Da Corriere della Sera del 28/10/2005

Bush cede alla destra Harriet Miers rinuncia: «Addio Corte Suprema»

Sarebbe già pronta la nuova nomina Oggi la decisione finale sul Ciagate

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Giorni da dimenticare per il presidente Bush e per il Partito repubblicano. Bocciata dall’ala conservatrice ed evangelica in rivolta, il consigliere legale della Casa Bianca Harriet Miers ha ieri ritirato la propria nomina a giudice della Corte Suprema, un evento senza precedenti. E oggi altri due consiglieri, il potente Karl Rove e Lewis Libby, rischiano di essere incriminati da Patrick Fitzgerald, l’inquisitore del Ciagate, lo scandalo sull’agente sotto copertura Valerie Plame la cui identità è stata rivelata agli organi di stampa, un crimine a termini di legge. Ma il presidente di guerra, come Bush si definì, sarebbe pronto a reagire. Ispirandosi a Ronald Reagan, il suo modello che incappò in analoghi infortuni a cavallo dell’85, il «no» del Senato al giudice Robert Bork e l’Irangate - lo scandalo sulle vendite segrete di armi americane all’Iran in cambio della liberazione di ostaggi Usa in Libano - Bush farebbe subito un’altra nomina alla Corte Suprema e rivolgerebbe un appello in tv alla nazione perché gli confermi la sua fiducia.

La rinuncia di Harriet Miers, sospettata dai «neocon» di essere una liberal mascherata e di non volere abolire l’aborto, obiettivo delle loro crociate, ha traumatizzato l’America. Dopo avere telefonato a Bush mercoledì sera, la Miers gli ha ieri consegnato una lettera. Nel tentativo di risanare la frattura nel partito e addossare la colpa del fiasco sui democratici, ha attribuito il suo gran rifiuto alla richiesta del Senato di esaminare i pareri da lei dati alla Casa Bianca violandone la riservatezza, il cosiddetto privilegio esecutivo, «un fatto», ha sottolineato, «che non sarebbe nell’interesse nazionale». Il presidente l’ha appoggiata: «Accetto con riluttanza la sua rinuncia e l’ammiro per la sua difesa del principio della separazione dei poteri». Ma i democratici hanno respinto le critiche: «La colpa è della destra radicale che vuole riempire la Corte di ideologi» ha tuonato Ted Kennedy.

Ancora più traumatica potrebbe essere l’incriminazione di Karl Rove, lo stratega di Bush, di Lewis Libby, il braccio destro del vicepresidente Cheney, o altri per il Ciagate. Secondo i media, Robert Luskin, il legale di Rove, starebbe «furiosamente lavorando» per convincere Fitgerald che nella sua deposizione sulla 007 Plame il suo cliente commise solo dimenticanze.

Il procuratore si sarebbe offerto di non accusare Rove di ostruzione della giustizia in cambio di un’ammissione di falsa testimonianza. Come nel Watergate di Richard Nixon trent’anni fa, se ci fosse un processo, sarebbero chiamati a deporre influenti funzionari come Susan Ralston, la segretaria e capo di gabinetto dello stesso Rove, depositaria dei suoi segreti.

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