Da Corriere della Sera del 22/10/2004

Il valzer del filosofo

di Aldo Cazzullo

E' il ballo del Buttiglione. Il valzer del filosofo. La pantomima del più colto e più vanitoso politico italiano, indeciso tra la difesa delle proprie idee e quella della propria poltrona, e pronto per questo alla più azzardata delle mosse: la smentita confermativa. La lettera con cui ieri Rocco Buttiglione ha tentato di ritirare la parola maledetta - «peccato» - senza abiurare alla coscienza di cattolico gli è stata imposta dal precipitare degli eventi di Bruxelles. In un primo tempo, la reazione di Berlusconi e dei popolari europei l'aveva convinto di poter restare sulle sue posizioni: Barroso - era stato il ragionamento - farà finta di nulla, e andrà avanti. Ma l'asprezza della polemica della sinistra e le perplessità dei liberaldemocratici hanno imposto al neopresidente Ue, per non farsi bocciare l'intera commissione, di ottenere da Buttiglione un segno di buona volontà: o un cambiamento delle deleghe, o un'attenuazione della condanna dell'omosessualità. Così il filosofo si è visto costretto a scrivere la lettera del pentimento, pur ripetendo nelle conversazioni private che «non si tratta di una ritrattazione, anzi, di una conferma sostanziale delle mie idee».

Dopo il volto severo, ieri è apparso il suo volto contrito; eppure allo sforzo di umiltà, che tanto dev'essere costato a una wandaosiris del pensiero come lui, non è seguito un risultato consono. Fiutata una debolezza se non proprio l'odore del sangue, la sinistra non ha mollato la presa, e il ruolo di Buttiglione nel prossimo governo europeo resta in dubbio.

Per un uomo monolitico come lui sono stati giorni di svolazzi, ripensamenti, correzioni, precisazioni, sia pure aperte dalla premessa che erano le parole, non i concetti, a cambiare. In effetti le frasi dell'interrogatorio di Bruxelles si possono discutere, ma difficilmente avrebbero potuto essere diverse. A una specifica domanda, il professore ha dato la risposta che la dottrina cattolica ha elaborato da alcuni secoli: l'omosessualità - non l'omoerotismo: la pratica, non la condizione - è una cosa che non va bene. Sarebbe stato difficile e forse ingiusto pretendere da lui parole diverse e fatalmente insincere; questa almeno è stata l'impressione dei cattolici e dei molti laici che hanno difeso non le idee di Buttiglione, ma la sua libertà di esprimerle, distinguendo - come ha fatto - tra morale e diritto. Rinfrancato, il filosofo ha risposto ai suoi critici attaccando. Ha parlato di «lobby degli omosessuali». Di «pregiudizio anticattolico», tesi accolta anche dalle gerarchie ecclesiastiche. Di un «giudizio di condanna morale del governo Berlusconi, come se un ministro italiano non potesse occuparsi di giustizia europea». Poi è partito per Saint-Vincent.

Attorniato da tanti altri democristiani non pentiti, si è sentito tra amici e si è preso nuove libertà: nasce così il famigerato discorso delle «madri non buone». Ma il giorno dopo ecco la nuova svolta, il giro di valzer, la negazione che afferma: il riferimento non era alla famiglia ma alla politica estera, in particolare al rapporto difficile tra l'America «Marte» e l'Europa «Venere»; le madri che crescono un figlio da sole, anziché «non buone», sono «eroine»; cattivo è semmai il padre. Non è lui a contraddirsi, sono gli altri a non capire: «Nescio quid dicam, non so che dire. Se dico che amo i bambini scrivono che sono pedofilo». Ieri, il casqué finale, il «sacrificio». Che non ha risolto il problema (pur se alla fine una soluzione si troverà), né ha dissipato il dubbio che a perdere il professore sia stata proprio la sua cultura non celata, la sua intelligenza manifesta, la sua abitudine di parlare con il Papa senza impedire che si sappia. «Citerò un filosofo non del tutto sconosciuto, Immanuel Kant da Königsberg...»: è stato forse quando ha chiamato in causa il collega che Buttiglione si è giocato l'appoggio degli europarlamentari, molti dei quali di Kant non hanno letto la Critica della Ragion pura in lingua, come lui, ma il paragrafo sul bignamino alla vigilia dell'interrogazione, come tutti noi. Anziché placarsi, il dotto ha infierito, rispondendo a ogni commissario nella lingua nativa, anzi meglio, parlando con il francese un francese più ricercato del suo, con il polacco un polacco più puro, e così via. Gli è venuto naturale, come quando a una riunione estiva dell'Udc prese appunti in tedesco (e se ci fosse ancora De André forse si sarebbe divertito a riscrivere il gramelot di una canzone famosa, più o meno così: Follini: eine kleine pinzimonien; Baccini: wunder matrimonien; Volonté: krauten underfuegen; Tassone: und patellen und arsellen fischen in Zanzibar; Rotondi: und alkaseltzer fur dimenticar). Non gli è stato perdonato. Adesso però, se non hanno apprezzato la sua cultura, gli eurocommissari potrebbero tener conto almeno del suo parziale pentimento. In fondo, se Calderoli è il ministro che riscrive la Costituzione, Buttiglione può tranquillamente diventare il padrone del mondo. Se invece neppure la piroetta finale venisse apprezzata come merita, allora la tesi del pregiudizio anticattolico uscirebbe rafforzata.

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