Da La Repubblica del 05/11/2005

Il Bureau spiega la lettera inviata al Sismi nel luglio scorso. Mentre l'intelligence francese attacca: "Scandalose" le accuse di Pollari

Nigergate, l'indagine Fbi continua

"Accertati gli autori" del falso dossier. Non chi lo diffuse

di Carlo Bonini

WASHINGTON - L'audizione del direttore del Sismi Nicolò Pollari e del sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta al Comitato parlamentare di controllo sui servizi, le loro affermazioni secondo cui l'Fbi avrebbe chiuso l'indagine sul Nigergate liberando le autorità italiane dal sospetto di aver svolto nell'affare un qualsivoglia ruolo, «diretto o indiretto», muovono l'Fbi. E dopo una lunga mattinata, consigliano il Bureau ad una dichiarazione scritta firmata dal vicedirettore John Miller. Si legge: «In una lettera del 20 luglio 2005 indirizzata al direttore del servizio di intelligence italiano, il direttore del Fbi ha espresso il suo apprezzamento per il sostegno offerto all'indagine del Bureau dai funzionari italiani allo scopo di determinare l'origine dei documenti. In particolare, se quei documenti fossero parte di un tentativo di influenzare la politica estera degli Stati Uniti. L'indagine ha scartato tale movente, confermando la falsità dei documenti e concludendo che questi siano stati più verosimilmente parte di un disegno criminale alla ricerca di un guadagno economico».

Miller dosa le parole con grande precisione, e una fonte del Bureau, nel renderne ancor più esplicito il significato, aggiunge: «La materia è estremamente sensibile e quel che questa dichiarazione intende dire è che l'indagine è chiusa solo per quel che concerne l'accertamento dell'origine dei documenti e il movente di chi materialmente li mise insieme. Per il resto, è un'indagine in corso». L'Fbi, dunque, continua a lavorare alle potenziali responsabilità di chi distribuì il falso dossier sull'uranio nigerino, o le informazioni che questo conteneva, spinto da un movente ancora da stabilire. Circostanza, questa, confermata del resto dai recentissimi incontri tra i senatori Roberts e Rockefeller, presidente e vicepresidente del Comitato sull'intelligence del senato Usa, con funzionari dell'Fbi che li hanno aggiornati sullo stato di avanzamento dell'indagine.

Che l'indagine dell'Fbi prosegua è dunque un fatto. Come è un fatto il «no comment» del Bureau alla domanda se, a questo punto, gli autori materiali del dossier - Rocco Martino, l'ex ufficiale del Sismi Antonio Nucera e la "signora" fonte del Sismi nell'ambasciata nigerina - siano o meno potenziali «criminal offenders» per la giustizia americana. Una cosa è certa: il «disegno criminale» in cui hanno origine i documenti e di cui parla l'Fbi non è stato colto né dalla Procura di Roma (che ha chiesto l'archiviazione del caso), né da Palazzo Chigi che, durante le indagini, ha omesso di sporgere anche soltanto una denuncia per truffa nei confronti di chi materialmente mise insieme lo scartafaccio.

Del resto, continua a restare inevasa la domanda sulle ragioni che impedirono nell'estate del 2004 all'Fbi di interrogare a New York Rocco Martino, in quei giorni negli Stati Uniti per registrare un'intervista televisiva mai andata in onda per la Cbs. «No comment», dice il Bureau. E «no comment» viene ripetuto anche di fronte a notizie raccolte nei giorni scorsi dalla stampa Usa da fonti anonime della stessa Fbi, secondo cui l'indagine svolta in Italia sarebbe stata «stonewalled», murata, e comunque resa meno incisiva da qualche scarsa sollecitudine e qualche furbizia di troppo in casa nostra. Furbizie che se a Washington continuano a creare imbarazzi, hanno invece definitivamente irritato Parigi. Ieri, citato dal New York Times, un alto funzionario dell'intelligence francese ha definito le accuse di Pollari al ruolo svolto dalla Dgse nell'affare nigerino «scandalose». Un giudizio che annuncia una storia tutt'altro che al capolinea. Come del resto, ancora ieri, documentavano un'interpellanza presentata al ministro della difesa Martino da un gruppo di senatori ds (prima firmataria Silvana Pisa) e le parole di Giuseppe Caldarola, membro ds del Comitato parlamentare di controllo: « Alcuni commissari pensano che la partita sia chiusa, altri, come il sottoscritto, pensano invece che la presa d'atto sulla parola di ciò che è stato detto da Pollari e Letta sia doverosa ma che resta in piedi un'indagine del Senato americano ed è prudente aspettare».

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