Da Il Giornale del 16/01/2006
Originale su http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=57525

L’atomica è una minaccia solo potenziale

di Andrea Nativi

La minaccia nucleare iraniana è meno immediata di quanto non si pensi. Per diventare davvero una potenza nucleare all'Iran non basta essere in grado di produrre uranio arricchito e neanche avere la capacità di produrre una bomba rudimentale, da laboratorio. Serve una testata nucleare impiegabile, possibilmente compatta, e idonea a essere installata su un missile balistico o da crociera a medio-lungo raggio. E fortunatamente raggiungere tale obiettivo è difficile e molto costoso.

La comunità intelligence ne è perfettamente consapevole ed è per questo che il monitoraggio delle attività clandestine iraniane va ben al di là del programma nucleare propriamente detto. Il processo di weaponisation, lo sviluppo di un ordigno militarmente utilizzabile partendo dalla «bomba da laboratorio» (realizzabile senza troppe difficoltà avendo a disposizione uranio 235 arricchito oltre il 90%) può in qualche misura essere anticipato e condotto in parallelo. Tuttavia servirebbero ancora da 12 a 36 mesi per produrre una prima testata.

Che vanno aggiunti ai mesi richiesti dal programma nucleare per produrre i suoi frutti. Costruire una bomba con schema classico a «cannone», come quella utilizzata dagli Usa su Hiroshima non presenta in realtà particolari difficoltà per gli scienziati iraniani. Ma si tratterebbe di un'arma grande, pesante e poco efficiente. Una bomba del genere non può essere trasportata da un missile, ma deve essere affidata a un bombardiere. L'Iran non ha aerei adeguati e comunque una manciata di velivoli costituirebbe un deterrente davvero poco credibile.

Una bomba moderna, a implosione, è decisamente più efficiente (richiede meno uranio o plutonio) ma la sua realizzazione è complessa. Gli americani furono costretti a sperimentarla a terra prima di impiegarla su Nagasaki, cosa non necessaria per la bomba di Hiroshima.

Un'eventuale bomba a implosione iraniana peserebbe comunque tra i 450 e 900 kg e difficilmente sarà più avanzata dei modelli cino-pakistani (tutt'altro che evoluti) a cui si ispira. Sarà poi indispensabile testare sia i missili destinati a lanciarla sia il veicolo di rientro all'interno del quale sarà collocato l'ordigno.

Tutte queste attività richiedono ricerche in laboratorio su materiali e sottosistemi, ma anche test sperimentali condotti in condizioni realistiche alla luce del sole. Non possono essere simulati. L'Iran però non potrà far esplodere in poligono la sua bomba, né potrà condurre una campagna di test estesa perché occhi indiscreti non attendono che l'occasione propizia per registrare simili attività. Il risultato finale sarà quindi un complesso missile-testata non provato e con un grado di affidabilità ed efficacia discutibile.

Tuttavia un approccio del genere, seguito anche dalla Corea del Nord, potrebbe essere accettabile: per creare deterrenza e compellenza basta la mera possibilità che le armi possano funzionare. Teheran potrebbe seguire la stessa strada. Ma, aggiungendo ai tempi del programma nucleare quelli necessari all'approntamento di armi impiegabili, si comprende come la minaccia sia ancora solo potenziale.

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