Da The New York Times del 23/11/2005

Alla conferenza del Cairo tutte le fazioni per la prima volta insieme sollecitano il passaggio di consegne

Sciiti e sunniti: "Lasciate il Paese"

Documento unitario per chiedere agli alleati la data del ritiro

di Hassan M. Fattah

IL CAIRO - Per la prima volta lunedì scorso le fazioni politiche irachene hanno congiuntamente chiesto una data per il ritiro delle truppe straniere. L'annuncio, reso noto a conclusione della conferenza di riconciliazione patrocinata dalla Lega Araba, è la prima mano che gli sciiti, attualmente in maggioranza nel governo iracheno, tendono agli arabi sunniti alla vigilia delle elezioni parlamentari, dopo settimane di violenza settaria.

Un centinaio di leader sunniti, sciiti e curdi lunedì hanno firmato un memorandum conclusivo che «chiede il ritiro delle truppe straniere ad una data precisa, legata ad un immediato programma nazionale per la ricostituzione delle forze di sicurezza», si legge nella dichiarazione. «Il popolo iracheno non vede l'ora che arrivi il giorno in cui le truppe straniere lasceranno l'Iraq, allorché le sue forze armate e di sicurezza si saranno ricostituite, quando potrà godere di pace e stabilità e per la fine del terrorismo».

Il meeting era preparatorio per una conferenza di più ampia portata che si terrà in Iraq alla fine di febbraio. Da tempo i leader sciiti sostengono che il ritiro dei soldati stranieri dovrebbe essere realizzato seguendo alcune tappe precise e comunque non prima che le forze di sicurezza irachene siano pienamente operative. La dichiarazione conclusiva del meeting appoggia la richiesta di ritiro proveniente dai sunniti, pur mantenendo alcuni aspetti delle richieste avanzate dagli sciiti, ma non specifica quando dovrebbe avere inizio il ritiro, trasformando così la dichiarazione in un atto simbolico più che nell'agenda precisa che il governo iracheno dovrebbe seguire.

Nella dichiarazione si condanna l'ondata di atti terroristici che ha sommerso l'Iraq, ma si ammette anche palesemente il diritto in generale di resistere all'occupazione straniera. Anche questo è un tentativo di trovare un compromesso con i sunniti che avevano cercato di legittimare l'insurrezione. Si condannano gli attentati terroristici e le loro premesse religiose, e si chiedono il rilascio dei prigionieri innocenti e un'inchiesta sugli episodi di tortura.

I delegati che hanno preso parte alla conferenza appartengono ai partiti politici che rappresentano l'intero spettro politico iracheno. Ma mentre i partiti sunniti fanno riferimento alle loro linee di comunicazione con i ribelli nazionalisti e tribali, nessuno ammetterebbe palesemente di avere legami con militanti quali Abu Musab al-Zarqawi, responsabile dell'ondata di attentati suicidi con il suo gruppo di Al Qaeda di stanza in Mesopotamia.

Le parole della dichiarazione costituiscono una vittoria parziale per i politici iracheni sunniti, che da tempo chiedevano che gli Stati Uniti fissassero una data precisa per il loro ritiro. «E' la prima volta che si afferma una cosa del genere tutti insieme e ufficialmente», ha detto lunedì, riferendosi alla richiesta di una scaletta per il ritiro, Muhammad Bashar al-Faythi, portavoce del consiglio degli studiosi musulmani sunniti, un gruppo dalla linea dura. Il ministro dell'Interno, Bayan Jabr, ha detto che le forze al comando dell'America dovrebbero essere in grado di lasciare l'Iraq entro la fine dell'anno prossimo, aggiungendo che il rinnovo di un anno del mandato per la forza multinazionale in Iraq da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, accordato all'inizio di questo mese, potrebbe essere l'ultimo. «Alla metà del 2006 avremo ricostituito i nostri organici della sicurezza nella misura del 75 per cento ed entro la fine dell'anno saremo pronti», ha detto Jabr alla tv Al-Jazeera.
Annotazioni − Articolo pubblicato il 23/11/2005 su "la Repubblica". Traduzione di Anna Bissanti.

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