Da Corriere della Sera del 12/11/2004

E Bush non risponde al «nemico» Zapatero

di Ennio Caretto

WASHINGTON - «Il tempo del presidente è troppo prezioso perché venga sprecato con chi non gli è amico». In questa frase, pronunciata tempo fa da un giovane leone «neocon» della Casa Bianca, sta probabilmente la spiegazione del rifiuto di Bush di parlare con Zapatero. Il presidente non ha ancora risposto alla calda telefonata di congratulazioni del premier spagnolo per la sua rielezione nove giorni fa. Non solo. Ha ricevuto alla Casa Bianca il suo predecessore José Maria Aznar, che lo spalleggiò decisamente in Iraq, dedicandogli un'ora, prima ancora di ricevere ieri il premier inglese Tony Blair, il suo alleato di ferro. E con la first lady Laura ha invitato a colazione il 24 prossimo, durante un loro viaggio negli Stati Uniti, i reali di Spagna Juan Carlos e Sofia.

Due sgarbi calcolati, sebbene il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, facendo buon viso a cattivo gioco, abbia definito l'invito a colazione a Juan Carlos e Sofia, «un’eccellente notizia, molto apprezzata dal governo e dal palazzo reale», ossia un gesto distensivo. Da parte di Madrid, c'è l'ovvio desiderio di evitare che il silenzio di Bush causi un incidente diplomatico, e c'è la speranza che molto presto il presidente parli con José Luis Rodriguez Zapatero. Un desiderio e una speranza che dovrebbero essere fondati. Sicuramente la Casa Bianca non permetterà che i rapporti tra i due leader divengano troppo tesi: ha ormai raggiunto il suo scopo, che era di sottolineare al premier quanto fu sgradito a Bush il suo repentino ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq.

Ma l'episodio conferma che il presidente tratta quelli che considera amici, perché allineati come Aznar e i reali di Spagna - con cui si è incontrato spesso - in modo molto diverso da quelli che considera avversari, perché critici della sua strategia come Zapatero. E solleva qualche dubbio sulla sua promessa il giorno dopo le elezioni di essere bipartisan in politica interna e di aprirsi in politica estera. Il presidente non sta dimostrando con gli avversari in casa e fuori la «magnanimità del vincitore» auspicata dai media Usa. Nella «vecchia» Europa non ha rilanciato il dialogo con il presidente francese Jacques Chirac né con il cancelliere tedesco Gerhard Schröder, perché entrambi tuttora contrari alla guerra in Iraq. E nella «nuova» Europa, quella dell'Est schieratasi al suo fianco a Bagdad, rischiano adesso di perdere i suoi favori i due Paesi di punta, l'Ungheria e la Polonia, perché stanno richiamando o riducendo le loro truppe.

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