Da La Repubblica del 02/10/2004

Parla il grande scrittore turco Yashar Kemal

"Noi, più che Frontiera un ponte per il futuro"

"Siamo da sempre il confine che vorremmo superare. È un´idea che circola da due secoli. Abbiamo bisogno dell´Europa, ma anche voi di noi"

di Marco Ansaldo

ISTANBUL - «Certo che l´Anatolia è Europa! Ci mancherebbe altro. E´ proprio vero: l´Europa, se ha dubbi su questo, deve aver perso la sua identità. La Turchia intera è Europa. Lo è sempre stata. Non solo Istanbul, o Smirne, o la costa dell´Egeo. No. Il Kurdistan è Europa. La Cukurova, regione dove sono nato, è Europa. E, naturalmente, l´Anatolia». Si infervora, Yashar Kemal, ad ascoltare le obiezioni di chi vuole mettere in dubbio l´identità europea dei turchi. «Davvero da voi dicono che non vogliono avere i musulmani a colazione? - chiede incredulo - davvero dicono che se non ci fossero i militari, anche qui taglieremmo la testa agli occidentali?». Poi, il suo stupore risentito si dirada e lascia il campo a una grande risata omerica. «Ma sicuro che siamo europei, non abbiate paura. Ora vi spiego perché».

Seduto a un tavolino traballante del suo ristorante preferito a due passi da piazza Taksim, trafficato centro di Istanbul, Yashar Kemal, lo sciamano della letteratura turca, poeta dei curdi, cantore di una regione lontana e travagliata, è afflitto. «Non ne posso più di vivere in questa città, troppi impegni, troppi svaghi, non riesco a concentrarmi sul mio lavoro». Rivolto alla seconda moglie, Ayshe Semiha, docente di strategia delle pubbliche relazioni all´Università di Bilgi, che lo ascolta paziente esclama: «L´ho deciso ieri sera. Me ne vado a scrivere in cima a una montagna. Sulla Cukurova. Così posso finalmente finire il mio libro». Parla dell´Isola, ultimo di quattro volumi dedicati al tema dell´ecocidio e al genocidio degli esiliati. Un colossale affresco naturalista di forte sapore allegorico, i cui primi tre tomi sono già usciti in Turchia.

Kemal non concede più nemmeno interviste da molti anni. Giornalista per la prima parte della sua vita («un mestiere che mi ha tolto tanto tempo, ma mi ha insegnato anche molto»), rifiuta continue offerte di colloqui e collaborazioni. Ma l´Omero turco, come è considerato in patria l´autore di Tu schiaccerai il serpente, Terra di ferro, cielo di rame, Mehmet il falco, e tanti altri titoli pubblicati in Italia dall´editore Tranchida, e che non conosce nemmeno la sua età (pensa di avere 82 anni), non rinuncia a incontrare un amico. E, con lui, si apre a parlare del suo paese, del percorso verso l´agognato traguardo comunitario, dell´identità anatolica, degli ultimi avvenimenti come la riproposizione dell´adulterio come reato penale tentata dal primo ministro conservatore, di forte radici islamiche, Recep Tayyip Erdogan.

«Questa crisi è successa perché Erdogan era pressato dalla base, dai tradizionalisti che remano in senso contrario. Per ora la cosa si è risolta, ma il caso non ha contribuito a rasserenare coloro che sono contrari all´ingresso della Turchia in Europa. Non so che decisione verrà presa a dicembre, se Bruxelles dirà sì oppure no alla data di inizio delle trattative. Però questo paese non merita inganni. Perché mai non dovrebbero accettarci, poi? Perché siamo musulmani e abbiamo una cultura diversa? Da quando ho l´età della ragione c´è una cosa che dico sempre: nessuna civiltà ha mai nuociuto a un´altra. Una commistione di culture diverse può anzi far solo del bene. Il mondo è un giardino di mille fiori, e tutti i saperi si alimentano tra loro. La cultura italiana, o quelle di Francia e Spagna non sono propriamente europee, ognuno cioè ha la sua individualità. E l´Inghilterra? Ancora oggi resiste su molte cose, ha specificità tutte sue. Eppure cinquant´anni fa non avremmo mai detto che gli inglesi sarebbero entrati nella Comunità. La Turchia è da sempre al confine con l´Europa. A poco per volta entrerà a farne parte.

Sono duecento anni, dai tempi del sultano Mahmud II, che i turchi ambiscono a entrare. Era un´idea fissa dell´Impero Ottomano. Poi tante cause l´hanno impedito: l´analfabetismo, le guerre interne, la rivoluzione di Ataturk. Questo è un paese confuso e non ha mai potuto raggiungere quell´obiettivo. Ma ha sempre fatto parte dell´Europa. Basti pensare alla storia. L´ingresso dei turchi non sarebbe altro che uno sviluppo naturale degli eventi. Una prosecuzione del loro cammino verso occidente.

Questa fase è dunque centrale per il futuro dell´Unione. La Turchia ha bisogno dell´Europa, ma anche voi di noi. Voglio fare un esempio. Qui noi non stiamo vivendo in democrazia. Forse sta arrivando solo ora, dopo quasi un secolo di repubblica. Ma anche in Europa la democrazia è scarsa. Il problema è che questo concetto non è sufficiente per l´uomo attuale. Ebbene, l´Unione dovrà ripensare a tutto ciò, soprattutto ai diritti dell´uomo che non vengono rispettati. Dunque dare il via libera alla Turchia costringerà il nostro e gli altri paesi a riflettere su regole uguali per tutti.

Difatti avete ragione: dobbiamo ancora lavorare per colmare il divario. Troppe le manchevolezze nel campo delle libertà civili. Però questo paese e´ sulla strada giusta. E i passi importanti che ha fatto lo porteranno a diventare una vera democrazia, non una democrazia inventata come oggi».

Uno sguardo oltre la vetrina, verso il traffico incessante delle macchine che corrono verso il Bosforo, verso i ponti che uniscono l´Europa all´Asia. «Piuttosto, bisogna chiedersi perché la civiltà europea è nata nel Mediterraneo: perché - rispondo - Grecia, Egitto, Mesopotamia si trovavano sul Mediterraneo. Il mondo è un cumulo di emigrazioni e tutte le civiltà antiche sono giunte in quest´area formando una sintesi. La cultura turca e quella anatolica fanno parte di questo centro, e hanno dato tanto alla cultura europea: nella letteratura, nelle arti, nella filosofia. Pensiamo a Omero, a Talete, ai sette saggi di Mileto. Invece, quanti grandi poeti come Nazim Hikmet avremmo potuto regalare alla civiltà se negli ultimi cento anni la nostra cultura non fosse stata limitata. L´Anatolia è una terra che ha visto tante guerre, ma se non fosse mai esistita non sarebbe nata nemmeno l´Iliade. E perciò non ho dubbi, è Europa».

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