Da Corriere della Sera del 10/11/2004

Il falco e il nuovo scontro di potere

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Prima ancora delle dimissioni di Ashcroft, in seno all'Amministrazione Bush era esplosa una lotta di potere tra i falchi e le colombe. E' per tenerla nascosta, riferiscono fonti del Congresso, che il presidente ne ha ritardato l'annuncio di una settimana.

Il ministero della Giustizia è infatti, assieme al ministero della Sicurezza nazionale diretto da Tom Ridge, cruciale per la lotta al terrorismo e per la guerra in Iraq: chi li controllasse condizionerebbe persino la Casa Bianca. Ma gli addetti ai lavori sapevano che Ashcroft si era dimesso il 2 novembre scorso, giorno delle elezioni. E sanno che Ridge intende andarsene, sebbene Bush vuole che rimanga.

La lotta di potere vede ancora una volta il segretario di Stato Colin Powell, leader delle colombe, contro il ministro della Difesa Donald Rusmfeld, leader dei falchi. Powell non si sarebbe ancora dimesso, né intenderebbe dimettersi, se uno o se entrambi i ministeri (Giustizia e Sicurezza) andassero a degli esponenti moderati: gli avrebbero chiesto di resistere i sostenitori del riavvicinamento all'Onu e all'Europa, tra cui alcuni ex di Bush padre. Allo stesso modo Rumsfeld, che l'altro ieri ha fatto capire di volere continuare, mira ad avere a capo dei due dicasteri uomini in sintonia con lui.

La successione ad Ashcroft, ed eventualmente a Ridge, sarà perciò la cartina di tornasole del Bush due. Se il presidente nominerà alla Giustizia un centrista, come molti auspicano, significherà che nel secondo mandato adotterà una linea più morbida: il favorito in questo caso sarebbe l'ex senatore e attuale ambasciatore all'Onu John Danforth, pastore protestante che gode di grande prestigio e che officiò le esequie dell'ex presidente Ronald Reagan. Ma se il presidente nominerà un «neocon» vorrà dire che la sua politica non cambierà: e qui emergono i nomi dell'ispano-americano Alberto Gonzales, consigliere legale della Casa Bianca; dell’afro-americano Larry Thompson, che per tre anni fu il vice di Ashcroft; e del segretario repubblicano Marc Racicot. Vale la pena di notare che nessun ispanico o nero ha mai ricoperto questo incarico.

Alla conferenza stampa della settimana scorsa, Bush si è dilungato sulla opportunità di conservare nel rimpasto il «mix» dell'attuale amministrazione, ministri con punti di vista diversi, pur senza impegnarsi a includere nel nuovo gabinetto un democratico. Ha aggiunto anche di volere «persone di qualità», cosa che ha fatto pensare che in ultima analisi possa ricorrere a Rudolph Giuliani, il popolare ex sindaco di New York, per sostituire Ashcroft o in seconda battuta per sostituire Ridge al ministero della Sicurezza.

Bush, però, ha anche sottolineato di considerare la propria rielezione con tre milioni e mezzo di voti in più dell'avversario Kerry l'avallo delle strategie sinora seguite, «un capitale politico da spendere». Segno, secondo le fonti del Congresso, che il Bush due avrà volti ma non contenuti nuovi.

Non è escluso che il rimpasto governativo abbia luogo in due tempi: nel primo il presidente tapperebbe i buchi, nel secondo, dopo le elezioni in Iraq fissate a fine gennaio, in base alle circostanze e alle prospettive, lascerebbe liberi o Powell o Rumsfeld, ponendo così fine ai giochi di potere tra i falchi e le colombe, e ristrutturando drasticamente l'amministrazione. Bush avrebbe pronto il sostituto per entrambi: sarebbe Condoleezza Rice, il suo consigliere della sicurezza nazionale, che potrebbe assumere tanto la segreteria di Stato quanto il ministero della Difesa: il presidente la giudica il più fidato esecutore della sua volontà. Ma gli addetti ai lavori ammoniscono che anche un cambiamento del genere avrebbe effetti limitati: dietro le quinte, continuerebbe a tirare le fila il vicepresidente Richard Cheney.

E finché ci sarà Cheney, la linea del Bush due non potrà discostarsi molto dall'attuale. Cheney è il vicepresidente più potente della storia americana. Potrebbe scivolare solo sulla buccia di banana dell'Halliburton, la società di cui fu a capo, adesso coinvolta in alcuni scandali in Iraq. Sarebbe la maledizione del secondo mandato, che, dicono i media, perseguita tutti i presidenti.

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