1999. Il lassismo giuridico circa il controllo del commercio di armi, e soprattutto di quelle leggere, nei cui riguardi l'Italia è d'altronde il secondo paese esportatore al mondo. La vergognosa assenza (unica in Europa) di una legge sul diritto d'asilo, ciò che a conti fatti si traduce in un deficit di garanzie per i rifugiati, nonostante la solenne previsione iscritta nell'art. 10 della carta costituzionale. E si traduce inoltre in episodi ben poco commendevoli come quello riguardante la nave Cap Anamur, col suo carico di 37 naufraghi africani rispediti oltre frontiera.

Ma se c'è una pagina nera che occorre al più presto cancellare, questa riguarda il reato di tortura. 8 proposte di legge presentate - e mai decise - nella legislatura in corso. Il voto della Camera nella seduta del 22 aprile 2004, stabilendo che è vietato torturare per due volte, ma una volta sola no. Col risultato che ancora manca l'introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale. E che il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni unite contro la tortura (del 2002) non è mai stato ratificato dall'Italia. Eppure il nostro paese ha dato i natali a Cesare Beccaria, che nel 1764 firmò la più lucida condanna della violenza perpetrata con tutti i crismi del diritto. Due secoli e mezzo dopo, non sarebbe male ricordarsene.

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