Da La Repubblica del 02/06/2005

Europa, ecco lo schiaffo olandese

Dopo la Francia un altro No ancora più netto alla Carta Ue: 63%

Successo oltre le aspettative per il fronte del rifiuto: "Un segnale per la politica"
Alta affluenza e molta irritazione per la complessità del quesito
Il premier Balkenende deluso, ma "il processo di ratifica dovrà continuare"

di Riccardo Staglianò

AMSTERDAM - Un secondo stop alla super-Europa, più violento e stridente di quello francese. Con un inequivocabile 63 per cento l'Olanda ha detto no alla Costituzione europea. Il premier Jan Peter Balkenende, apparso in tv a urne appena chiuse, ha detto di essere «deluso», che il segnale è «chiaro e lo rispetteremo» ma ha aggiunto che «il processo di ratifica dovrà continuare in tutti i paesi». E non si capisce se creda davvero che la storia della Carta non finisca qui o voglia condividere con altri la responsabilità di averla affossata. Di certo il suo popolo, con uno slancio otto punti più forte di quello francese, ha bruscamente frenato il treno europeo, «troppo di corsa verso non si sa bene cosa», come ha commentato un anziano signore all'uscita dal seggio nella biblioteca centrale dell'università di Amsterdam. Dove, all'una, già il 26 per cento degli elettori aveva votato.

Un'affluenza che si è mantenuta alta dappertutto e che alla fine ha raggiunto il 62 per cento, stracciando quella delle europee dell'anno scorso e doppiando la soglia che l'"Harry Potter di Rotterdam", come i detrattori chiamano il primo ministro, aveva indicato per prendere in considerazione il risultato di una consultazione ufficialmente non vincolante. L'Olanda dunque si sfila momentaneamente dalla costruzione della grande Europa, dentro la quale temeva la retrocessione da padre nobile della formazione originaria, a Cenerentola nel nuovo blocco a venticinque. Un «cattivo affare», come hanno ripetuto i sostenitori del no, trionfatori ieri. In cui gli olandesi erano i "secchioni" della situazione, contribuendo pro capite più di ogni altro, non sgarrando nei conti pubblici a differenza di Francia e Germania. E tuttavia, secondo la nuova ripartizione di poteri, avrebbero avuto il posto in ultima fila: un trascurabile 3 per cento nelle decisioni comunitarie, «meno della Frisia nel nostro senato» nel sarcasmo del leader socialista Jan Marijinissen.

«Come potevo votare sì per un testo incomprensibile» dice un elettore fuori dal seggio. Troppo ponderoso, troppo complicato, roba da specialisti ripetono in molti. «Una metafora della complicatezza in cui ci saremmo infilati» argomenta Jiska, sudentessa di giornalismo, appena compiuto il suo dovere. E cita un esempio che ha colpito l'immaginazione di molti suoi connazionali: «Prenda la storia degli zoo. Una stupidaggine, ok, ma noi olandesi ci teniamo molto. E lo zoo di Londra si è lamentato che i nostri ricevevano finanziamenti europei mentre il loro no. E adesso rischiamo di perderlo. Ecco, applichi questa parabola a cose più importanti e capirà». Una burocrazia ipertrofica, piccole gelosie nazionali, tutta una serie di scocciature all'orizzonte.

«Non vogliamo Eurodisney» è uno slogan andato forte tra i militanti, scritto però «Eurodusnie» (ovvero «euro, non credo proprio») con uno sberleffo doppio, all'Europa che si americanizza e all'Olanda che si europeizza, rovinandosi con la moneta unica. Di nuovo l'economia, ancora l'identità. A nulla è servita la rassicurazione del ministro agli Affari comunitari Atzo Nicolai, omosessuale: «Amsterdam resterà la capitale gay d'Europa», un modo come un altro per dire che la tradizione di tolleranza, anche sotto la super-Ue, non si sarebbe interrotta. Adesso c'è chi ipotizza, come un commentatore su Radio Netherlands, che se ci sarà un rimpasto la testa che salterà sarà la sua. E al più quella del titolare delle Finanze, Gerrit Zalm, bersaglio ideale della rabbia contro l'euro. Ma sono voci isolate, che fanno eco all'entusiasmo dei vincitori. «Un successo così massiccio non me l'aspettavo - ha esultato Wilders, inquadratissimo - e se pensate che due terzi del Parlamento erano a favore mentre quasi la stessa percentuale della gente contro, significa che c'è molto di sbagliato in questo paese». A partire dal governo, vuol dire, che oggi si riunirà per dibattere.

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