Da Corriere della Sera del 28/10/2005

Nella geografia insegnata ai bambini esiste solo una «Grande Palestina»

di Magdi Allam

Ricordo ancora la sentenza perentoria sul mio libro di storia araba alle medie: «L’imperialismo internazionale ha conficcato il cancro dell’entità sionista nel cuore del mondo arabo per ostacolare la nascita della Nazione araba accomunata dall’unità del sangue, della lingua, della storia, della geografia, della religione e del destino». Sulla carta geografica a latere Israele non compariva affatto. La Palestina si estendeva dal Giordano al Mediterraneo. «Non rinunceremo a un palmo di terra dal fiume al mare», tuonò l’allora presidente egiziano Nasser, «ciò che è stato preso con la forza non potrà essere riscattato se non con la forza». La condanna a morte di Israele si tramutò in un suicidio politico per Nasser e in una catastrofe per l'Egitto e per i Paesi arabi di «prima linea» usciti sonoramente sconfitti nella guerra del 5 giugno 1967. Ma quei testi scolastici sono rimasti sostanzialmente immutati nella gran parte dei Paesi arabi e musulmani.

Ecco perché l'affermazione del presidente iraniano «Israele deve essere cancellato dalla carta geografica» non è uno show solitario bensì genuina espressione di un convincimento radicato e diffuso. Perfino in quei Paesi che hanno riconosciuto Israele de facto, senza tuttavia accettarne il diritto all'esistenza. Un caso emblematico fu quello del leader palestinese Yasser Arafat che, all'indomani della storica stretta di mano con Rabin alla Casa Bianca il 13 settembre 1993, sostenne in una moschea in Sudafrica che quella pace aveva la stessa valenza del trattato di Hudaibiya. Nel febbraio del 628 il profeta Mohammad (Maometto) sottoscrisse una tregua con i nemici meccani quando, da una posizione di inferiorità, constatando l'impossibilità di conquistare la sua città natale, s'impegnò a non farvi ritorno per dieci anni. Invece due anni dopo, nel gennaio del 630, Mohammad conquistò la Mecca e la trasformò nella città santa dell'islam. Quindi per Arafat l'accordo di Camp David era né più né meno che una tregua. Il suo pregiudizio nei confronti del diritto di Israele all'esistenza fu confermato dal rifiuto della storica proposta di pace avanzata dall'allora premier Barak nell'estate del 2000.

Questo pregiudizio trova una giustificazione religiosa nei versetti coranici (Sura 17, Il viaggio notturno, 4-7) che Kamal Abdel Raouf sul quotidiano egiziano Akbar el Yom ha così interpretato: «Alcuni teologi ritengono che la prima volta che i figli di Israele hanno portato la corruzione nella Terra Santa della moschea di Al Aqsa, fu quando uccisero i profeti e violarono i precetti della Torah. E la seconda volta quando uccisero il profeta Giovanni figlio di Zaccaria e decisero di ammazzare Gesù. Altri dicono che la seconda volta deve ancora arrivare. La prima volta Dio mandò il re Nabuccodonosor di Babilonia per punire e uccidere i figli di Israele e per distruggere il loro tempio. Alcuni teologi pensano che la seconda volta si è consumata per mano di Hitler che li ha ammassati nei campi di sterminio e li ha annientati con il gas. Poi sono tornati a corrompere la terra una terza volta dopo aver preso il controllo dell'America e delle sue ricchezze. Ora ci domandiamo: Dio li punirà nel modo più drastico come ci ha promesso? Quel che sta succedendo nella Terra Santa preannuncia la fine dei figli di Israele? Io sono convinto che sia vicina l'ora della fine dello Stato dell'Ingiustizia. Allah è paziente ma non dimentica».

E' un dato di fatto che molti predicatori islamici, compresi i supposti moderati, concludono il sermone elevando l'invocazione «Dio aiutaci a annientare gli ebrei», a cui il coro dei fedeli risponde «Amin». Succede regolarmente nei Paesi musulmani ma anche nella grande moschea di Roma. Era il 6 giugno 2003 quando, al termine di un sermone infuocato, l'imam Abdel-Samie Mahmud Ibrahim Moussa mi disse: «Dal punto di vista islamico non c'è alcun dubbio che le operazioni dei mujahiddin contro gli ebrei in Palestina sono legittime. Sono operazioni di martirio e gli autori sono dei martiri dell'islam. Perché tutta la Palestina è Dar al harb, Casa della guerra. Perché tutta la società ebrea occupa illegalmente una terra islamica». La verità è che i Paesi arabi e musulmani sono divisi su tutto, compreso il riconoscimento de facto di Israele, ma sono compatti nel disconoscere il diritto all'esistenza dello Stato ebraico.

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