Da Corriere della Sera del 04/06/2005
Originale su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/06_Giugno/04/corano.shtml

Iraq, le cifre del governo di Bagdad: in un anno e mezzo di terrorismo 12 mila vittime civili

Il Pentagono ammette: profanato il Corano

Confermata l’inchiesta di Newsweek sui secondini di Guantánamo

di Ennio Caretto

WASHINGTON — Esplode lo scandalo della profanazione del Corano a Guantánamo, denunciato un mese fa dalla rivista Newsweek, poi indotta a ritrattare dall'amministrazione Bush. Ieri sera tardi, stamane in Italia, il Pentagono ha ammesso per la prima volta che il libro sacro islamico fu profanato alcune volte dai soldati, a quanto riferito della agenzia di stampa Associated press. Anticipando il contenuto di un rapporto, di cui si attende ora conferma, l'agenzia ha affermato che in un caso una guarda urinò sul Corano e sul detenuto che lo teneva in mano; che in un altro un secondino gettò il testo sacro nella latrina e tirò l'acqua; che in un terzo qualcuno scrisse oscenità sul libro; che a più riprese dei militari lo presero a calci davanti ai prigionieri; e che altri lo bagnarono con palloncini d’acqua. Se il rapporto verrà confermato, le conseguenze per gli americani nel mondo islamico potrebbero essere gravi.

Una settimana fa, il comandante di Guantánamo, il generale Jay Hood, aveva smentito che si fossero verificanti incidenti del genere. In una relazione preliminare, aveva parlato di soli tre «comportamenti volutamente irrispettosi » verso il Corano in oltre tre anni, e di altri accidentali. Lo scandalo minaccia di esplodere in un momento molto delicato per l'Iraq. Negli ultimi 18 mesi, il terrorismo ha fatto 12 mila vittime tra i civili, una media di 20 al giorno. Lo ha rivelato al Washington Post il ministro degli Interni iracheno Bayan Jabr, attribuendo le stragi ai «terroristi sunniti e arabi». Dal 28 aprile scorso, quando a Bagdad venne varato il nuovo governo, le vittime civili sono state oltre 800: maggio è il mese più sanguinoso da gennaio quando si tennero le elezioni in Iraq. Non esistono statistiche sulle enormi perdite dei militari e poliziotti iracheni, ha affermato il ministro. Secondo il Pentagono i caduti Usa a tutt'oggi sono 1.663.

Il traumatico bilancio, più grave di quello della strage delle Torri gemelle a Manhattan nel 2001, 3.000 morti, ha confermato che l'insurrezione in Iraq potrebbe degenerare in una guerra civile, come ha ammonito il ministro degli Esteri Hoshyar Zebari. Jabr ha adombrato un conflitto di religione da parte dei sunniti e dei seguaci di Saddam Hussein, pur rifiutandosi di chiamarla tale: quasi 10.500 delle vittime civili, ha detto, sono sciiti. Il ministro ha tuttavia asserito che l'insurrezione verrà sconfitta «entro qualche mese», sottolineando che la «Operazione lampo» in corso a Bagdad, una retata della polizia e dell'esercito iracheni, ha portato alla cattura di «700 terroristi». In visita a Washington, dove ieri ha incontrato il vice presidente Richard Cheney e il segretario di Stato «Condi» Rice, il ministro degli Esteri iracheno Oshyar Zebari ha sollecitato «un maggiore impegno degli Usa» per la soluzione della crisi. Zebari ha rimproverato all'America di «essere passata dal troppo al troppo poco » in quanto a interventi.

Il ministro ha chiesto più istruttori militari americani e più materiale bellico per l'esercito e per la polizia iracheni «diventati il bersaglio principale degli insorti», nonché il rapido rinnovo del mandato della Coalizione da parte dell'Onu. Zebari ha anche ammonito che senza l'aiuto degli Usa la nuova Costituzione irachena non verrà varata alla scadenza prevista di fine agosto. E ha esortato l'amministrazione a premere sui leader sunniti mediorientali, dal presidente egiziano Mubarak al monarca giordano Abdallah II, affinché convincano quelli iracheni a collaborare con gli sciiti. «Abbiamo compiuto grandi progressi a caro prezzo—ha ammonito —. Ma se non otterremo il consenso di tutti gli iracheni, rischieremo il caos, persino la guerra civile ». Il ministro ha invitato la Rice a mandare subito in Iraq il nuovo ambasciatore Zalmay Khalizad, non ancora passato al voto del Senato: «La sua assenza è negativa».

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