Da La Stampa del 05/01/2004

Osservatorio

Unione Europea l’ennesimo anno cruciale

Troppe fasi «decisive», e spesso sterili, nella storia dell’Ue Che accadrà nel semestre irlandese, dopo quello italiano? Ritorna, e fa discutere, il tema delle «due velocità»

di Aldo Rizzo

Il 2004 è l'ennesimo anno cruciale dell'Europa. E già dire l'ennesimo anno cruciale è una valutazione negativa, oltre che ironica, perché si sa che, se è cruciale, cioè potenzialmente decisivo in un senso o in un altro, l'anno non può anche essere ennesimo, cioè ripetitivo, almeno in tempi brevi. Ma la vicenda tormentosa ed estenuante dell'integrazione europea ci ha abituati a quest'anomalia. E così era cruciale il 2003 che se n'è appena andato ed è cruciale il 2004 che è appena cominciato.

Il 2004 vuol dire, nel primo semestre, presidenza di turno irlandese, dopo quella italiana, che si è conclusa tra giudizi contrastanti, ma con un bilancio obiettivamente poco esaltante. Il governo Berlusconi può dire al suo attivo che ha escluso e comunque non si è adoperato per un compromesso al ribasso sulla Costituzione europea e anche che ha reso possibili alcuni accordi parziali, pur se non formalizzati, primo fra tutti quello sulla difesa comune. I suoi critici possono dire che, a differenza di altre presidenze italiane molto meritorie, è mancata una spinta forte verso l'intesa globale, che si è preferito non scontentare nessuno e conservare una posizione tattica di «cerniera», anziché provarsi a mettere tutti di fronte all'obbligo di scelte precise, prospettando le possibili dure conseguenze di un fallimento.

Comunque questa è acqua passata e ora importa vedere, immaginare, che cosa potrà fare la presidenza irlandese. Il primo ministro di Dublino, Bertie Ahern, si è detto orgoglioso che proprio nel suo semestre avverrà ufficialmente (il 1° maggio) l'ingresso nell'Ue dei dieci nuovi membri. Ma questo è un dato scontato, una formalità, mentre il problema è se e come potrà funzionare efficacemente a 25 un'Unione che già era malconcia a 15, e ciò porta o riporta al grande tema della Costituzione. Su questo punto, Ahern non fa grandi promesse, verificherà lo stato delle cose, proverà a fare nuove ipotesi di accordo. Con quali «chances»?

A marzo ci sono le elezioni generali in Spagna ed è difficile immaginare che il governo di Madrid, che con quello di Varsavia ha grandemente contribuito al fallimento delle trattative di dicembre, sulla fondamentale questione del sistema di voto, ritorni sui suoi passi, fornendo agli elettori una clamorosa prova d'incoerenza. Una minore intransigenza potrebbe venire dal governo successivo, non più guidato da Aznar, ma anche questo si sentirà vincolato alle dichiarazioni pre-elettorali, a meno che non vinca l'opposizione socialista, il che appare piuttosto improbabile. Poi a giugno, ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo, ormai a 25, e questo non semplificherà le discussioni. Diventa allora più verosimile che la situazione si decanti nel secondo semestre, quello a presidenza olandese, e che verso la fine del 2004 si arrivi (si possa arrivare) a un compromesso conclusivo.

Su tutta questa materia, davvero decisiva per il futuro dell'Europa, in un mondo che non sta ad aspettare gli intrichi e gli intrighi del negoziato intereuropeo, aleggia da tempo, ma si è fatta ora più viva e acuta, la questione delle «due velocità», sia come avvertimento a chi vuole andare a rilento, sia come ipotesi concreta di più Stati che non si rassegnano alla prospettiva di un'Europa a maglie larghe, dominata dagli Stati-Nazione al di là di una legittima volontà di preservare la propria identità. Questione tecnicamente e politicamente complessa, che suscita l'avversione di chi teme un direttorio franco-tedesco, e magari antiamericano, ma anche il forte interesse di chi ritiene comunque indispensabile un «gruppo di testa», dentro la cornice istituzionale dell'Ue e naturalmente aperto a chiunque voglia aderirvi. Chi scrive condivide questo forte interesse, convinto che il direttorio franco-tedesco non sarebbe più tale se altri paesi grandi e piccoli vi si aggiungessero, condizionandolo.

Comunque, la priorità ora è per un accordo vero e forte a 25, e tanto meglio se vi si arrivasse prima delle elezioni europee di giugno, come ha auspicato ieri il Presidente Ciampi. Che tuttavia non ha mai abbandonato l'idea di un'«avanguardia coraggiosa», in caso di nuovi fallimenti o di soluzioni minimalistiche o slabbrate. E' il tema di fondo di questo «ennesimo» anno cruciale.

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