Da La Repubblica del 14/10/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2004/j/speciale/altri/elezioniusa/webcamp/web...

Per la prima volta la rete ha una parte preponderante in un'America divisa come mai prima conta anche il web

Il voto al tempo di internet migliaia di siti, chat e blog

La scoperta di Dean, la raccolta fondi, i video e le gaffe ma soprattutto una grande forma di controllo di massa

di Alberto Flores D'Arcais

Che quelle del 2004 sarebbero state elezioni diverse se ne accorsero tutti più di un anno fa, quando la stella di Howard Dean - oscuro ex governatore del Vermont - iniziò a brillare nel firmamento elettorale oscurando protagonisti ben più famosi di lui. Nelle redazioni dei giornali e nei superattrezzati studi dei talk-show televisivi giornalisti di lungo corso si domandarono da dove fosse spuntato Dean e come fosse possibile che il quarto o il quinto potere non se ne fossero quasi resi conto. La risposta era semplice: internet.

Attraverso la rete, e grazie all'abilità di giovani creativi - soprattutto in California - Dean era riuscito a far arrivare il suo messaggio "pacifista" a milioni di elettori democratici scontenti e delusi dalle posizioni ufficiali del partito e a milioni di giovani che il prossimo 2 novembre si recheranno per la prima volta alle urne. Cosa ancora più importante, attraverso internet l'ex governatore del Vermont era riuscito a raccogliere fondi per milioni di dollari, surclassando tutti i suoi avversari. Sappiamo come il sogno di Dean sia finito male, ma il suo metodo è diventato quello di tutti e da allora la rete è diventata il mezzo principale - sia per i democratici che per i repubblicani - nella lunga corsa per conquistare la Casa Bianca.

Attraverso internet i due partiti sono stati in grado di raggiungere milioni di elettori (e non) che con i mezzi tradizionali non sarebbero stati mai contattati. Gente in maggioranza giovane (ma non solo), che non legge i giornali, guarda poco la televisione e se la guarda preferisce i reality ai talk-show politici. Una fascia dell'elettorato stimata dalla Gallup come il 47 per cento di quello totale.

Ovviamente internet esisteva già anche nell'autunno del 2000 (le ultime elezioni presidenziali) quando la "bolla" della New Economy era già scoppiata e nell'America supertecnologizzata già decine di milioni di persone navigavano online. Ma ancora quattro anni fa la campagna elettorale si fece soprattutto in televisione - con gli spot, i dibattiti, i talk-show - e con i classici comizi in giro per gli States.

Adesso su internet e grazie a internet i due partiti lanciano i loro slogan, fanno vedere in anteprima gli spot che andranno sulle televisioni nazionali e locali, raccolgono milioni di dollari ogni mese e soprattutto usano la rete per gli attacchi frontali all'avversario. Grazie allo "spazio senza limiti" gli uomini di Bush o i "veterani del Vietnam contro Kerry" possono martellare per mesi gli elettori sui "falsi" e le contraddizioni del candidato flip-flop e quelli di Kerry possono attaccare senza sosta il presidente sulle "bugie" che racconta sull'Iraq o sulla sanità pubblica.

In ogni comizio sia Kerry che Bush sono costretti a ricordare l'indirizzo del loro website e se - come accaduto al vice presidente Cheney durante il dibattito televisivo con Edwards - si confonde un '.com' con un '.org' nel giro di poche ore ci sono siti sconosciuti che diventano popolarissimi e altri la cui citazione diventa un boomerang per il candidato che l'ha fatta.

I siti che parlano in qualche modo della corsa alla Casa Bianca sono migliaia, nelle chat room si discute di politica come mai è avvenuto prima, ci si insulta, si organizzano manifestazioni, comizi, incontri, si pubblicizzano film e documentari di propaganda (quello di Michael Moore ha avuto una grandissima promozione online) e soprattutto si legge quello che scrivono i blogger.

Anche i blog non sono nati per le elezioni. Ma questi diari online - scritti da persone spesso molto schierate politicamente - sono seguitisssimi dalle masse di internet, tanto seguiti che i loro autori sono diventati nel giro di pochi mesi delle vere e proprie star: i giornali parlano di loro, vengono invitati alle trasmissioni televisive, hanno avuto un posto d'onore sia alla convention democratica che a quella repubblicana e alcuni tra loro sono oggi letti dagli uffici stampa dei partiti al pari dei più prestigiosi editorialisti del New York Times o del Washington Post. Negli ultimi mesi della sfida tra Bush e Kerry i blogger sono diventati una fonte vitale di informazione e di commento, una alternativa reale a carta stampata e televisioni.

Sulla scia di 'MoveOn', sorta di partito online che diede il via alla marcia di Dean, centinaia di altri siti si sono organizzati autonomamente o grazie all'appoggio esplicito del partito dell'asinello (i democratici) o del Great Old Party (i repubblicani). Online puoi cercare (e trovare) i biglietti per i comizi dei due candidati come quelli dei concerti anti-Bush di Springsteen; puoi registrarti come elettore (repubblicano, democratico o indipendente) e puoi ottenere la scheda per votare via posta; puoi "scambiare" il voto con elettori degli Stati battleground, tecnica usata dai democratici per recuperare negli Stati decisivi una parte dei voti che andrebbero a Nader; puoi organizzare marce di protesta pacifiste dando appuntamento online all'ultimo momento per sviare la polizia oppure appoggiare la guerra al terrorismo della Casa Bianca mobilitando veterani e amanti delle pistole nello spazio pubblico dove sta per arrivare Kerry.

I blogger sono in genere molto partisan, e questo in un'America divisa come raramente è accaduto sembra piacere molto. Il dialogo online permette a tutti di esprimere le proprie opinioni, di attaccare l'avversario in modo cattivo e spesso con gli insulti ma anche di mettere in evidenza in tempo reale gli errori, le bugie e le ambiguità dei due candidati, tutte cose che la stampa scritta non è assolutamente in grado di fare.

Durante i tele-dibattiti milioni di americani invece che guardare la televisione, oppure guardandola in contemporanea, seguono gli scambi di colpi attraverso i commenti in diretta dei bloggers e con questa parola - che ai puristi della lingua e del giornalismo non piace - anche giornali come il New York Times hanno dovuto fare i conti tanto che durante il dibattito di St. Louis una delle grandi firme del giornale ha commentato il match minuto per minuto online.

Nei blog l'americano medio (e chiunque voglia in ogni parte del mondo) può trovare una quantità di ottima informazione, notizie che altrimenti non troverebbe da nessuna altra parte. Grazie ai blogger sono stati "smascherati" i gravi errori di un mito della televisione come Dan Rather, il popolarissimo anchorman costretto a chiedere scusa per aver preso per buono un documento contraffatto sui trascorsi militari di Bush nella guardia nazionale. E come spiega il direttore del Center for Media and Public Policy della Heritage Foundation (un thinktank conservatore) "la Cbs è un ricco network che può assumere centinaia di persone per verificare una notizia ma è un numero comunque basso per combattere contro i milioni di persone che 'verificano' la verità online".

La campagna presidenziale con i suoi colpi (spesso bassi) lanciati ogni giorno, con le sue accuse e controaccuse, è il terreno ideale per i blogger e i siti di ogni tipo. Ne sa qualcosa John Kerry a settembre era crollato nei sondaggi in seguito alla campagna denigratoria da parte degli ex combattenti del Vietnam che scatenata contro di lui online e con gli spot televisivi. E ne sa qualcosa Bush le cui posizioni sono quotidianamente ridicolizzate in centinaia di website nati solo per quello scopo.

Se da una parte (quella democratica) ci sono MoveOn, 'BuzzFlash', 'Smirkingchimp' più altre centinaia, schierati dalla parte repubblicana ce ne sono altrettanti, 'BlogsforBush', 'John Kerry Attack Matrix' che oltre alle risposte in tempo reale ha numerosi videoclip per "smascherare" il candidato democratico. Anche se il videoclip più gettonato è stato finora quello che mostra le "smorfie" di George W. durante il primo dibattito con Kerry in Florida. Montato in fretta e furia dai democratici era su internet quando i candidati avevano appena lasciato la sala. E tutte le tv lo hanno dovuto riprendere il giorno dopo.

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