Da La Stampa del 04/11/2004
Originale su http://www.lastampa.it/redazione/news_high_tech/archivio/0411/blogelez...

I primi a sbilanciarsi, quando le tv non davano cifre. Ma hanno sbagliato clamorosamente

La notte elettorale dei blog: più coraggio e più errori

di Anna Masera

«No surrender».Le parole della canzone rock di Bruce Springsteen, grande sostenitore del candidato democratico Kerry, campeggiavano ieri sui siti Internet dopo una notte di furore digitale per le presidenziali Usa. Protagonisti i blog (da «web log»), i siti personali di milioni di cittadini, politici, giornalisti, professionisti, artisti, attivisti e simpatizzanti, illustri sconosciuti che hanno affiancato i media tradizionali nell'analisi delle prime vere elezioni elettroniche del mondo.

E' cominciato tutto sul web, martedì poco dopo mezzanotte: i grandi network americani non davano ancora le cifre, ma due siti azzardavano le prime previsioni online. L'avevano preannunciato, che avrebbero pubblicato prima degli altri i dati non definitivi, anche se alla fine si sarebbero rivelati sbagliati. Detto, fatto. Il primo è stato - come ormai da tradizione - il Drudge Report (www.drudgereport.com), la stella dei blog politici made-in-Usa (per intenderci, Matt Drudge è quello che scoprì e rivelò per primo l'affaire Monica Lewinsky-Clinton), pubblicando i primi exit poll che davano Kerry in vantaggio in Florida. Contemporaneamente la caustica webzine Slate (www.slate.com) pubblicava i primi exit poll sugli Stati in bilico, dando Kerry in testa in Florida e Ohio. Dato che si è rivelato altrettanto fuorviante.

«E' stata una notte di follia», scriveva ieri «Le Monde», che ha seguito le elezioni politiche Usa sui blog con la corrispondente Corine Lesnes (http://clesnes.blog.lemonde.fr), la quale adotta con ironia la definizione di «giornalista in pigiama» che il «New York Times» ha appioppato ai blogger, perchè possono lavorare comodamente da casa a tutte le ore. Anche in pigiama: basta avere un collegamento a Internet. E in effetti ieri sul web, tra opinionismo selvaggio e notizie incontrollate, si è scatenato il caos. Ma al di là degli errori di valutazione, il dato positivo rilevato da tutti gli osservatori è la larga partecipazione al processo democratico. Il collegamento a un mezzo di comunicazione interattivo come Internet ormai è diventato la norma.

Sicuramente è stata una prova del fuoco per la politica in diretta. Senza lasciarsi suggestionare dalla prudenza adottata dai grandi media, i blog hanno fatto circolare tutto: le voci, i sondaggi, gli exit poll, le proiezioni e persino le informazioni a metà. Sembravano talmente credibili, le voci sul vantaggio di Kerry lanciate via Internet, che a un certo punto Wall Street ha vacillato e gli operatori hanno cominciato a vendere furiosamente.

Più tardi, a notte inoltrata, Matt Drudge - repubblicano di fede - si è rimangiato le previsioni e ha pubblicato senza esitazione e con sollievo la sua opinione, con tanto di foto del presidente: «E' Bush il vincitore». Invece www.MoveOn.org, blog noto per le sue posizioni anti-Bush, è rimasto in luttuoso silenzio-stampa, con un semplice appello alla partecipazione degli elettori ma senza offrire seguiti alla serata. Anche il blog di Michael Moore (www.michaelmoore.com), il regista attivista anti-Bush noto per il controverso film-documentario «Fahrenheit 9/11», ha accolto solo i messaggi degli elettori che non hanno potuto votare o testimoni di irregolarità.

Alla fine però è arrivata l'ora dei commenti: Charles Johnson, il blogger repubblicano di «Little Green Footballs» (www.littlegreenfootballs.com/weblog), si immagina la faccia di Kerry e dei suoi sostenitori di fronte alla vittoria di Bush, mentre l'ultimo «post» (messaggio pubblicato) su Daily Kos (www.dailykos.com) non nasconde l'irritazione con i network tivù che davano Bush vincitore: «Contate i voti. In Ohio non è finita». Poi capitola.

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