Da La Stampa del 14/11/2005
Originale su http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=52&ID_art...

EQUO SOLIDALE

Multinazionale equo-solidale?

di Andrea Cairola

Un'azienda alimentare tra le più boicottate al mondo, la Nestlè, ha spiazzato le critiche lanciando in Gran Bretagna il suo primo caffè «equo solidale», con tanto di bollino rilasciato dalla Fair Trade Foundation. La nuova miscela arabica Nestlè è forse il primo prodotto ad essere riconosciuto come «fair-trade» tra quelli commercializzati dalle grandi multinazionali da anni in cima alle liste nere redatte dai promotori del mercato equo solidale. E la scelta non ha mancato di suscitare polemiche.

Il prezzo è di 3,5 euro all'etto, circa il 20 per cento in più del caffè non equo solidale venduto dalla stessa Nestlè. La multinazionale garantisce che tutto il costo aggiuntivo e' impiegato per acquistare il caffè direttamente dai produttori ed ad un prezzo «equo» e non necessariamente di mercato (spesso al di sotto dello stesso costo di produzione).

«E' una svolta per i produttori di caffè - ha annunciato trionfante Harriet Lamb, la direttrice della Fair Trade Foundation - una svolta anche per le molte persone che sostengono l'equo solidale»

Ma l'Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (Agices) ha contestato duramente la decisione dell'omologa inglese, defininendola come un «assalto alla diligenza del commercio equo-solidale». Riconoscere ad un prodotto Nestle' il bollino di «fair-trade», afferma l'Agices, è identificare «l'equo-solidarieta' di un'azienda solamente sulla base di un singolo prodotto e non del comportamento che l'impresa adotta nei confronti dei diversi stakeholder (produttori, fornitori, lavoratori, consumatori) e della trasparenza di filiera. E' come se si definisse 'ecologica' un'impresa petrolifera solamente perché tra i suoi gadget in vendita ci sono magliette sbiancate senza cloro!»

Dura anche la reazione del presidente della «Baby Milk Action», da anni in prima linea nel denunciare i danni che le politiche di commecializzazione del latte in polvere Nestlè provocano nei paesi in via di sviluppo, dove molte madri sono convinte a sostituire l'allattamento al seno con preparati in polvere e spesso impiegano acqua non potabile che tra i neonati può provocare dissenterie anche fatali.

Meno radicale è l'opinione del portavoce della grande ong inglese Oxfam, che riconosce alla Nestlè il merito di «un piccolo passo nella giusta direzione».

In Gran Bretagna è da un decennio che il mercato equo-solidale cresce con una media del 40 per cento all'anno. La multinazionale ha riconosciuto di aver sviluppato il nuovo prodotto fair-trade anche per ragioni di marketing.

Rimane il dilemma se l'equo-solidarietà vada giudicata su un singolo prodotto o sul comportamento in toto di un'azienda. Il giudizio ai consumatore di fronte agli scaffali!

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