Da La Repubblica del 20/10/2005
Originale su http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/devolution/nofollini/...

L'ex segretario dell'Udc Follini insiste: "Legge elettorale e costituzione non si cambiano a colpi di maggioranza"

"Questa riforma non la voto un altro strappo non aiuta la Cdl"

di Curzio Maltese

ROMA - "Rimango nel centrodestra ma non voterò la riforma costituzionale, mi asterrò". Comincia con un annuncio la prima intervista di Marco Follini da ex segretario dell'Udc. L'appuntamento è ancora nella sede di via dei Due Macelli. Lo studio già spoglio, nello stile dell'inquilino, è ormai desertificato dal trasloco. Rimangono scrivania e computer. Follini ogni tanto si distrae, controlla le agenzie e declama ad alta voce l'ultima dichiarazione di Berlusconi. "Sono il leader più popolare d'Europa. Le primarie non servono!". "La par condicio è una legge ad personam contro di me!" "Non ho mai creduto nella scalata di Ricucci al Corriere!". Poi sorride. La solita domanda: "Vuole commentare questa?". La solita risposta: "Ma no, aspettiamo mezz'ora, magari cambia idea...". Aggiunge: "Evitiamo il "tutto il calcio minuto per minuto". E poi quello tra me e Berlusconi non può essere un tormentone".

A parte il senso dell'umorismo e il coraggio delle dimissioni, Marco Follini è un vero democristiano, nel bene e nel male. Quindi uno che in politica ha sbagliato tempo. E' arrivato troppo tardi o forse troppo presto. Ma è certo che i problemi che pone al centrodestra non si liquidano con le sue dimissioni o con il "Follini? Non m'interessa" del capo.

Tutti dicevano che lei alla fine non si sarebbe dimesso. Ieri tutti giuravano che avrebbe votato la devolution. Le piace sorprendere?
"Al contrario, mi sembra d'essere prevedibile fino alla noia. E' evidente che non voterò questa riforma istituzionale, per due ragioni. La prima è che queste cose si fanno a due mani e uno strappo in queste materie non giova al Paese. Figuriamoci due. C'è appena stato un muro contro muro in Parlamento sulla legge elettorale e il bis non rafforza il centrodestra".

Ma Berlusconi dice che il centrosinistra non voleva dialogare sulla devolution.
"La mia critica non è sulla devolution. Anzi, sul titolo V e sul rapporto fra Stato e Regioni abbiamo fatto un grande passo avanti. Quello che discuto è il resto, premierato e Senato federale. Ricordo che avevamo sfiorato l'intesa bipartisan separando la riforma federale e il premierato ma Fini, che ancora non si era invaghito del proporzionale, fu contrarissimo".

E la seconda ragione per cui non voterà oggi la riforma istituzionale?
"Perché questa riforma, combinata con la nuova legge elettorale, crea un cortocircuito, apre una contraddizione. Le istituzioni debbono avere un disegno unitario, sono tutt'uno. Qui invece rischiamo il bricolage, il fai-da-te".

Può spiegare con un esempio?
"La legge elettorale fa del premier una conseguenza dei partiti. La riforma costituzionale vorrebbe farne il perno. Per giunta, si tratta di un perno debolissimo. E se si aggiunge la farraginosità del procedimento legislativo, il rischio è l'ingovernabilità. Ripeto, in un sistema istituzionale che funziona tutto si tiene; e in questo caso, invece, le due riforme rischiano di non tenersi affatto insieme".

La nuova legge elettorale è stata la causa finale delle sue dimissioni. Non è un paradosso, visto che lei chiedeva da anni il ritorno al proporzionale?
"Sì ma non a questo prezzo e non in questo modo. Non al prezzo di una lacerazione. Vede, De Gaulle diceva che non si poteva governare un paese come la Francia, che vanta trecento tipi di formaggio. Allo stesso modo esistono almeno trecento tipi di leggi elettorali proporzionali. Io chiedevo il ritorno al proporzionale per dare un potere in più agli elettori. E non uno in meno" .

Si riferisce anche alle liste bloccate, senza la possibilità di esprimere preferenze?
"Capisco che le preferenze spaventino qualcuno ma in questo modo l'unica preferenza che conta finisce per essere quella del segretario di partito".

E' sicuro che un proporzionale anche serio, alla tedesca, avrebbe garantito maggiore rappresentatività? Non è un discorso da nostalgici della prima repubblica?
"Questo maggioritario ha fallito perché non rappresenta il paese reale. E' una caccia disperata all'ultimo voto utile che consegna un enorme potere di ricatto a minoranze più laterali. Noi abbiamo avuto la Lega ma il centrosinistra, se vincerà, avrà Bertinotti. Siamo all'assurdo che il paese in fondo più moderato d'Europa è condannato a esprimere il sistema politico più eccentrico dell'Occidente".

Questo è un problema di coraggio politico, non di sistema elettorale...
"Ma visto che il coraggio politico non c'è, un sistema proporzionale meglio concepito avrebbe aiutato a a darselo. Si tratta di un processo inevitabile, se non vogliamo trasformare la politica in una rissa tanto accalorata quanto poco appassionante per la gran parte dei cittadini" .

Non è un po' tardiva questa opposizione, quando per quattro anni avete votato turandovi il naso le leggi ad personam, le varie Cirami, Cirielli, Gasparri?
"Non ci siamo limitati a votarle per ordine superiore, le abbiamo modificate spesso in maniera profonda. Penso alla devolution ma anche alla Cirielli che, senza i dubbi dei centristi, sarebbe già in vigore".

Non ha davvero nessun rimpianto?
"Uno sì, la Gasparri. Non avrei voluto e dovuto votarla. Ma mi pendeva sulla testa un voto di fiducia. Comunque lo considero un errore".

A proposito di rappresentatività, come ha visto da destra le primarie del centrosinistra?
"Con grande interesse e un certo rimpianto per non averle fatte anche dalla nostra parte" .

Eppure per una volta erano tutti d'accordo con lei, Berlusconi, Fini, Bossi, Casini. Anzi, tutti a dire che sarebbe state primarie vere, non come quelle del centrosinistra. Poi all'improvviso il Cavaliere ha dato il contrordine e il fronte s'è dissolto. Che cos'è successo agli altri leader?
"Bella domanda. Consiglierei di rivolgerla ai diretti interessati".

Il voltafaccia di Casini l'ha delusa? In fondo siete anche amici personali.
"L'amicizia è un'altra cosa, quella rimane. Io non ho fatto il '68, per me il privato non è politico. Poi capita di avere idee diverse ma non parlerei di voltafaccia, né di ingratitudine. La politica non è melodramma".

Berlusconi oggi l'ha liquidata con un "Follini? Non m'interessa"...
"C'è una discreta fretta di archiviare il problema Follini. Per me, ho già tolto il disturbo. A chi festeggia nel centrodestra vorrei ricordare che sono l'unico leader della coalizione ad aver aumentato i voti in questi cinque anni. Ma al di là delle questioni personali, io ho sollevato dei problemi veri, la leadership e l'identità della coalizione, che non si possono liquidare con un'alzata di spalle" .

E si è ritrovato da solo, minoranza nel suo stesso partito. Come poteva pensare che gli altri politici di questo centrodestra osassero sfidare la leadership di Berlusconi?
"E' vero, sono rimasto da solo. Ma a palazzo, non nel paese. Nella metà dei cittadini italiani che votano il centrodestra il problema della leadership non è affatto archiviato. Le primarie, da questo punto di vista, sarebbero state un'indagine interessante. Primarie, intendo, con vera partecipazione e veri candidati" .

Vuol dire che se anche alle primarie del centrodestra avessero votato quattro milioni e mezzo di cittadini, con in più la candidatura di Fini e Casini, Berlusconi avrebbe potuto perdere?
"Diciamo che sarei stato curioso di vedere il risultato. Comunque, non c'è soltanto una questione Berlusconi, anzi. Non ho l'ossessione del Cavaliere, il problema di fondo è il profilo dell'alleanza".

In altre parole, il problema è che cosa andrete a raccontare alla gente in campagna elettorale, dopo cinque anni di governo.
"Giusto, che cosa diciamo, altri cinque anni così? Nel 2001 siamo andati a votare sotto la volta del contratto con gli italiani. Poi il mondo è cambiato, certo" .

E' cambiato anche il contratto, strada facendo.
"D'accordo ma adesso? Lungi da me l'idea di proporre un nuovo contratto da Vespa, ma dobbiamo trasmettere un'idea di futuro e per averne una bisogna metterne a confronto più di una" .

E lei come vede il futuro della destra?
"Non sono di destra. Per me il futuro è il centro alternativo alla sinistra. Un centro moderno, modello europeo".

Una destra oltre Berlusconi, insomma. Non pensa che finita la stagione dei berluscones, arriverà il diluvio?
"Al contrario. La sinistra non si faccia illusioni. Può anche vincere le prossime elezioni ma questo è e rimarrà un paese moderato. Lo è sempre di più, molto più di vent'anni fa. Quand'ero ragazzo io neppure alle assemblee dei cattolici potevi nominare la polizia. Oggi perfino al congresso di Rifondazione se il relatore comincia ringraziando le forze dell'ordine scatta l'applauso. Una volta tanti opponevano il progresso e la scienza alla religione, ora il laicismo è confinato ad una minoranza civile ed intellettuale. Eppure questo paese così di centro alle ultime regionali ha decretato il più clamoroso successo della sinistra dal dopoguerra. Possibile che io sia rimasto il solo a chiedermi perché?" .

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