Da Corriere della Sera del 27/07/2005
Originale su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/07_Luglio/27/moschee.shtml

Le Moschee Deserte

di Magdi Allam

Chi rappresenta i musulmani nel nostro Paese? Esiste un «Islam moderato»? E' la domanda che assilla e divide gli italiani. Politici e gente comune. Rilanciata tra non poche polemiche dall'annuncio del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, fatto su Repubblica , della prossima formazione di una Consulta dei musulmani d'Italia. Il dubbio, obiettivamente, è più che fondato. Perché nell'Islam il rapporto tra il fedele e Dio è diretto.

Non c'è il sacerdote che funge da intermediario, né un clero che amministra il culto né tantomeno un papa che incarna il dogma della fede. E guardandoci attorno vediamo una rete di moschee cresciute tra l'arbitrio giuridico e l'indifferenza delle istituzioni, affidate a imam stranieri autoeletti, in gran parte espressione di gruppi integralisti ed estremisti islamici dichiarati fuorilegge negli stessi Paesi musulmani.

E noi italiani che cosa facciamo? Ci siamo limitati a prendere atto dello status quo , abbiamo promosso gli imam-despoti a interlocutori istituzionali e a star televisive, ci affanniamo a rincorrere un dialogo di facciata dove non ci si confronta sui diritti fondamentali della persona a partire dalla sacralità della vita di tutti, perseguiamo una politica degli abbracci a beneficio delle telecamere, immaginando che in questo modo allontaniamo lo spettro dello scontro di civiltà. Insomma, è la retorica credulona del volemose bene , della carità cristiana, del siamo tutti figli dello stesso Dio. Ma è anche l'ideologismo cinico e masochista delle frontiere aperte a tutti, della solidarietà ai fratelli islamici in fuga dai tiranni arabi filo-americani.

Più in generale, è l'ottusità politica che, insistendo sul fatto che uno Stato laico non deve interferire negli affari religiosi, finisce per consegnare fette dello Stato e della società al controllo diretto o indiretto di movimenti e di Stati integralisti stranieri. Un controllo che non è soltanto religioso ma anche politico e finanziario.

L'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), che afferma di controllare la gran parte delle moschee, è essenzialmente, quale emanazione dei Fratelli Musulmani, una forza politica che strumentalizza la religione per affermare il proprio potere. Con l'obiettivo di ergersi a unico rappresentante dei musulmani per la stipula di un'Intesa con lo Stato, che le consentirebbe di accedere al finanziamento pubblico dell'8 per mille.

Anche se i suoi membri non sono in alcun modo rappresentativi, si sono auto-insigniti e governano in modo dittatoriale. Patrocinano un'ideologia anti-occidentale, anti-americana, anti-ebraica. Esaltano i terroristi suicidi islamici che massacrano gli israeliani. Così come legittimano gli attentati contro gli americani in Iraq, fino a spingersi a giustificare la strage degli italiani a Nassiriya.

L'iniziativa della Consulta dei musulmani d'Italia potrebbe rappresentare l'avvio di un approccio più serio e costruttivo con l'insieme dei musulmani. Una Consulta che sia per metà rappresentata da donne, come Souad Sbai, presidente della Confederazione della comunità marocchina in Italia, Gulshan Jivraj Antivalle, presidente della Comunità ismailita italiana, Irta Lama, titolare dell’azienda informatica Its Associates. Da giovani umanamente onesti e intellettualmente coraggiosi come Khalid Chaouki, direttore del sito www.musulmaniditalia.com , Yassine Belkassem, membro della Consulta comunale di Poggibonsi (Siena), Ali Baba Faye, coordinatore nazionale Forum «Fratelli d'Italia» dei Ds. Da religiosi riformatori come Yahya Sergio Pallavicini, vice-presidente del Coreis (Comunità religiosa islamica d'Italia), Gabriele Mandel Khan, Gran maestro per l'Italia della Confraternita turca Jerrahi-Halveti, Feras Jabareen, imam del Centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa (Siena).

Sono solo alcuni nomi che potrebbero offrire l'immagine di un islam compatibile con le nostre leggi e i valori fondanti della nostra società.

Dobbiamo partire dalla constatazione che solo il 5 per cento dei musulmani in Italia frequenta abitualmente le moschee. Dobbiamo prendere atto che lo Stato, piaccia o meno, non può rimanere indifferente alla continua erosione di fette di legalità da parte degli integralisti e estremisti islamici.

La Consulta dovrebbe riflettere sia la realtà che sul terreno vede la prevalenza di una società civile musulmana laica, sia promuovere l'orientamento dello Stato all'integrazione piena dei musulmani.

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