Da La Stampa del 11/01/2005
Originale su http://carta.lastampa.it/carta/edicola/nav/view.asp?user=20501&ses...

Si schiera con le major e fa del copyright una questione politica

Bill Gates e i «comunisti moderni»

di Anna Masera

Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo, fondatore «chief software architect» Microsoft, al Consumer Electronics Show di Las Vegas ha fatto due brutte figure.

Prima durante una dimostrazione dal vivo (il computer con il nuovo Windows Media Center gli si è «impallato» mentre mostrava la gestione delle foto con una fotocamera digitale e lo stesso è successo con un nuovo videogioco), poi con un’intervista al sito News.com sulla sua visione digitale, che si conclude con una battuta in cui dichiara che chi si oppone all’attuale sistema del copyright è «comunista».

Vale la pena riportare con precisione le sue parole, che stanno facendo il giro del Web. Alla domanda «Ci sono molti che vorrebbero restringere il potere del copyright. Lei pensa che il sistema della proprietà intellettuale dovrebbe essere riformato?», Gates risponde: «No. Le persone che credono nel sistema della proprietà intellettuale sono numerose oggi più che mai. Così come ci sono meno comunisti che mai oggi nel mondo. Ma ci sono una sorta di nuovi comunisti dell’era moderna, che a vario titolo vogliono sbarazzarsi degli incentivi per musicisti, attori, registi e produttori di software. Loro non credono che simili incentivi dovrebbero esistere».

Definendo «comunisti» gli oppositori all’attuale sistema del copyright, Gates ne fa una questione politica: cerca il consenso delle major e nello stesso tempo di tutti quelli che non se ne intendono di proprietà intellettuale (che sono tanti), ma sono comunque contrario ai comunisti. Guarda caso proprio in questo periodo - sotto pressione dagli interessi delle grandi industrie della musica e del cinema - l’Europa deve decidere se cambiare il proprio sistema di protezione del diritto d’autore e allungarlo oltre gli attuali 50 anni per portarlo alla durata Usa - già ritoccata per gli stessi motivi - di 95 anni. C’è chi commenta che Gates, maestro di marketing mondiale, noto per parlare sempre a favore dei suoi clienti, sembra cercare consenso per difendere i propri interessi proprio in quell’Europa che lo ha condannato per monopolio. C’è chi vede la sua boutade come parte della nuova offensiva per contrastare il successo della Apple con il suo lettore musicale portatile iPod. Sta di fatto che i paladini dei Creative Commons (il nuovo diritto d’autore flessibile), dell’open source e della «free culture» che non disdegna il copyright, ma ne fa solo un uso diverso per mantenere uno spazio di libero scambio delle idee, respingono la definizione di «nuovi comunisti» al mittente: «Semmai è il ritorno del maccartismo e della caccia alle streghe che in Usa ha perseguitato gli intellettuali negli anni ‘50» dichiara Lawrence Lessig (www.lessig.org). E su www.boingboing.net c’è già chi ha lanciato il logo e il merchandising per fare propaganda ai «Creative Commies» (comunisti creativi). Le Tshirt su www.giantrobotprinting.com/commies/ costano solo 5 dollari. Ovviamente, sono tutte rosse.

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