Da Corriere della Sera del 19/10/2004
Originale su http://www.corriere.it/speciali/2004/Esteri/usa2004/campagna/articoli/...

In Florida e in Ohio contestate le macchine elettroniche

L’America in fila alle urne. Partono i primi ricorsi

di Gianni Riotta

HARRISBURG (Pennsylvania) - Se credete che per la Casa Bianca si voti il 2 novembre vi sbagliate. Si vota già da ieri, nei supermercati della California e del Colorado, nelle biblioteche della Florida, via posta in Pennsylvania. In Texas, l'ex presidente George Bush e sua moglie Barbara danno l'esempio di elettori in anteprima ai compatrioti dell'Arkansas, Wisconsin, Iowa, Michigan e West Virginia. In Iowa 100.000 elettori democratici votano in anticipo, temendo la moviola senza fine del 2000, il democratico Al Gore con più consensi, voti annullati, voci di brogli, il repubblicano George W. Bush vincente nel collegio elettorale grazie al via libera della Corte Suprema. Secondo il sociologo Curtis Gans, dal 20 al 25% dei suffragi arriveranno prima della data ufficiale.

Harrisburg, capitale della Pennsylvania, ha il parlamento locale disegnato come la basilica di San Pietro, ed è davvero il Vaticano della rivoluzione americana. Con 21 punti elettorali in ballottaggio, Kerry al 48% e Bush al 46 nei sondaggi, è uno degli Stati incerti, come Michigan, Ohio, Florida, Wisconsin, Minnesota, Nevada, Colorado, New Mexico e Iowa. Il ministro della Giustizia repubblicano John Ashcroft ha fatto causa alla Pennsylvania perché non ha spedito in tempo le schede via posta ai soldati al fronte. Chiede quindici giorni di deroga, da Harrisburg replicano «i militari voteranno via fax!». Il partito democratico ha sotto contratto diecimila avvocati, soprannominati «commandos», per contestare gli scrutini sospetti. I repubblicani contano su «novemila studi legali». Poi gli indipendenti, 6.000 avvocati dell'Election Protection 2004 che controllano le operazioni nei ghetti, 600 legali in opera solo a Cleveland.

La Pennsylvania vota con un cocktail di metodi. Girando la leva di una macchina. Tirando una manopola. Toccando lo schermo di un computer. Via lettore ottico. Con carta e matita. Risultato, il possibile caos quando si apriranno le urne alle 21 del 2 novembre. «Siamo molto preoccupati per contestazioni e incertezze», ammette DeForest Soaries, presidente della Commissione elettorale che dovrebbe risolvere ogni problema e si mette invece le mani nei capelli davanti al milione di nuovi elettori registrati che non sono certi di trovare il nome ai seggi. Già ieri, in Florida, nella contea di Broward, 9 seggi su 14 non riuscivano a ottenere il collegamento Internet per verificare l'identità dei votanti. Il voto elettronico non lascia riscontri e, se va in tilt, non si corregge. In una recente campagna per la Camera in Florida, su 11.000 voti registrati dal lettore ottico 137 erano nulli, gli elettori hanno protestato ma non c'è controprova. Adesso, per aggiungere caos, i cittadini che si vedono cancellati dai registri possono chiedere una «scheda provvisoria» e rivotare. Schede valide? Sottoposte a verifica? Nessuno lo sa. Al quartier generale di Kerry, un volontario con la paglietta e il nastro rosso bianco e blu d'altri tempi, spiega: «Il controllo sulle elezioni per la carica più potente al mondo non risiede né a Washington, a livello federale, né nelle capitali degli Stati, qui ad Harrisburg per la Pennsylvania. Il voto è nelle mani delle contee, dove boss ignoranti litigano. Temo disastri nelle zone rurali».

Il nostro amico non è il solo e i ventimila avvocati dei partiti si leccano i baffi pensando alle parcelle da incassare ai danni della democrazia. Un ritaglio del quotidiano New York Times , fotocopiato e stampato da Internet, gira di mano in mano, tra democratici e repubblicani. Denunzia l'attività del segretario di Stato dell'Ohio Kenneth Blackwell, repubblicano che aspira a diventare governatore facendo di tutto per tenere gli elettori democratici lontani dalle urne nel giorno dei Morti. Un magistrato gli ha dato torto, autorizzando i cittadini che sbagliano seggio a votare comunque. Spaventati, i democratici della Pennsylvania chiedono al governatore Edward Rendell, grande amico dello sconfitto Al Gore, di utilizzare gli impiegati statali per il controllo del voto. Proteste vive, stavolta, dal partito di Bush, che invoca il Grande Fratello. A scanso di guai, Rendell fa approvare una legge che impone il doppio scrutinio dei voti se il divario tra i candidati sarà inferiore allo 0,5 per cento.

Preparatevi a una battaglia all'ultimo sangue, come quella che divise gli Stati Uniti a poche miglia da qui, sui campi di Gettysburg, durante la Guerra Civile. Dal sito www.electionline.org , che prova a fugare le frodi, arriva una segnalazione dalla contea di Lancaster: «i funzionari non hanno idea di come organizzare i seggi, cominciano a imparare solo adesso». Mike O'Connell, capo repubblicano nella contea di Allegheny, gongola: «I nostri iscritti voteranno via posta. Ho mandato le schede io stesso, previa telefonata registrata del presidente Bush a tutti per dire Grazie!». I democratici sono in ritardo, lo stratega Tony Podesta si affida alla lobby del sindacato. Ed Coyle, capo dei pensionati, dice fiero: «250.000 anziani hanno avuto a casa due schede, una in più in caso di errori».

Tom Josefiak, capo del'ufficio legale della campagna Bush-Cheney, dichiara: «Il 3 novembre ci saranno tentativi di influenzare i risultati. Prevedo battaglie in tribunale in Ohio, Michigan, Wisconsin, New Mexico e in altri Stati cruciali». Il rivale Robert Bauer, capo dello studio legale di Kerry-Edwards, ribatte: «Vigileremo sulla regolarità del voto». I sondaggi non danno requie: Bush 49, Kerry 46 ( Gallup ); 50 a 46 per il presidente ( Abc ); Bush 48 Kerry 46 ( Time ); 48 a 45 per il Christian Science Monitor .

Davanti a una cotoletta di pollo, un pomodoro con olive e frittelle di mele, un finanziere di Goldman Sachs, sostenitore di Kerry, conclude: «Se vince Bush sale la Borsa, se vince Kerry andranno meglio i Buoni del tesoro. Io tifo per i democratici, ma chiunque prevalga, che passi alla grande. Un testa a testa con stillicidio di sfide in tribunale sarebbe rovinoso per la nostra democrazia, la Borsa e avvelenerebbe l'odio tra i partiti. Speriamo almeno negli ispettori indipendenti dell'Osce, mandati da voi europei a vigilare sul nostro voto!». Scherza, ma non troppo.

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