Da La Repubblica del 25/08/2005

Si riapre il dibattito sulle percezioni prenatali, in vista di un nuovo scontro alla Corte Suprema

I medici Usa in difesa dell'aborto "Il feto non soffre, niente anestesia"

Una ricerca: nelle prime 29 settimane non si prova dolore

di Vittorio Zucconi

WASHINGTON - Nel tentativo impossibile di trovare soluzioni scientifiche o palliativi legislativi al dilemma morale dell'aborto, arriva oggi una ricerca autorevole per affermare che i feti non hanno la sensazione del dolore fino alla 29esima settimana di vita. E dunque non è necessaria anestesia per interrompere la gravidanza senza farli soffrire. E' il Journal ufficiale dell'Ama, l'organo dei medici americani, a pubblicare e sintetizzare l'esito di centinaia di relazioni e concludere che i centri del dolore non sono sviluppati a quell'età e dunque il feto non dovrebbe soffrire nell'aborto in fase avanzata, la late term abortion nel linguaggio ufficiale, oltre i sei mesi.

La questione della sofferenza fisica inflitta a nascituri arrivati oltre le 21 settimane di vita, che rappresentano l'1,3 per cento del milione e 400 mila aborti praticati ogni anno, dunque circa cinque mila casi, non cambia la drammaticità dell'evento, né la profonda controversia che lacera sempre più i «pro life», i difensori della vita, dai «pro choice», i protettori del diritto delle donne all'interruzione della gravidanza.

Il dolore del feto è divenuto un problema politico, e non più soltanto umano e morale, da quando un senatore repubblicano del Kansas, Sam Brownback, e 19 dei 50 Stati americani hanno proposto o già introdotto, come Georgia, Minnesota e Arkansas, una norma che impone a chi pratica aborti di leggere alla madre un documento ufficiale nel quale la si avverte che «Il Parlamento degli Stati Uniti ha stabilito che il feto sente dolore e dunque va anestetizzato». Un rito senza conseguenze apparenti sul diritto costituzionale all'aborto, ma pensato con lo scopo ovvio di turbare la madre e di indurla a ripensare la sua decisione.

Lo studio pubblicato ieri dal Journal dovrebbe mettere fine a questa operazione di guerra psicologica anti-abortista, diretta a scoraggiare la pratica dell'interruzione in fase avanzata contro la quale anche molti «pro choice», come la senatrice Hillary Clinton, si sono espressi, per la sua straziante brutalità. Ma non accadrà, perché le conclusioni della ricerca non trovano affatto l'unanimità del mondo scientifico. La grande maggioranza degli specialisti concordano sul fatto che i feti non abbiano cognizione del dolore nel primo trimestre di gravidanza, ma le opinioni divergono con lo svilupparsi del feto. Il Royal College britannico degli Ostetrici e Ginecologi sostiene che, allo stato attuale delle conoscenze, appare «probabile» che la creatura non senta dolore prima della 26esima settimana, ma l'ex direttore della sezione «interruzioni di gravidanza» al centro nazionale di controllo della malattie ad Atlanta, David Grimes, un ostetrico oggi nella pratica privata, risponde che «è semplicemente impossibile stabilire in quale momento il bambini acquisti la sensazione del dolore».

I lavori riassunti per il Journal ipotizzano, sulla base di migliaia di studi, che fino alla 29esima settimana, dunque oltre i sei mesi, i collegamenti nervosi tra la corteccia cerebrale e l'ipotalamo non siano ancora attivi e dunque non registrino le sensazioni dolorose, per le quali si deve superare la 30esima settimana nel grembo della madre. «Se il legislatore chiede ai noi scienziati l'ausilio di informazioni dimostrabili per scrivere le leggi», dice uno degli autori dello studio, il capo del reparto di anestesia ostetrica alla università di Los Angeles Ucla, dottor Mark Rosen, «dobbiamo dirgli che le reazioni dei feti agli stimoli esterni, che il pubblico può considerare come dolore o piacere, sono semplici riflessi, come lo scatto del ginocchio quando viene colpito dal martelletto». Ma dall'ospedale pediatrico dell'Arkansas, uno specialista in bambini prematuri o immaturi, il dottor Amand, risponde che «nessuno ha certezza» e dunque «al feto va almeno concesso il beneficio del dubbio» e praticata l'anestesia.

Poiché neppure il Journal o il dottor Rosen possono sostenere categoricamente che il bambino non avverta dolore prima del compimento della 29esima settimana («In medicina il 100 per cento non esiste mai», ammette Rosen) la controversia, come la marcia dei legislatori che vogliono la lettura del proclama ufficiale alle madri in attesa di aborto oltre il primo trimestre, continueranno. «La nostra legge andrà avanti», ha subito chiarito il senatore del Kansas. Sarà un altro passo verso il vero obbiettivo finale, che è quella Corte Suprema degli Stati Uniti nella quale i prossimi giudici scelti da Bush dovrebbero, nelle speranze degli anti-abortisti e dei suoi elettori, cancellare la sentenza che nel 1973 rese legale l'interruzione volontaria di gravidanza.

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