Da Peace Reporter del 01/03/2006
Originale su http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=4829

Uno spiraglio per i condannati

La Cina apre al pubblico i processi d'appello ai condannati a morte

Porte aperte nei processi ai condannati a morte. Sarebbe il nuovo sforzo della Cina, che infligge il maggior numero di esecuzioni capitali al mondo, per regolare e probabilmente ridimensionare l’attribuzione della massima pena. Ad annunciarlo alla Reuters è Liu Renwen, studioso di legge all’Accademia cinese di scienze sociali. A partire dalla seconda metà del 2006, le udienze pubbliche riguarderanno i ricorsi e le revisioni degli atti. Un buon inizio, in un Paese dove le esecuzioni sono ancora segreto di Stato e dove non se ne conosce quindi il numero preciso. Secondo Renwen potrebbero essere 8mila all’anno, una media fra le 5mila e le 12mila stimate dalle organizzazioni umanitarie.

La Corte Suprema, intanto, dopo alcuni casi di condanne a innocenti, ha rivendicato il diritto alla revisione finale delle sentenze di morte, ma l’esperto prevede che l’opposizione delle corti basse sarà agguerrita. “Quando la Corte Suprema possa riprendere questo potere è ancora un’incognita”, ha detto Renwen. “Per i governi locali è giusto controllare la sicurezza pubblica”. Un grande ostacolo alla diminuzione delle pene capitali, visto che dopo l’allestimento di tre tribunali per la revisione delle condanne da parte dell’alta corte, le esecuzioni sono calate del 30 percento. Di certo, secondo Renwen, le udienze pubbliche consentiranno di controllare e migliorare l’iter legale per casi che potrebbero concludersi con la sentenza di morte di tante persone.

Sull’agenzia di Stato cinese Xinhua si legge che in alcune zone, come Pechino, Shanghai e la provincia meridionale dell’Hainan, i processi d’appello a porte aperte sono già cominciati. L’alta corte rinunciò al potere di revisione, dopo la campagna di lotta al crimine degli anni Ottanta, ma da allora le corti basse sono state più volte criticate per aver emesso sentenze arbitrarie. I loro giudici, spesso, non hanno neanche ultimato gli studi di legge. Le condanne più eclatanti: un macellaio è stato ucciso per aver assassinato una cameriera, che poi è risultata viva, e un uomo è stato in prigione undici anni per la morte della moglie, che in seguito è stata scoperta in buona salute e con un altro marito. In Cina 68 crimini, di cui la metà non violenti come corruzione e reati finanziari, sono puniti con la pena di morte. Di solito le esecuzioni consistono in uno sparo alle tempie o in una iniezione letale.

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