Da La Stampa del 18/12/2005
Originale su http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=43&ID_art...

Il giornale ha fatto rivelazioni preziose per i nostri nemici». «Chi ha bocciato la norma antiterrorismo e’ un irresponsabile»

Bush: ho autorizzato io le intercettazioni

Il Presidente ha portato un attacco senza precedenti al New York Times e ai senatori

di Maurizio Molinari

Il presidente George W. Bush conferma le intercettazioni segrete e definisce «irresponsabili» i senatori che si oppongono al rinnovo del Patriot Act, facendo capire di essere pronto ad uno scontro frontale con l'opposizione democratica sul terreno del rispetto delle libertà civili. «Ho autorizzato le intercettazioni e continuerò a farlo perché servono a difendere l'America dai terroristi» dice Bush, reagendo al coro di proteste sulle intercettazioni avvenute senza previa autorizzazione di un giudice e va al contrattacco. Volto teso e linguaggio aspro, il presidente cestina il discorso radiofonico settimanale già registrato e parla dalla Casa Bianca in diretta tv agli americani per fare chiarezza sulle indiscrezioni pubblicate il giorno prima dal «New York Times». «Il mio compito è difendere l'America ed i suoi cittadini, dopo gli attacchi dell'11 settembre ho autorizzato la National Security Agency ad intercettare comunicazioni fra il territorio nazionale e l'estero - afferma - perché questo metodo utilizzarono due dei dirottatori che si schiantarono poi sul Pentagono, Nawaf al Hamzi e Khalid al Mihdhar». Sono trenta i casi in cui il presidente ha dato questa autorizzazione, rinnovandola sempre «ogni 45 giorni sulla base di nuove informazioni di intelligence, esercitando i miei poteri di comandante in capo previa approvazione del ministro della Giustizia e del consigliere legale della Casa Bianca». Bush assicura che il tutto è legale, è avvenuto nel rispetto delle libertà individuali e che «i leader del Congresso sono stati informati dozzine di volte su queste operazioni di intelligence di importannza cruciale per salvare vite di americani». Tanta chiarezza serve a fronteggiare l’ipotesi che le associazioni per la tutela dei diritti civili denuncino il presidente per violazione delle leggi che impongono di informare un giudice entro 72 ore dall'inizio delle intercettazioni di singoli cittadini. «Affermare che agisce sulla base dei poteri presidenziali è un'affermazione assurda quanto scioccante - ribatte il senatore democratico del Wisconsin, Russell Feingold - George W. Bush non è Re Bush, e questo non è il sistema di governo che abbiamo costruito». Il capo della Casa Bianca si spinge oltre la difesa legale e politica delle intercettazioni, accusando il «New York Times» con le sue rivelazioni di aver «fatto conoscere ai nemici informazioni che non avrebbero dovuto avere». E ancora: «Rivelare informazioni segrete è illegale, mette in allerta i terroristi e pone in pericolo il nostro Paese». Mai prima Bush era stato tanto duro nei confronti di una testata giornalistica. A spiegare l'affondo del presidente c'è anche quanto sta avvenendo al Senato dove l'ostruzionismo dei democratici - sostenuto da un pugno di repubblicani - ha impedito l'approvazione del rinnovo del Patriot Act, il complesso di leggi anti-terrorismo varato dopo l'11 settembre la cui validità scade il 31 dicembre. «La Camera ha approvato il rinnovo, al Senato l'ostruzionismo di alcuni irresponsabili - sono le parole di Bush - pone a rischio la sicurezza dell'America, il Senato deve tornare a votare e riconfermare il Patriot Act, non possiamo farne a meno nella guerra al terrore, solo grazie a questa legge sono state sgominate cellule in Oregon, Virginia, California, Texas, Ohio e New York». La risposta dei democratici non si fa attendere e Patrick Leahy, senatore del Vermont, accusa la Casa Bianca di aver «scritto assieme ai leader repubblicani il testo di un rinnovo di legge che non garantisce il rispetto delle libertà civili». Leahy, che nel 2001 fu uno dei maggori sostenitori del Patriot Act, suggerisce un rinnovo solo a breve termine al fine di poter «riscrivere il testo della legge tutelando i cittadini» ma Bill Frist, capo della maggioranza al Senato, obietta che «non è accettabile alla Casa Bianca». Il braccio di ferro a Capitol Hill si deve al fatto che i 55 voti dei repubblicani al Senato non bastano a vanificare l'ostruzionismo - ne servono 60 su 100 - da qui l'ipotesi paventata da Bill Frist di reagire con l'«opzione nucleare» ovvero l'approvazione a maggioranza semplice di una norma che abolisce la possibilità di interdizione da parte dell'opposizione. Anche se ciò porterebbe a una spaccatura senza precedenti dentro il Congresso.

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