Da Corriere della Sera del 13/11/2004

Intervista al ministro della Difesa, Michèle Alliot-Marie, sulla crisi con il Paese africano: «Legittima la nostra azione»

Percorso di pace

«Chirac l’ha spiegato. La Francia intende proseguire la sua azione di pace, nell’ambito fissato dall’Onu»

di Massimo Nava

PARIGI - «Sulla Costa d’Avorio non è il momento di scambiarsi anatemi ma di trovare una soluzione». Il ministro della Difesa francese, Michèle Alliot-Marie, affronta la crisi del Paese africano che ha investito anche la Francia in occasione della visita in Italia al Collegio di Difesa della Nato in questa intervista al Corriere .

Alcuni esponenti ivoriani dicono che sarà il Vietnam francese.
«Il Presidente Chirac ha auspicato "che la Costa d'Avorio ritrovi il cammino della riconciliazione nazionale". È in questo spirito che la Francia intende proseguire la sua azione di pace, nell'ambito fissato dalle Nazioni Unite. La Francia è amica della Costa d'Avorio».

C'è il rischio di un’escalation militare della Francia?
«Non si tratta di un problema franco-ivoriano, ma della violazione di un accordo sotto l’egida dell’Onu. Per questo la comunità internazionale condanna simile atto. È indispensabile che gli impegni politici assunti da tutti i protagonisti della crisi siano mantenuti. Tutta la nostra azione con l'Onu mira a impedire che la Costa d'Avorio precipiti nella guerra civile».

Perché tutti i protagonisti (il presidente Laurent Gbagbo, ribelli, residenti francesi) hanno qualcosa da rimproverare alla Francia?
«La Francia esercita il diritto di legittima difesa di fronte a un’aggressione che ha ucciso nove militari francesi e ne ha feriti altri trentaquattro. Tutti erano lì per assicurare la pace. D’altro canto, le azioni avviate dalla Francia mirano soltanto a garantire la sicurezza ad Abidjan nell'interesse dei residenti francesi e stranieri, insieme con le forze di sicurezza ivoriane. In nessun caso mirano a destabilizzare le istituzioni ivoriane».

La distruzione di aerei e elicotteri dell’esercito ivoriano risponde alle regole d'ingaggio del mandato Onu? Una reazione legittima ma impulsiva può aver acceso gli animi?
«La comunità internazionale, attraverso l’Onu, ha riconosciuto il nostro diritto di legittima difesa. L'azione rientra nel mandato affidato dal Consiglio di Sicurezza. La neutralizzazione di apparecchi che avevano violato il cessate-il- fuoco, ucciso soldati incaricati dalle Nazioni Unite, era giustificata. Si tratta di una risposta adeguata e proporzionale a quanto accaduto il 6 novembre».

Si sostiene che la Costa d’Avorio è un altro capitolo della battaglia per le sfere d'influenza in Africa. «Le Monde» ritiene che agli Stati Uniti non dispiacciano le difficoltà della missione francese.
«È del tutto inesatto. La comunità internazionale e la Francia hanno un solo obiettivo: il ritorno ad un processo di riconciliazione secondo gli accordi di Marcoussis e Accra. In questa storia gli Stati Uniti hanno dimostrato un atteggiamento perfetto di sostegno alla legalità internazionale e di condanna della suo violazione. Ricordo che fin dall'inizio della crisi, in ottobre 2002, fu una scuola americana ad essere evacuata a Bouaké dai militari francesi».

Si sente dire che la Costa d'Avorio stia diventando un centro d'interesse strategico per i giacimenti off shore nel Golfo di Guinea. Come valuta queste analisi?
«Non vedo il legame con l’attuale crisi. È invece certa che l'assenza di regolamento politico sia proprio all'origine delle difficoltà che incontra la popolazione e dell'impoverimento del paese».

Un'ultima domanda, riguardo la sua visita in Italia. Le divergenze in seguito alla crisi irachena possono ostacolare il progetto di difesa comune europea?
«Le sfide alle quali dobbiamo far fronte e i nostri interessi comuni trascendono divergenze e incomprensioni. Insieme, dobbiamo ritrovare la via di una nuova partnership fra Unione Europea e Stati Uniti, che rispetti sensibilità e identità, e ancorata alla nostra comune eredità. Tali divergenze ci sono state l'anno scorso. In alcun modo hanno ostacolato i progressi della difesa comune europea. Nel 2003, abbiamo portato avanti due operazioni militari europee nell'ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e nella Repubblica democratica del Congo. Il dialogo con i partner britannici e italiani è permanente, come hanno dimostrato le celebrazioni del centenario dell' Entente cordiale e gli incontri con il mio omologo italiano, Antonio Martino. I settori di cooperazione sono numerosi: l'industria di difesa, i programmi d'armamento, le operazioni esterne dove siamo presenti fianco a fianco.
«C'è una volontà reale di andare ancora più lontano. Le disposizioni della Costituzione europea rafforzano la cooperazione in materia di difesa. Come nel caso della clausola di difesa reciproca, della clausola di solidarietà e delle cooperazioni strutturate. Questi ultimi mesi spiegano la dinamica europea di difesa creata con l'Agenzia europea di difesa, delle scelte industriali come l'aereo da trasporto A400M, il missile Meteor, gli elicotteri Tigre e NH90 e le fregate multi- missione. Molti di questi programmi riguardano Francia e Italia. Aggiungo il successo del progetto di raggruppamenti tattici interforze con 1500 uomini e la creazione di una forza di gendarmeria europea, il cui stato maggiore sarà installato in Italia all'inizio del 2005».

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