Da Il Messaggero del 01/10/2004

Un odio così cieco e truce che ormai non distingue più

di Marcella Emiliani

MA QUALE organizzazione terroristica al mondo, per colpire “il nemico” fa letteralmente una strage di innocenti, uccidendo più di 40 bambini iracheni? Quanto è accaduto ieri a Bagdad, nel quartiere di al-Amel, sembra sfuggire a qualsiasi logica di una guerra che dai suoi attori sul terreno viene chiamata di “di resistenza all’occupante straniero”. Più che episodi di resistenza questi sono crimini allo stato puro, ebbene sì, crimini contro l’umanità, voluti e pianificati per colpire nel mucchio e prostrare definitivamente l’Iraq. Per quanto cinico possa sembrare, colpire dei soldati è parte della dinamica di un conflitto, ma sparare alla cieca nel mucchio contro i civili solo per dimostrare che gli americani non hanno il controllo della situazione sul terreno è solo un indice di barbarie che nessuna ideologia può giustificare. La dinamica stessa dell’attentato, compiuto in tre tempi, con tre esplosioni successive nel raggio di un chilomentro sta a dimostrare che c’era la volontà esplicita di annichilire la popolazione di Bagdad e radicare nell’animo dei suoi abitanti la convinzione che la ricostruzione è oramai una chimera e la pace non tornerà mai più. Ad al-Amel, un quartiere molto popoloso della capitale, si stava inaugurando infatti una stazione di pompaggio dell’acqua, un simbolo di speranza, un passo verso una possibile normalizzazione della situazione. Che ci fosse gente per strada era normale visto lo stato dei servizi a Bagdad e la sua cronica mancanza d’acqua, di elettricità e delle infrastrutture più elementari per la sopravvivenza. L’occasione, viste le condizioni del Paese, era dunque di quelle importanti, accolte con favore dalla popolazione. Per questo possiamo dire che la strage di civili non è stata affatto casuale e viene da chiedersi addirittura se il passaggio del convoglio americano sia stato fortuito, la classica occasione per colpire contemporaneamente più bersagli.

A sentire gli iracheni, atti di una tale ferocia (compresi i sequestri e gli sgozzamenti davanti alle telecamere) sarebbero compiuti da “stranieri”, gente venuta da fuori per seminare il panico in un Paese già in ginocchio. Un’auto-illusione del genere è comprensibile nello smarrimento generale, ma anche se ha elementi di verità, è e rimane appunto una auto-illusione. Per quanti al-Zarqawi possano essere entrati in Iraq per giocare il loro gioco sporco nel nome dell’islamismo radicale, la realtà è che dietro la guerra che coinvolge gli occidentali se ne sta combattendo un’altra altrettanto feroce, una guerra civile, che oppone iracheni a iracheni senza esclusione di colpi e nella quale il brigantaggio terroristico più vile si confonde con ideologie e bandiere di resistenza.

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