Da La Repubblica del 28/09/2004

Secondo le fonti del giornale kuwaitiano Al Rai Al Aam la trattativa non è sul ritiro delle truppe

La telefonata da Bagdad "Libere entro venerdì"

Possibile una richiesta di riscatto da parte di un "gruppo islamico" L´intelligence: aspettiamo che ci siano prove certe
Un´accelerazione si percepisce anche negli ambienti di Palazzo Chigi: la crisi è entrata in una fase di estrema delicatezza

di Carlo Bonini

ROMA - La telefonata che aspettava da Bagdad è arrivata. E alle 21.00 ora di Kuwait City (le 20 in Italia), Ali Al Roz, direttore di "Al Rai Al-Aam", il più influente quotidiano del Paese, informa che «il momento di felicità per le due ragazze italiane in ostaggio si sta avvicinando». «Al massimo, questione di tre giorni». Che una trattativa è in corso e la condizione per il loro rilascio «non è politica», ma soltanto «economica».

«Nel giornale di domani (oggi ndr.) - spiega Al Roz - i nostri lettori troveranno la notizia che nei prossimi giorni, diciamo entro venerdì, il sequestro di Simona Torretta, Simona Pari e dei due iracheni Mahnaz Bassam e Raad Ali Abdul Raziz, avrà il suo lieto fine. Dico di più: se le cose continuano a procedere come in queste ore, le famiglie delle due ragazze italiane potrebbero ricevere delle novità tra domani (oggi ndr.) e mercoledì».

Al Roz appare convinto di quel che dice. La "fonte irachena" senza un nome e senza un volto, che si dice in contatto con il gruppo dei sequestratori e che da quattro giorni alimenta le sue corrispondenze su un rapimento anomalo arrivato al suo ventiseiesimo giorno, ha aperto un canale che continua ad allargare. Di cui il quotidiano "Al Rai Al-Aaam" si è fatto autorevole garante, proponendo, con il passare dei giorni, un quadro sempre più nitido. Sabato scorso, la notizia che le due Simone erano «vive» e l´avviso ai naviganti di internet di considerare carta straccia la sequenza di comunicati che, a firma "Ansar Al Zawhari" (i "seguaci di Al Zawhari") le avevano date per decapitate a metà della scorsa settimana (lo stesso gruppo, ieri, è tornato a farsi vivo sul sito "www. alezah. com" ribadendo che le ragazze sono state uccise). Domenica, quindi, i dettagli sulla loro prigionia. La richiesta di «cibi particolari» (frutta e yogurt) e la possibilità di potersi dissetare con «acqua minerale». Non ancora una prova incontrovertibile di esistenza in vita, ma certo un particolare di cui può essere a conoscenza soltanto chi accanto alle due ragazze è in questo momento (fino a domenica, solo gli amici di Simona Pari sapevano che la ragazza è vegetariana e dunque la sua predilezione per determinati cibi).

Alì Al Roz, come ha spiegato nella sua intervista a "Repubblica" lunedì e come ribadisce in queste ore, «non ha altra scelta che fidarsi della sua fonte irachena». Ma è pur vero che, ora, le sue informazioni incrociano l´esplicito ottimismo di Palazzo Chigi, dove si fa notare come la crisi sia entrata in un momento molto delicato, perché la vicenda potrebbe trovare presto soluzione. E´ bene - si sottolinea tra i collaboratori del Presidente del consiglio - che tutti siano consapevoli della delicatezza della fase che stiamo attraversando in queste ore.

C´è dell´altro. Le informazioni del direttore del quotidiano "Al Rai Al-Aam" incrociano anche l´attivismo della nostra intelligence, che ieri ha mosso funzionari di alto rango a Bagdad, ragionevolmente per gestire «un momento che - si ammette - è delicato». «Attendiamo ancora prove certe che ci possano tranquillizzare». E dunque dare semaforo verde a una trattativa che, a questo punto, viene indicata come soltanto economica. Lo svela lo stesso Ali Roz. «Le condizioni politiche poste al rilascio delle due ragazze - dice - non esistono più».

Il riferimento è al «ritiro incondizionato delle truppe italiane dall´Iraq», che è poi quanto, domenica scorsa, aveva sostenuto la "fonte irachena" nel riferire le richieste del gruppo che tiene in ostaggio le due Simone. Una condizione apparsa subito «non imperativa», perché «non sostenuta da un ultimatum, né da una minaccia di morte». E, dunque, interpretata subito per ciò che la stessa "fonte irachena" e con lei il direttore di "Al Rai Al-Aam" ora dicono fosse: un avvio di trattativa che nascondeva e nasconde una richiesta di riscatto.

Sgombera da condizioni politiche, la trattativa per il rilascio degli ostaggi appare dunque muoversi su un terreno che deve affrontare il problema del "dove", del "come" e, soprattutto del "chi" dovrà ricevere un riscatto che fonti arabe, pur non quantificando, indicano «consistente». Il gruppo che tiene prigioniere le due ragazze continua a non avere un nome («E´ inutile che la delegazione di musulmani italiani in arrivo in Iraq provi a mediare, perché non scoprirà mai la nostra identità», ha fatto sapere domenica il gruppo che ha scelto "Al Rai Al-Aam" come canale). Né sembra in grado di offrire ulteriori indicazioni Alì Roz oltre quelle già fornite nei giorni scorsi. «Ho detto e ribadisco che l´unica cosa di cui si può parlare è di un "gruppo islamico"». Dove per "gruppo islamico" si finisce con il fotografare una galassia di «resistenti» in cui incrociano e si sommano non tanto le istanze religiose jihadiste, quanto quelle di gruppi tribali, ex pezzi di apparato del Baath, mafie locali. «Può sembrare un dettaglio - dice il direttore di Al Rai Al-Aam - ma in questa fase così delicata non si deve fare confusione, come mi è sembrato da alcune telefonate che ho ricevuto lunedì dall´Italia. Tutti, e soprattutto chi informa, devono mostrare senso di responsabilità, per non mettere in pericolo la vita di chi può contribuire a un esito felice della vicenda».

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