Da Corriere della Sera del 16/01/2005

Condannato per le torture ai detenuti iracheni. I giudici: «Ha agito per divertirsi»

Abu Ghraib, dieci anni all’aguzzino

Il caporale Graner: «Mi dispiace per il comportamento criminale, ma ho obbedito»

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Charles Graner, l’aguzzino di Abu Ghraib, è stato condannato a 10 anni di carcere e alla radiazione dall’esercito americano. Perderà, inoltre, tutti i benefici finanziari legati al suo servizio nelle forze armate. La Corte marziale, che avrebbe potuto dargli un massimo di 15 anni, ha emesso la sentenza dopo due sole ore in camera di consiglio.

Graner, che ricorrerà automaticamente in appello e potrà chiedere clemenza al Pentagono - sebbene si ritenga che le sue prospettive di successo siano minime - è stato condotto subito in cella. Senza mostrare rimorso, ha dichiarato di avere temuto una sentenza più pesante: la Corte, decretandone venerdì la colpevolezza, lo aveva prosciolto di uno solo dei dieci capi d’imputazione. Poco prima della sentenza, in una drammatica testimonianza, l’unica al suo processo, Graner si era detto «dispiaciuto del comportamento sbagliato e criminale» nei confronti dei detenuti iracheni. Ma ha sostenuto di avere eseguito ordini «che mi sembravano legittimi e adesso so che non lo sono», invocando la clemenza della Corte.

Nella deposizione a Fort Hood nel Texas, davanti alla Corte di quattro ufficiali e di sei soldati, l'ex secondino di Abu Ghraib, che avrebbe desiderato restare nelle forze armate, si era difeso con furia. L’uomo che aveva formato piramidi umane con i detenuti nudi, costringendoli a simulare atti omosessuali e che li aveva seviziati, aveva giustificato i suoi sorrisi nelle terribili foto: «Non ho goduto di quello che facevo. Era macabro umorismo. La situazione era così imbrogliata che l’unico modo di affrontarla era una certa leggerezza». Graner, di 36 anni, divorziato, con due figli, aveva aggiunto di aspettarsi dai carcerieri militari Usa «una condotta professionale».

La punizione è stata esemplare, come aveva richiesto il presidente Bush sconvolto dalle foto, pur senza fare il suo nome. E il processo, durato sei giorni, è stato il coronamento di un doloroso esame di coscienza da parte dell'America. Le immagini dei detenuti iracheni incappucciati, o attaccati dai cani, hanno aperto una ferita difficilmente rimarginabile.

All’udienza finale prima della sentenza, Graner, già retrocesso da caporale a soldato semplice, ha parlato per circa 3 ore, ma non sotto giuramento, per evitare di essere interrogato. Ha ammesso di avere inflitto ai prigionieri iracheni «un trattamento irregolare» ma ne ha addossato la colpa ai suoi superiori: «All’inizio rifiutai ma il tenente mi disse che, se me lo aveva ordinato l’ intelligence , era necessario». Il torturatore di Abu Ghraib ha precisato che gli fu imposto di «ignorare la convenzione di Ginevra, ammorbidire i detenuti e seguire l’esempio dei civili sotto contratto al Pentagono sebbene non fossi stato addestrato a questo scopo». Il pubblico ministero, il capitano Chris Graveline, gli ha rimproverato di sorridere in aula come ad Abu Ghraib. Graner si è tolto gli occhiali: «Sorrido, ma ho i nervi tesi» ha risposto. «Lei è un sadico - ha ribattuto l'accusatore -. Lo faceste quasi per per sport, per divertirvi».

A loro volta, i genitori dell'imputato, Charles e Irma Graner, hanno chiesto clemenza. «Non è il mostro che avete dipinto - ha affermato la madre - è un buon padre di famiglia e ai miei occhi è un eroe». Ha aggiunto il padre: «Se non me lo avesse proibito, mi inginocchierei e vi implorerei di perdonarlo». Guy Womack, l'avvocato difensore, ha ricordato che Graner fu elogiato per iscritto dai superiori: «State facendo un buon lavoro. L'intera catena di comando e in particolare il tenente colonnello Jordan si complimentano con voi». Perché, ha chiesto il legale, ci è stato vietato di fare comparire davanti alla Corte i suoi superiori? Che cosa si vuole nascondere? Il pubblico ministero ha citato un commilitone di Graner («Dopo ciò che vidi ad Abu Ghraib, rinuncio alla carriera militare») e un ex detenuto, che è comparso in video: «Ammiravo l'America, ma dopo gli abusi a cui sono stato sottoposto ho cambiato idea».

La condanna di Graner e quelle di altri quattro ex secondini - che hanno patteggiato, ottenendo pene ridotte a pochi mesi di carcere - non chiude lo scandalo. Sono attesi altri tre processi, tra cui quello della soldatessa Lynndie England, che ha avuto un figlio dall’imputato e che fu fotografata con un prigioniero nudo al guinzaglio. Ma per molti americani, giustizia non sarà fatta fin quando non saranno stati chiamati a rispondere delle torture anche i membri della intelligence militare e i privati al servizio del Pentagono che si affiancarono a Graner, gli ufficiali al comando di Abu Ghraib e quanti legittimarono le torture. Graner, che come caporale aveva il controllo notturno dell’ala dei detenuti più duri (80-100 persone), non sarebbe che l'anello di una lunga catena che da Bagdad andava all'Afghanistan, a Guantanamo (dove sono rinchiusi i talebani) e ad altre carceri segrete, su cui non è ancora emersa l'intera verità.

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