Da Corriere della Sera del 13/05/2005

Per la prima volta su un giornale le foto della principessa

di Magdi Allam

Ai più potrebbe far sorridere. Ma per i sauditi è un evento storico. Per la prima volta, lo scorso 10 maggio, il quotidiano locale Al Riyadh ha pubblicato la foto di una principessa. Si tratta di Loulwa al-Feisal che, a dispetto delle scomuniche fioccate con eccezionale rapidità dai rigidi teologi wahhabiti, sembra aver dato il proprio assenso all'inedita iniziativa. Se così fosse, si dovrebbe concludere che buon sangue non mente. Suo padre, il sovrano riformista Feisal, si distinse per aver avviato l'emancipazione delle donne imponendo anche per loro la scuola dell'obbligo, prima di essere assassinato nel 1975 da un nipote per una vendetta legata all'introduzione della televisione nel regno. Per comprendere la straordinarietà dell'evento, bisogna tener conto che fino agli anni Quaranta in Arabia Saudita vigeva il divieto assoluto di raffigurare qualsiasi essere vivente. All'insegna di un presunto dogma dell'iconoclastia, asserito dall'intransigente clero islamico che si rifà alla dottrina puritana wahhabita. Ebbene, toccò al re Saud ibn Saud rimuovere questo veto teologico. Convocò un'assemblea di ulema, i dotti della giurisprudenza islamica, e disse loro: «La pittura e la scultura sono forme di idolatria. Ma la luce è buona o cattiva?». Gli ulema risposero: «La luce è buona perché Allah ha posto il sole nei cieli per illuminare il sentiero dell'uomo». Il re incalzò: «E l'ombra è buona o cattiva?». Per la verità, osservarono gli ulema, nel Corano non si dice nulla a proposito della liceità o meno dell'ombra, tuttavia annotarono che «l'ombra è buona perché è parte integrante della luce e anche un uomo pio proietta un'ombra». A quel puntò il re esclamò: «Bene! Vuol dire che la fotografia è buona, perché la fotografia non è nient'altro che una combinazione di luce e di ombra, che ritrae le creature di Allah ma mantenendole inalterate».

Da allora sulla stampa saudita fu autorizzata la pubblicazione di foto che ritraggono uomini e donne. Ma non le principesse della famiglia reale. Ci sono voluti circa settant'anni perché venisse infranto questo tabù. Cliccando su www.alriyadh.com/2005/05/10/article63311.html si possono vedere le prime quattro foto inedite della principessa. Se confrontata con il padre, sembrano due gocce d'acqua. Forte è la rassomiglianza anche con il fratello Saud al-Feisal, il ministro degli Esteri che, guarda caso, proprio negli scorsi giorni ha ufficializzato l'ingresso nella diplomazia di una cinquantina di donne. La principessa Loulwa compare in tailleur grigio con un foulard che le avvolge i capelli. Un abbigliamento più liberale rispetto alla rigida abaya , una sorta di cappa di telo nero che imprigiona e annulla il corpo femminile, imposta dagli intransigenti mutawwa , i guardiani della fede in Arabia Saudita.

Il pubblico occidentale o comunque profano della realtà saudita, leggendo l'articolo di Al Riyadh avrebbe immaginato che la notizia fosse l'incontro della principessa con un gruppo di imprenditori sauditi e americani a New York. E invece no. La notizia vera erano quelle innocenti fotografie. Che hanno mandato su tutte le furie i gestori dei siti islamici sauditi. Tutti hanno chiesto le immediate dimissioni del direttore di Al Riyadh , Turki al-Sudairi.

Qualcuno ha pronosticato un’imminente sanzione del re Fahd in persona. Ma nulla di tutto ciò è finora accaduto. All'opposto, sui siti musulmani moderati sono arrivati tanti messaggi di plauso all'iniziativa. La foto della principessa viene percepita come un segnale significativo sulla via delle riforme e del riconoscimento dei diritti delle donne. Elaph ( www.elaph.com ) pubblica un'intervista con la prima fotografa saudita professionista. Susanne Ba'qil spiega: «Gli ulema mi hanno assicurato che la fotografia non è haram , ovvero peccato. È haram creare o disegnare l'immagine con la propria mano. Viceversa la fotografia è solo il riflesso di un'immagine nell’obiettivo, così come si riflette in uno specchio. Se la fotografia fosse haram , le telecamere non resterebbero attive 24 ore su 24 nella moschea della Mecca».

Per ora le clienti di Suzanne sono donne. Torno a dire: a noi ciò fa sorridere. Ma visto dall'altra parte, da chi è costretta a annullare il proprio corpo e a umiliarsi sotto la cappa della abaya , la principessa Loulwa e la fotografa Suzanne sono delle eroine, incarnano la speranza.

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