Da Il Messaggero del 13/10/2004

Politica e religione tra commissione Ue fecondazione e identità dell’Europa

di Mario Ajello

ROMA Emanuele Severino è uno dei maggiori filosofi italiani. E un diagnostico attentissimo dei problemi riguardanti la fede e la scienza e quelli del rapporto fra morale e politica.

Professor Severino, Rocco Buttiglione è caduto in una imboscata della cultura laicista?
«Mi sembra, anzitutto, che su questo episodio si sia creato un clamore eccessivo. Anche perchè, non è ben chiaro quel che è avvenuto al Parlamento europeo».

Che cosa non è chiaro, secondo lei?
«Se Buttiglione si è limitato a esprimere alcune sue convinzioni morali, non vedo che cosa ci sia di scandaloso. E dico di più: se egli ha dato l’impressione che le sue convinzioni morali sono una premessa alla sua azione politica e legale, non si può dire che sia ingiustificabile».

Insomma, in questo caso, lei sta dalla parte del ministro super-cattolico?
«Ripeto: bisogna capire bene come si sono svolte le cose. E mi sorprende che il Parlamento europeo, organismo che presumibilmente dovrebbe essere popolato da persone molto qualificate, sia incapace di fare distinzioni logiche e lessicali anche molto elementari. Io mi limito a dire che ognuno, i cattolici o i gay o chiunque altro, ha la propria morale ed è naturale che intenda difenderla anche sul piano giuridico. Non mi stupisce nè mi scandalizza, insomma, che il cattolico Buttiglione abbia espresso la volontà di realizzare sul piano politico i propri principi etici».

Non c’è quindi nessun problema politico in questa vicenda italo-europea?
«Il problema è che si sentono ancora, e in maniera piuttosto forte, gli strascichi della battaglia riguardo alla menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea. Da una parte, c’è stato lo sforzo intenso della Chiesa per far inserire quel principio. Dall’altra, abbiamo visto la resistenza dei costituenti europei per evitare quell’inserimento storico-dottrinale».

E che cosa significa questo scontro?
«Se si fosse trattato di semplice richiamo al passato cristiano dell’Europa, la cosa non avrebbe interessato la Chiesa. Ma, per la Chiesa, si trattava di qualificare come cristiano lo Stato europeo. Con tutte le relative conseguenze: cioè che tutte le norme si sarebbero dovute adeguare al messaggio cristiano. Questo integralismo, inteso in senso non squalificante, appartiene all’essenza non soltanto della Chiesa. Ma addirittura del Vangelo. Un cristiano deve fare in modo che la vita pubblica si adegui a ciò che ai suoi occhi è la verità».

Quindi fa bene la Chiesa a condizionare la politica italiana, fino a dominarla, come nella legge sulla fecondazione?
«E’ la sua vocazione naturale. E poi bisogna fare una distinzione. L’inconveniente non è che si costituisca una maggioranza cattolica per far passare una legge cattolica. Il problema è che una legge cattolica, come appunto quella sulla fecondazione, impone anche ai non cattolici di avere un comportamento cattolico oppure li costringe ad andare all’estero. Mentre una legge sanamente laica consente alle coscienze di comportarsi come vogliono, fatto salvo il rispetto per la Costituzione. Esempio: una legge laica sull’aborto consente a chi vuole abortire di abortire e a chi non vuole di non farlo».

Quanto meno cattolica è una legge tanto più è liberale?
«Ci sono gradazioni di liberalismo in ogni legge. Una legge democraticamente votata può essere più o meno liberale».

Il ”caso Buttiglione” non sarebbe potuto accadere in Italia, perchè qui la Chiesa domina la politica?
«Il Polo si presenta come erede e titolare del voto cattolico. E quanto agli altri, mi sembra ovvio che se la sinistra alzasse troppo la voce contro il Vaticano, si sfascerebbe: e non ci sarebbe più l’Ulivo. Però, riguardo alla legge sulla fecondazione, c’è stata forte resistenza da parte della sinistra. Anche se non ci si può sporgere più di tanto, per non dispiacere l’elettorato ex democristiano».

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