Da La Repubblica del 24/11/2005

Parla il ministro degli Esteri Gul. "Con l'Italia ottimi rapporti"

"La Turchia sta cambiando fra dieci anni sarà nell'Ue"

di Marco Ansaldo

ANKARA- «Il caso Ocalan è dimenticato: ora i rapporti con l'Italia sono eccellenti. Roma sostiene con forza il nostro ingresso in Europa. Questo paese fra dieci anni sarà completamente trasformato. Chissà, magari alla fine del percorso saranno proprio i turchi a decidere se entrare, come fece la Norvegia con un referendum». E Oslo, nel 1994, disse no.

Nell'ampio, doppio studio di Abdullah Gul ad Ankara il ministro degli Esteri turco lancia una provocazione che sa di sfida. Lo fa spaziando su un gran numero di argomenti: la questione del velo, la possibile separazione dei curdi in Nord Iraq, il problema del genocidio armeno. Ieri proprio la questione dell'eventuale ingresso della Turchia è stata a Istanbul al centro di una conferenza, organizzata dal Forum italo-turco promosso da Limes e UniCredit, con una folta rappresentanza di ministri, imprenditori, esperti. «Vorrei che l'Italia - ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo - facesse in pochi mesi quelle riforme che il governo turco è riuscito a compiere qui». Presente era anche Gul, il quale ha rilasciato un'intervista che sarà pubblicata interamente sul prossimo numero di Limes in uscita a dicembre, e di cui anticipiamo un estratto.

Ministro Gul in passato per via del caso Ocalan i rapporti fra Italia e Turchia hanno avuto momenti molto difficili. Con la visita del presidente Ciampi e di 650 imprenditori oggi cambia qualcosa?
«Fra Italia e Turchia i rapporti sono eccellenti. Abbiamo dimenticato quel che è accaduto. Adesso Roma ed Ankara si sostengono l'uno con l'altro. Lo scorso anno l'interscambio commerciale è stato di 12 miliardi di dollari, quest'anno raggiungerà i 15. E una sorta di shock positivo».

Pensa che il prossimo anno, di fronte a un possibile cambio di maggioranza in Italia, i rapporti si manterranno allo stesso livello?
«Un governo diverso non può ignorare quel che è accaduto in passato. Questa relazione si rafforzerà ancora».

Sull'Iraq la Turchia vuole l'unità del paese. E se in futuro non fosse più così?
«Noi non vogliamo vedere un altro caos. Il Medio Oriente conosce già un problema cronico, la situazione in Israele e Palestina. E questo problema oggi non è solo una questione regionale, ma ha creato drammi in tutto il mondo. Questa regione non può sopportare un nuovo problema».

Che cosa risponde a chi dice che la Turchia deve riconoscere il genocidio degli armeni?
«Una tesi dice che, a quel tempo, qualcosa accadde. Certo che qualcosa accadde: la Prima guerra mondiale. Noi la combattemmo, e i russi usarono gli armeni contro di noi. Il governo turco dovette così prendere delle contromisure, li destinò altrove. Ma non è stato genocidio. Genocidio è quando si vuole sterminare un popolo per ragioni etniche. Non è questo il caso».

Continuerete a impegnarvi per le riforme?
«Certo, le riforme non sono solo per la Ue, ma per noi stessi».

La scorsa settimana c'è stato però un confronto piuttosto aspro fra il premier Erdogan e la Corte di Strasburgo sulla libertà di velo in Turchia. Terrete un referendum sul tema?
«Questo non lo so. Ma sono fiducioso che risolveremo questo problema. Dobbiamo concentrarci su un aspetto su cui l'Europa si è fondata: democrazia e libertà di opinione. E di espressione».

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