Da Corriere della Sera del 07/11/2005

Spari sulla polizia, trenta agenti feriti

Assaltato un McDonald’s, 300 arresti. La rivolta si estende a tutta la Francia

di Massimo Nava

PARIGI - Si aggrava di giorno in giorno la sommossa delle periferie francesi. Con le bottiglie incendiarie, ricompaiono le armi da fuoco. Ieri notte, a Grincy, nell'Essone, gruppi di giovani hanno attaccato i plotoni di polizia con lanci di pietre e fucili da caccia. Una trentina gli agenti feriti, due dei quali in modo grave. Nel crescendo di violenza, il ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, persegue la prova di forza, andando in prima linea sul terreno della guerriglia. Nella notte, a Bobigny, ha incoraggiato i poliziotti, «altrimenti sarà l’ordine delle mafie o delle bande». «Chi spara agli agenti è un delinquente, chi incendia gli autobus con la gente a bordo è un criminale». Quando gli analisti cercheranno di spiegare virate a destra della politica, ondate di xenofobia e crisi della società francese, bisognerà ricordare il bilancio di questo weekend di paura e i focolai di guerriglia urbana che da Parigi dilagano nel Paese.

Quella di sabato è stata la nottata peggiore: 1300 vetture incendiate, feriti e contusi, oltre 300 arresti, assalti a negozi, supermercati, scuole, edifici pubblici e centri sociali. Ma era soltanto l’avvisaglia di una domenica di violenza e sangue, con scontri e vandalismi in pieno giorno.

Lo spiegamento di poliziotti sembra impotente di fronte ad una sommossa che colpisce e si ritira, moltiplicando gli obiettivi. Una tragico gioco di guardie e ladri, amplificato da una paradossale voglia di «partecipazione »: l’unica possibile, per migliaia di ragazzi, la cui esistenza pare dimenticata dalla Francia che distruggono. La rivolta di Parigi si nutre di televisione. Le bande sono una minoranza, ma sono palpabili il consenso dei coetanei, la giustificazione di quanti spiegano la miscela esplosiva di rancore e umiliazione che si ritorce contro il «ghetto» stesso. La furia delle banlieues si scaglia contro tutto: il McDonald e il posto di polizia, lo shopping center e l'ostello per immigrati, la vettura e il bus. La distruzione di mezzi pubblici provoca interruzioni di linee e scioperi: zone della periferia sono isolate.

Governo e servizi di sicurezza s’interrogano sull’esistenza di un piano preordinato. Secondo Sarkozy, i responsabili andrebbero cercati fra i boss di quartiere interessati a mantenere l’«extraterritorialità» di traffici di droga, lavoro nero, economia sommersa. Né si esclude l’azione capillare di estremisti islamici, per i quali è importante rafforzare le possibilità di proselitismo nella più grande comunità europea di origine maghrebina, fra i 4 e i 5 milioni di persone. Nei ghetti dove sono state scoperte scuole coraniche clandestine, si reclutano volontari per l’Iraq e l’esclusione fa cambiare costumi e mode, non è azzardato parlare di «intifada» contro la Repubblica dell’ egalité per gli altri: i francesi bianchi.

L’esistenza di questi fenomeni non spiega però l’eruzione spontanea, senza connotazione politica o religiosa, di migliaia di figli d’immigrati che rivendicano soltanto il desiderio di appartenenza alla società francese, la voglia di lavorarci, consumarla, viverla come i coetanei bianchi o come i pochi che ce l’hanno fatta. La Francia che osserva il trentennale divario delle periferie invoca ordine e sicurezza. La popolazione che ci vive paga il disastro due volte: la precarietà permanente, la distruzione di luoghi di lavoro, trasporti per andare a lavorare, scuole dove poter immaginare un futuro diverso per i propri figli. Oggi questa gente - genitori, insegnanti, rappresentanti religiosi - è in prima linea a far appello alla pace.

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