Da La Stampa del 08/11/2004

Con l’«amico» Bush

Putin sorride ma la sfida resta aperta

di Giulietto Chiesa

Ma siamo sicuri che Vladimir Putin ce la dice tutta? Il suo entusiasmo per la vittoria di Bush sembra contenere un sottile sarcasmo, non appena si guardi ai contenziosi molteplici che stanno dividendo la Russia Neo-zar e l'America Neo-con. Su tutto il perimetro russo (salvo i 6000 chilometri «cinesi») Mosca e Washington sono in evidente tensione. A cominciare dall'Ucraina e dalla Bielorussia. Il presidente bielorusso Lukashenko non piace né a Bush, né a Putin. Ma Putin vuole tenere la Bielorussia legata alla Russia, e si aspetta che Minsk cada verso nord-est quando Lukashenko cadrà. Mentre Washington sta attivamente creando le premesse affinchè la Bielorussia, con la resa di Lukashenko, cada verso l'Europa. Per questo usa come punta di lancia una parte della «nuova Europa».

Si guardi all'Ucraina. La partita - come ha mostrato il primo turno elettorale - è in equilibrio, ma Putin punta ad averla con sé, a tutti i costi. Questo è il programma di Janushkevic, suo candidato. Ma gli Stati Uniti vogliono Jushenko. E se vince Jushenko l'Ucraina andrà in occidente e il progetto strategico di Putin, di ricostituire la gran parte dell'Unione Sovietica unendo Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan, e magari anche l'Armenia, andrà a rotoli. Sarebbe l'ultimo atto della disgregazione del mondo slavo, un evento storicamente non inferiore al crollo sovietico.

La Georgia è ormai nell'orbita americana e Nato. Dunque perduta per Putin. Ma Putin è stato arbitro e mediatore nelle elezioni dell'Abkhazia separatista. E finchè l'Abkhazia è sotto tutela russa, così come l'Ossezia del Sud, la Georgia non si riunificherà. Più a est l'Azerbajgian è tutto in mano alle compagnie petrolifere occidentali, e chiude l'Armenia in una morsa. Putin non gradisce, e si vede. E si arma. In Asia Centrale gli Stati Uniti costruiscono basi in Uzbekistan, e Kirghizia, e Mosca ricostruisce le proprie, andate in disuso nel decennio precedente. Mossa dopo mossa Putin tallona Bush. E la calma in Afghanistan è in funzione, anche, del temporeggiare di Mosca, che ne fa materia di mercanteggiamento.

Putin, il Temporeggiatore, ha bisogno di tempo. I denti li mostra per sorridere, anche perché adesso sa che i prossimi quattro anni avrà a che fare con un'America ancora più decisa a fare da sola, e a dichiarare nemici tutti coloro che non le sono esplicitamente amici. Dunque Putin si dichiara esplicitamente amico. Ma le frizioni restano grandi. Alcune si possono rimandare, e Putin fa tutto ciò che è in suo potere per rinviarle. Ma altre incombono e, per ritardarne l'effetto deflagrante bisogna essere in due. L'Ucraina è la principale. Se a Putin viene a mancare questa pedina la sua partita è perduta. Sarà qualcosa di molto peggio, per Mosca, dell'allargamento a est della Nato, e della perdita delle tre repubbliche baltiche. Sarà la fine del progetto di Putin. Forse anche di Putin. E allora il sorriso potrebbe velocemente trasformarsi in una maschera d'ira. I denti si vedono anche quando li si digrigna.

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